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Salute: in Sicilia 283 mila famiglie rinunciano a curarsi

Serena Giovanna Grasso

Salute: in Sicilia 283 mila famiglie rinunciano a curarsi

giovedì 13 Giugno 2019 - 00:00
Salute: in Sicilia 283 mila famiglie rinunciano a curarsi

Demoskopika: scelta obbligata per il 14,2% dei nuclei dell’Isola a causa della mancata disponibilità economica. Le incidenze più elevate in tutte le regioni meridionali. Bene in Emilia Romagna, Liguria e Trentino

PALERMO – Nel 2017 circa 283.500 famiglie siciliane hanno rinunciato alle cure mediche a causa della mancata disponibilità economica. In termini assoluti, si tratta del numero più elevato a livello nazionale, pari al 14,2% delle famiglie siciliane. In termini relativi, un’incidenza maggiormente marcata si osserva solo in Calabria: infatti, in questa regione sono state 119.650 circa le famiglie che non avevano i soldi per curarsi, corrispondenti al 14,9% delle famiglie calabre complessive.

Questi sono solo alcuni dei dati contenuti all’interno del report “La performance sanitaria – Indice di misurazione e valutazione dei sistemi regionali italiani”, diffuso recentemente dall’istituto Demoskopika. In generale, a finire nell’area del disagio economico, a causa della mancata disponibilità economica per fronteggiare la cura di malattie, sono tutte le realtà del Mezzogiorno. Proprio in queste regioni è possibile osservare l’incidenza più marcata di famiglie che rinunciano a curarsi sul totale delle famiglie.

Un’incidenza abbastanza elevata, seppur più contenuta rispetto a quella siciliane e calabrese, contraddistingue la Campania: qui sono quasi 224 mila i nuclei che si sottraggono alle cure necessarie per indisponibilità economica e rappresentano il 10,3% delle famiglie. A seguire troviamo Basilicata e Puglia, regioni in cui le difficoltà all’accesso sanitario riguardano rispettivamente il 9,2% e il 9,1% delle famiglie (in ordine 21.665 e 145.719 nuclei).

Mentre l’Abruzzo è la regione meridionale in cui si rileva l’incidenza di rinunce alle cure più contenuta: infatti, in questo caso la scelta coinvolge il 6,6% dei nuclei familiari residenti nella regione, per un ammontare pari circa a 36.710 famiglie.

Dall’altra parte della classifica redatta dall’istituto Demoskopika troviamo Emilia Romagna, Liguria e Trentino Alto Adige. Nelle tre regioni che occupano il podio, il tasso di rinunce è compreso tra il 2 e il 2,1%, coinvolgendo rispettivamente 39.312, 16.122 e 9.547 nuclei familiari. Al di sotto del 3% troviamo anche Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia (rispettivamente 2,5%, 2,6% e 2,9%), regioni in cui fanno la scelta obbligata di non curarsi riguarda in ordine 40.607, 54.040 e 16.544 famiglie.

Il Piemonte è la regione settentrionale in cui si osserva il tasso più elevato di rinunce per il Settentrione (5,8%, corrispondente a 117.382 famiglie), tale da collocare la regione immediatamente prima dell’Abruzzo. Anche la Lombardia si piazza tra gli ultimi posti per il Settentrione, con un’incidenza pari al 4%, per un numero di famiglie superiore a 180 mila.

Sono troppe le differenze regionali che creano disuguaglianze. La difficoltà di accesso alle cure sanitarie è un problema particolarmente grave perché impatta molto sulla capacità di prevenire la malattia e sulla tempestività della diagnosi. Infatti, le persone che non riescono ad accedere alle cure, molto spesso sono le stesse che versano in peggiori condizioni di salute: di conseguenza, questo fa capire lo stretto nesso che intercorre tra i due fenomeni in questione. Si tende a rinunciare con maggiore frequenza alle visite specialistiche e alle cure odontoiatriche.

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