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Palermo, indennizzi della Regione per gli espropri a Monte Gallo: nell’elenco boss e nomi legati a Cosa Nostra

Palermo, indennizzi della Regione per gli espropri a Monte Gallo: nell’elenco boss e nomi legati a Cosa Nostra

Ad agosto la Regione ha pubblicato un avviso per informare gli interessati dell’avvio delle procedure di esproprio. La sorpresa è in alcuni nomi apparsi tra i documenti

Mafiosi stragisti, storici boss, imprenditori la cui carriera a più riprese si è incrociata con Cosa Nostra. La lista potrebbe far pensare a una informativa della Direzione distrettuale antimafia, ma in realtà si tratta di alcune delle persone a cui la Regione Siciliana pagherà un indennizzo – di importo risibile, è bene dirlo fin da ora – in seguito all’esproprio dei terreni su cui bisognerà lavorare per mettere al sicuro gli abitati di Barcarello e Sferracavallo, a Palermo.

A scoprirlo è stato il Quotidiano di Sicilia, esaminando i documenti di un progetto gestito dal Commissario per il contrasto del rischio idrogeologico, struttura che ha in Schifani il referente politico e nell’ingegnere Sergio Tumminello il soggetto attuatore. I lavori devono essere ancora appaltati, ma si sa già che – come per altre opere pianificate negli anni scorsi – costeranno molto di più di quanto previsto.

Reti e prezzi triplicati

Pizzo Impiso, Pizzo Vuletta, Santa Margherita e Pizzo Vuturo sono tutte località che appartengono al complesso di monte Gallo, all’interno della riserva naturale Capo Gallo.

Negli anni scorsi il Commissario per il rischio idrogeologico ha affidato l’incarico di redigere il progetto di messa in sicurezza di alcune zone a rischio crollo alla società calabrese Hypro srl, alla siciliana Ghea e agli ingegneri Giorgio Giachetti e Antonino Moschella. Nel 2018, il primo quadro economico prevedeva una spesa di poco inferiore ai 9 milioni. La cifra con il tempo è più che triplicata. L’ultima stima parla della necessità di stanziare risorse per oltre 28 milioni. “Si evidenzia – si legge nei documenti – che nell’attuale fase di progettazione sono emerse delle condizioni che hanno portato a un notevole incremento dei valori delle opere da progettare, non prevedibile nella fase di stesura del documento preliminare”. Di queste somme, una piccola parte servirà a risarcire i proprietari dei fondi che verranno acquisiti dal pubblico.

Ad agosto, la Regione ha pubblicato un avviso per informare gli interessati dell’avvio delle procedure di esproprio. Alcuni terreni passeranno definitivamente al patrimonio regionale, mentre altri saranno occupati soltanto per la durata dei lavori fissati in 15 mesi.

La particella 7185

All’interno della quindicina di pagine in cui sono riportati i riferimenti dei terreni che saranno espropriati figura anche quello individuato al Foglio 2, particella 7185 del catasto del Comune di Palermo.

Si tratta di un piccolo terreno – appena 1641 metri quadrati – registrato come uliveto. Il progetto prevede l’esproprio definitivo di 53 metri quadrati, mentre 34 saranno occupati temporaneamente finché il cantiere sarà allestito. Un disturbo che, aggiunto alla parte che passerà al patrimonio pubblico, comporterà l’erogazione di un indennizzo di 85,17 euro. A maggior ragione, se si considera che il terreno risulta intestato a 18 persone diverse.

Ma a dare dignità a questa storia non sono i numeri, bensì i nomi. Tra i proprietari dei terreni risultano, infatti, personaggi del calibro di Salvatore Biondino e Salvatore Lo Piccolo, ma anche figure particolarmente controverse come Salvatore Graziano.

Biondino, 73 anni, è il boss ergastolano del mandamento di San Lorenzo, di cui fu reggente, condannato tra l’altro per le stragi del ‘92 a Capaci e via D’Amelio. Venne arrestato la mattina del 15 gennaio del 1993 a Palermo assieme a Totò Riina, di cui era un fedelissimo al punto che il capo di Cosa Nostra lo scelse come autista.

La carriera criminale da latitante di Salvatore Lo Piccolo, oggi 84enne, si è conclusa nel 2007, quando venne arrestato assieme al figlio. Su di lui pendevano già le accuse di omicidio e associazione mafiosa. Anche nel suo caso l’appartenenza a Cosa Nostra è passata dal mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale.

Il profilo di Salvatore Graziano è invece diverso: costruttore tra i più noti nella Palermo degli anni Settanta, è stato ritenuto contiguo alla famiglia mafiosa di Partanna Mondello. Nel 1998 venne arrestato in Marocco, mentre qualche anno dopo il suo patrimonio fu colpito da una confisca. Nel 2021, il quotidiano La Repubblica ha raccontato di come Graziano, scontate le pene, si fosse rimesso in pista nel mondo dell’edilizia.

“Si conferma che la struttura commissariale ha avviato le procedure previste per gli interventi di messa in sicurezza delle pareti di Monte Gallo, sopra Sferracavallo e Barcarello. Le particelle eventualmente interessate dagli espropri saranno individuate nel progetto attualmente in corso di definizione. Le verifiche sui requisiti dei proprietari, ai fini del pagamento delle indennità, saranno effettuate in una fase successiva, secondo quanto prevede la legge”, fa sapere l’ufficio stampa della Regione.

L’omicidio tra i soci

Tra gli intestatari della particella 7185, oltre alle coniugi di Biondino e Lo Piccolo, risultano anche i fratelli Lino e Franco Spatola. Entrambi coinvolti in vicende di mafia, il primo fu ucciso nel 2006, dopo essere stato attirato in una trappola. A volerne la morte, secondo i giudici, fu tra gli altri proprio Salvatore Lo Piccolo, con lui socio nel terreno che in piccola parte verrà espropriato per mettere in sicurezza le località di Barcarello e Sferracavallo.

I carabinieri riuscirono a ricostruire l’accaduto soltanto nel 2017, undici anni dopo l’agguato. Nel 2022, invece, sono arrivate le condanne definitive.

Spatola, che era considerato un vecchio boss e accusato di avere avuto un ruolo in numerosi omicidi, venne strangolato e poi seppellito in un terreno di Villagrazia di Carini. A parlare del suo delitto furono i collaboratori di giustizia Antonino Pipitone e Gaspare Pulizzi. L’omicidio sarebbe stato voluto da Lo Piccolo che sospettava che Spatola si fosse avvicinato a un gruppo rivale.

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