PALERMO – In Sicilia è di nuovo emergenza incendi. Detta così, qualcuno potrebbe chiedersi se mai fosse finita. I roghi da trent’anni segnano l’isola con una frequenza tale che si fa fatica a resistere alla tentazione di considerare il fenomeno perversamente ineluttabile. Una delle tante piaghe con cui i siciliani debbono convivere per cause difficili da spiegare – nel caso dei roghi ancora di più, visto che a oggi non si è stati capaci a individuarne una che vada oltre la palese inciviltà e ignoranza di molti – ma i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: ecosistemi periodicamente distrutti, desertificazione che avanza, ogni tanto anche qualche morto.
Emergenza incendi in Sicilia, una condizione che si ripete
In politica e nel mondo delle istituzioni, emergenza significa però anche altro: snellimento delle procedure, contrazione dei tempi, deroghe per cercare il prima possibilità di tornare alla normalità. Il cortocircuito si crea – e la Sicilia da questo punto di vista ha i tratti del caso studio – quando si è persa l’idea di cosa sia realmente la normalità o peggio si finisca per considerare normale una condizione che non dovrebbe esserlo. Il problema incendi è uno di quelli: ci sono stati anni in cui sono stati meno, altri in cui l’impatto è stato particolarmente devastante; di certo sembra non si riesca a uscirne.
Il 31 agosto il presidente della Regione Renato Schifani ha nominato il capo della Protezione civile Salvo Cocina commissario delegato per lo stato di crisi e di emergenza regionale. Questi ultimi sono stati dichiarati dalla giunta tre settimane prima, su proposta dello stesso Cocina, alla luce dei gravi danni registrati in diverse parti dell’isola. La dichiarazione ha riguardato gli incendi e le ondate di calore, ovvero il nuovo gravissimo problema che da qualche anno – al pari del resto del pianeta – si sta imponendo all’attenzione pubblica, negazionisti dei cambiamenti climatici a parte.
Incendi e ondate di calore, i danni sono sempre più pesanti
“Il dirigente generale del Drpc (Dipartimento regionale Protezione civile, nda) rappresenta che dai primi giorni del mese di luglio, molti Comuni hanno subito eventi da incendi, determinando l’avvio di azioni emergenziali o di pronto intervento, anche con il supporto della flotta aerea sia regionale che nazionale – si legge nella delibera votata dalla giunta – Il persistere del forte caldo e venti sfavorevoli, hanno provocato notevoli criticità, soprattutto nei territori dell’entroterra siciliano”.
All’allarme lanciato da Cocina, per le materie di competenza della Protezione civile, con segnalazioni per 50 milioni di danni “alle infrastrutture primarie e secondarie, nonché una prima valutazione su quelli subiti dai privati e dalle attività produttive locali”, si sono associati i dati drammatici comunicati dal dipartimento Agricoltura: dalla prima ricognizioni, gli impatti negativi su produzioni e strutture delle aziende agricole, sugli impianti arborei e sulle scorte, sono stati quantificati in 159 milioni di euro. Al computo si è aggiunta la comunicazione proveniente dal dipartimento Sviluppo rurale, secondo cui servirebbero 263 milioni di euro per riparare i danni arrecati al patrimonio boschivo, alle aree naturali e alla vegetazione – compreso ciò che riguarda crediti di carbonio – e 157 milioni solo per le attività di rimboschimento e messa in sicurezza. Calcolatrice alla mano si è già sopra i 600 milioni di euro e si parla soltanto di stime.
Oltre 47 mila ettari distrutti dagli incendi in Sicilia
Il Quotidiano di Sicilia ha avuto accesso ai dati incamerati dalla Regione e che descrivono il fenomeno degli incendi dall’inizio dell’anno al 2 settembre. I roghi registrati nel database del Comando del corpo forestale sono stati 6261. La superficie non boscata percorsa dal fuoco è stata di oltre 35.671 ettari, mentre quella boscata di quasi 11.932 ettari. La risposta della macchina antincendio è avvenuta come di consueto sia da terra, con l’operato delle squadre composte da operai stagionali, che dall’alto, tramite gli elicotteri noleggiati dalla Regione che i canadair e i mezzi aerei di competenza nazionale. In totale sono stati 979 gli interventi di velivoli regionali per un totale di oltre 22mila lanci, mentre 408 sono stati gli interventi dei velivoli nazionali, che hanno compiuto circa 4700 lanci.
