Investire in infrastrutture e crescita Regione, più efficienza tagliando la spesa - QdS

Investire in infrastrutture e crescita Regione, più efficienza tagliando la spesa

Carlo Alberto Tregua

Investire in infrastrutture e crescita Regione, più efficienza tagliando la spesa

mercoledì 23 Ottobre 2019 - 00:00

Il peggio che possa capitare a un malato è non portargli le cure necessarie in modo tempestivo. Per conseguenza, il malato morirà.
La metafora riguarda la Regione siciliana, che si trova in uno stato di apnea, incapace di prendere adeguate iniziative contro la povertà, la disoccupazione, il degrado economico e il continuo retrocedere nel suo complesso della società.
L’Assemblea regionale, che costa 200 milioni l’anno, non produce leggi adeguate riguardanti le indispensabili riforme di cui ha bisogno l’Isola, prima fra cui quella della burocrazia, divenuta non solo un peso morto, ma forse la patologia più grave del tessuto economico-sociale.
Governo inattivo e Assemblea regionale inerte continuano a far peggiorare lo stato di salute cagionevole della popolazione siciliana, la quale non sa più a quale santo rivolgersi perché metta un poco di buon senso nella testa di coloro che hanno responsabilità istituzionali.
In questo quadro è anacronistico parlare di aumento salariale dei dipendenti regionali: un assurdo.

La situazione di grave difficoltà finanziaria in cui si trova la Regione è conseguente alla legislatura in cui il leader massimo, Rosario Crocetta, ne ha combinate di tutti i colori. Ma non bisogna dimenticare che lo stesso Governo Crocetta ha seguito i Governi Cuffaro e Lombardo, anch’essi responsabili dell’inizio del declino della Sicilia.
E tuttavia, di fronte alla grave malattia e alla scarsezza di mezzi, la Giunta presieduta da Nello Musumeci è chiamata a prendere decisioni coraggiose, anche facendo le necessarie pressioni sui settanta deputati regionali che non son capaci di trovare la quadra per approvare le urgenti e indispensabili leggi rivolte alla crescita e all’innovazione.
Musumeci giustifica la sua modesta azione perché l’Assemblea regionale non approva le leggi di riforma, in quanto il presidente non ha all’interno dell’Ars una propria maggioranza. Però egli ha in mano la carta delle dimissioni, il pulsante rosso da schiacciare per mandare a casa i settanta deputati. Siamo convinti che di fronte a questo atto coraggioso, gli stessi deputati, bullonati alle loro poltrone, approverebbero qualunque cosa, perché tengono alla pensione, al vitalizio e all’appannaggio.
Si avvicina il momento in cui bisogna varare la Legge di bilancio regionale 2020 (mentre la Corte dei Conti dovrebbe parificare quella del 2018, il prossimo 13 dicembre), la cui mancata approvazione entro il prossimo 31 dicembre farebbe peggiorare la situazione della Sicilia, perché entrerebbe in vigore l’esercizio provvisorio, con tutte le conseguenze negative del caso.
Nel mettere mano a tale legge, le decisioni coraggiose di Musumeci e della sua Giunta dovrebbero riguardare la capacità di tagliare alcuni miliardi dalla spesa corrente e girarli a investimenti, infrastrutture, ristrutturazioni e rifacimenti.
La Sicilia ha enorme bisogno di ripristinare scuole, di rendere percorribili le strade provinciali e finalmente sicure quelle comunali. Ha bisogno di far funzionare tutti i depuratori e non metà di essi, di completare i canali di gronda, di riparare i quattrocento siti a rischio idrogeologico, di riformare quelle strutture clientelari quali gli Istituti autonomi case popolari, i Consorzi di bonifica, i Consorzi per le aree industriali della Sicilia e via elencando.
Urgente, poi, è trasformare le partecipate con migliaia di dipendenti in strutture snelle ed efficienti, produttive di ricchezza e di vera occupazione.

Vi è poi un’altra fondamentale questione e cioè l’incapacità di utilizzare tutti i fondi europei e i fondi statali. Il Dipartimento regionale competente giustifica la carenza perché non arrivano i progetti. Ed è proprio su questo versante che deve intervenire la Regione, ampliando il fondo progetti in modo che i 390 Comuni e i nove Enti provinciali non abbiamo più scuse per la redazione degli stessi, da affidare ovviamente a professionisti esterni (ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti industriali e via enumerando), di cui la Sicilia abbonda.
È inaccettabile che con una disponibilità negli sportelli di Bruxelles e Roma di oltre dieci miliardi, la Sicilia quest’anno, se andrà tutto bene, riuscirà a certificare una spesa di non oltre quattrocento milioni. Si tratta di un vero disastro che doveva essere evitato.
Ci sarà la svolta? Non sappiamo. Sappiamo però che essa è indispensabile, necessaria e urgente.

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