Novanta droni acquistati nel 2021, una dotazione cresciuta negli anni fino a circa un centinaio di apparecchi. Il Corpo forestale della Regione Siciliana utilizza questi strumenti per prevenire gli incendi e controllare le aree colpite dalle fiamme dopo lo spegnimento. Ma l’obiettivo, adesso, è renderne l’impiego più costante.
“Li stiamo utilizzando, ma abbiamo visto che li dovremmo usare di più“, afferma Luca Ferlito, comandante del Corpo forestale della Regione Siciliana. I droni, spiega, consentono una copertura significativa del territorio e rappresentano un supporto alle attività di prevenzione. Il loro utilizzo potrà essere rafforzato anche attraverso l’arrivo di nuovi agenti, che saranno formati per operare con questi mezzi.
Il contesto è quello di una stagione particolarmente pesante sul fronte degli incendi. Secondo il sistema europeo EFFIS, al 23 settembre 2026 in Sicilia erano stati percorsi dal fuoco 68.527 ettari. Nei mesi di luglio e agosto il Corpo forestale ha registrato 8.113 incendi, con circa 27 mila ettari interessati dalle fiamme. A metà agosto la stima provvisoria dei danni aveva raggiunto circa 629 milioni di euro.
“Ci consentono una copertura significativa del territorio”
“Noi i droni li utilizziamo in fase preventiva”, spiega Ferlito. “Ci consentono una copertura sul territorio non ti dico capillare, ma comunque significativa”.
Il comandante sottolinea la necessità di aumentare la frequenza delle operazioni. Un obiettivo che potrebbe essere favorito dal rafforzamento degli organici: “Ora che abbiamo avuto questo innesto di forze nuove, è probabile che si possa riuscire nell’obiettivo che ci siamo prefissati”.
I nuovi agenti saranno istruiti all’utilizzo dei velivoli e alcuni possiedono già il patentino. La formazione del personale diventa quindi uno degli elementi su cui puntare per ampliare l’impiego della flotta.
Ferlito indica una direzione precisa: utilizzare i droni più spesso nella prevenzione, così da garantire una presenza più costante nelle attività di monitoraggio. Il comandante non parla di una copertura capillare, ma riconosce ai velivoli un contributo significativo nel controllo del territorio.
Dalla prevenzione alla bonifica dei roghi
L’attività dei droni non si esaurisce nella fase preventiva. I velivoli vengono utilizzati anche dopo lo spegnimento, per verificare le operazioni di bonifica e controllare il perimetro delle aree interessate dagli incendi.
“Li utilizziamo anche quando l’incendio è spento, per vedere se la bonifica è stata fatta bene”, spiega il comandante. “Soprattutto quando è molto vasto in zone impervie, questo ci aiuta molto”.
La ricognizione dall’alto permette di esaminare aree estese e difficili da raggiungere, supportando il lavoro degli operatori impegnati nelle verifiche successive allo spegnimento.
Si tratta di due funzioni distinte ma complementari: la prevenzione, attraverso il monitoraggio del territorio, e il controllo successivo all’incendio, per verificare le condizioni dell’area interessata dal rogo.
Una flotta da circa cento apparecchi
La Regione ha avviato il potenziamento della dotazione nel 2021, con l’acquisto di 90 droni per 109 mila euro destinati agli ispettorati provinciali del Corpo forestale. Nel 2023 la dotazione dichiarata era di 95 apparecchi. Nell’intervista, Ferlito parla oggi di circa un centinaio di droni in dotazione.
Il numero attuale dovrà essere confrontato con l’inventario aggiornato per distinguere gli apparecchi acquistati da quelli effettivamente disponibili e funzionanti.
Il comandante segnala anche un limite operativo legato alle condizioni meteorologiche: “Quando c’è vento forte, non essendo droni molto pesanti, non li possiamo usare“.
Un aspetto che riguarda le possibilità d’impiego dei mezzi e che andrebbe approfondito attraverso le caratteristiche tecniche dei modelli in dotazione e i dati sulle missioni condizionate dal vento.
I risultati e l’impiego effettivo
Negli anni scorsi la Regione ha comunicato una riduzione della superficie boscata interessata dagli incendi del 15,97% nel 2021 e del 57,35% nel 2022, nel quadro del potenziamento del sistema antincendio e dell’impiego dei droni.
Le percentuali descrivono l’andamento complessivo delle superfici bruciate, ma non consentono, da sole, di attribuire ai velivoli una quota specifica della riduzione. Per valutare il contributo della flotta occorre considerare anche i dati relativi al suo impiego.
Il numero delle missioni effettuate, la distribuzione dei voli sul territorio, le attività svolte e la frequenza con cui i droni vengono utilizzati permetterebbero di ricostruire più precisamente il lavoro svolto dal Corpo forestale.
È su questo terreno che si misura la sfida indicata da Ferlito: non soltanto disporre dei mezzi, ma utilizzarli con maggiore continuità, attraverso personale formato e un’organizzazione adeguata alle esigenze del territorio.
La Sicilia ha investito nella sorveglianza tecnologica e il Corpo forestale ne conferma l’utilità nella prevenzione e nella bonifica. Il prossimo passaggio è consolidarne l’impiego e documentare con dati aggiornati l’attività svolta dalla flotta.
Perché, in una regione esposta agli incendi, la tecnologia conta anche per come viene organizzata e utilizzata sul campo.
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