“La Regione ha impegnato tutte le proprie strutture, nelle attività di prevenzione, di mitigazione e di contrasto agli incendi boschivi o interfaccia, volte a migliorare l’efficacia dell’azione del sistema di protezione civile e la sinergia fra le componenti regionali e quelle nazionali. In tale contesto il Dipartimento regionale Prozione civile, il Comando del corpo forestale della Regione e il ministero dell’Interno – Dipartimento dei vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile hanno sottoscritto, in data 28 maggio 2026, un accordo di programma finalizzato a promuovere e migliorare l’efficacia delle azioni di contrasto sia in termini di prevenzione che di emergenza, identificando le azioni delle singole componenti regionali nelle varie fasi di allerta”.
Tale sinergia tuttavia non ha portato i frutti sperati o, quantomeno, non a sufficienza. “Il numero degli eventi e la loro intensità – si legge – hanno travaliato le capacità operative di risposta dell’intero sistema regionale e l’impatto sul territorio delle altissime temperature e degli incendi, con il protrarsi dei fenomeni, è diventato ogni giorno più rilevante e di difficile gestione con le risorse ordinarie di cui la Regione ed i Comuni dispongono”.
Agrigento è la provincia siciliana più colpita
La provincia più colpita è stata finora quella di Agrigento: sono stati 1543 i roghi registrati dall’1 gennaio al 2 settembre. Sei in più di quelli avvenuti in provincia di Catania. Al terzo posto Caltanissetta con 790, poi Palermo con 622, Messina con 569, Enna con 544, Siracusa con 326, Trapani con 190 e Ragusa con 140. I numeri dicono però che ad Agrigento l’estensione degli incendi è stata decisamente maggiore: tra superfici boscate e non boscate, sono andati distrutti quasi 17mila ettari. Concentrandosi solo sulle superfici boscate, al secondo posto c’è Palermo con più di 2475 ettari bruciati, poi Caltanissetta con 1776 e Catania con 1211. Di poco superiore ai mille ettari il danno boschivo in provincia di Messina. L’elenco prosegue con Trapani (958 ettari), Enna (436), Siracusa (230) e Ragusa (131).
Dopo Agrigento, è invece Caltanissetta la provincia con più ettari a fuoco (6279) di superficie non boscata, al terzo posto Palermo (4877), al quarto Catania (3606). Subito dopo Enna con 2754 e Trapani con 2527. Poi Siracusa con 1165, mentre a Messina e Ragusa il dato registrato è stato rispettivamente di 848 e 415 ettari.
Incendi in Sicilia, il ruolo degli interventi aerei
Analizzando i dati sugli interventi aerei non si riscontra una proporzionalità tra numero di incendi e numero di velivoli impegnati. La stessa cosa si era verificata in passato, come raccontato da questa testata. Tra l’1 gennaio e il 2 settembre la provincia in cui sono più intervenuti – 293 volte – gli elicotteri di cui si avvale la Regione è stata quella di Palermo, seguita da Catania con 154. Soltanto terza, con 132 interventi, Agrigento. Seguono Messina (109), Trapani (108), Caltanissetta (80), Enna (51), Siracusa (35) e Ragusa con soli 17.
Lo stesso discorso si può fare per i velivoli nazionali, che come detto coincidono quasi totalmente con i canadair. Agrigento, infatti, pur essendo la provincia con più roghi, si piazza quinta per numero di interventi degli aerei, con 31 contributi per 459 lanci. Al primo posto c’è anche in questo caso Palermo con 118 interventi e 1094 lanci. L’elenco delle province che hanno ricevuto maggior aiuto dai canadair prosegue con Messina al secondo posto con 79 interventi, Catania con 70, Trapani con 53. Dopo Agrigento, al sesto posto c’è Caltanissetta (28), poi Enna (13), chiudono Siracusa e Ragusa con soli 9 e 7 interventi.

