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Incredibile, 4 milioni di immobili “fantasma”

Incredibile, 4 milioni di immobili “fantasma”

Agenzia delle Entrate e Comuni inerti

Secondo Mef e Agenzia delle Entrate, nel nostro Paese vi sarebbero oltre 4 milioni di unità immobiliari “non riscontrate”, considerate “fantasma”, e al Sud sarebbero oltre 1 milione e 100 mila. Ciò risulta dalla difformità tra quanto censito e quanto dichiarato dai contribuenti. Ci sarebbe anche un altro modo per scovare tali immobili “fantasma”, ossia mediante il confronto fra le mappe Google e quelle del Catasto. Quindi si tratta di una constatazione tutto sommato abbastanza semplice. Che significa immobili “fantasma”? Significa che chi li utilizza produce rifiuti, utilizza energia, probabilmente non regolare, percorre strade e altri servizi a scapito delle amministrazioni comunali. Tali immobili, infatti, sono costruiti nel territorio dei comuni e a fronte di tutti i consumi che essi fanno, non corrisponde nessun tipo di imposta, come Imu e Tari, con la conseguenza che i proprietari sono evasori totali. A fronte dei dati appena illustrati, ci auguriamo un tempestivo intervento da parte dell’Agenzia delle Entrate e degli Enti competenti. Non si capisce, infatti, l’inazione e l’inerzia nelle Amministrazioni comunali di fronte a questo fenomeno negativo, che invece dovrebbe essere affrontato con grande vigore.

Riscossione tributi locali e Tuel: il nodo delle entrate comunali

La questione che vi illustriamo oggi rientra in quella più grande della riscossione delle imposte locali, cui fa riferimento il Tuel (Testo unico Enti locali), imposte che servono alle entrate dei Comuni per affrontare le uscite. C’è una differenza fra le une e le altre. Le uscite sono certe e suscettibili di aumenti; le entrate sono incerte e suscettibili di diminuzione. Una saggia Amministrazione locale dovrebbe avere un corpo di vigili urbani opportunamente organizzato e attrezzato per andare a combattere l’evasione dei tributi, che, come prima si scriveva, è molto estesa. Ma così non accade, per cui i sindaci sono sempre con la mano tesa a chiedere aiuti finanziari alla Regione e allo Stato per cercare di fare quadrare i conti. In contemporanea, però, non riescono a fare funzionare adeguatamente i servizi che debbono essere resi ai cittadini. E anche qui si verifica una discrepanza: i cittadini che non pagano i servizi, li utilizzano proprio come chi li paga, secondo il solito funzionamento che distingue figli e figliastri.

Pubblica amministrazione locale: organizzazione e merito

Anche in questo caso dobbiamo fare riferimento alla Pubblica amministrazione locale, la quale dovrebbe essere organizzata come un’azienda o, se vogliamo usare una metafora, come un’orchestra, di modo che tutti i componenti, dai dirigenti ai funzionari, fino agli altri dipendenti, suonino a tempo e in modo accordato.
Ma questo non accade, perché molta gente va a lavorare senza alcuna passione e passa il tempo aspettando che finisca l’orario di lavoro. Tanto lo stipendio a fine mese arriva ugualmente. Ed è proprio questo il vulnus delle Amministrazioni pubbliche, in particolare quelle locali: tutti lavorano senza che venga determinato il merito o il demerito, che calcola la capacità e la voglia di fare (o di non fare).
Esiste nelle Amministrazioni locali il Piao (Piano integrato di attività e organizzazione), ma esso – come abbiamo scritto più volte – è un’esercitazione teorica, in quanto stabilisce chi dovrebbe fare cosa, ma non il cosa né il cronoprogramma per realizzare tutto ciò.

Digitalizzazione Amministrazioni pubbliche e servizi ai cittadini

Anche in questo caso dobbiamo sottolineare la carenza di organizzazione nel funzionamento delle Amministrazioni pubbliche e in particolare quelle locali. Tale organizzazione è anche carente della digitalizzazione, perché nell’era dell’Intelligenza Artificiale non è più consentito usare carta e penna: tutto il sistema dovrebbe essere digitalizzato e le formazioni dovrebbero essere fornite a tutti coloro che ci lavorano, in modo da rendere efficacemente ed efficientemente i servizi ai cittadini, senza obbligarli a lunghe e penose code.
Non si capisce perché i servizi postali così digitalizzati servono i propri clienti (o utenti) in tempo reale, con precisi appuntamenti, e lo stesso metodo non possa essere applicato agli sportelli delle Amministrazioni locali, ove invece si formano code e ove i cittadini devono attendere anche ore.
In ultimo, citiamo ancora un volta le leggi sulla partecipazione, che obbligano le Amministrazioni locali a non chiedere ai cittadini nessun documento di cui sia già in possesso o che possa essere fornito da qualunque altra Amministrazione.