Roma, 17 apr. (askanews) – “Se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, per l’Europa ci sono due rischi. Il primo è l’aumento dei prezzi del petrolio, del gas e della benzina. Il secondo riguarda la disponibilità dei prodotti raffinati. Alcune forniture potrebbero non arrivare più e potremmo trovarci di fronte a carenze di carburante per l’aviazione e diesel”. Lo ha detto in una intervista alla Stampa, Fatih Birol, numero uno dell’Aie, l’Agenzia internazionale per l’energia.
“Il problema – ha aggiunto – è concreto. Se l’interruzione dovesse durare sei settimane o più, potremmo arrivare persino alla cancellazione di voli per mancanza di jet fuel” ha spiegato.
“Stiamo affrontando più problemi contemporaneamente. Oltre al petrolio, ci sono criticità legate ai petrolchimici e all’elio, fondamentali per le catene globali di approvvigionamento. Interruzioni in questi ambiti possono avere conseguenze molto serie”.
Dal punto di vista industriale, tra i settori europei più esposti, evidenzia Birol ci sono “in primis l’aviazione. Ma più in generale, le industrie che dipendono fortemente dai prodotti petroliferi e dai trasporti potrebbero affrontare difficoltà rilevanti”. “Oltre 80 asset chiave – spiega – sono stati colpiti e più di un terzo è gravemente danneggiato. Sarebbe estremamente ottimistico pensare a un rapido ritorno alla normalità: serviranno fino a due anni”.
Per Birol “innanzitutto, i governi devono essere chiari: le forniture aggiuntive non sono infinite e i Paesi entreranno in competizione tra loro per accaparrarsi risorse limitate. In secondo luogo, è il momento di interventi concreti”.
“Abbiamo suggerito misure per ridurre i consumi, come limitare gli spostamenti e incentivare il lavoro da remoto e il trasporto pubblico, per esempio rendendolo gratuito nelle città. Sono politiche che alcuni Paesi stanno già adottando”.
Quanto al nucleare e all’eventualità che possa entrare nel mix energetico italiano per Birol: “l’Italia non è un Paese con abbondanti risorse energetiche. Sta facendo molto bene sulle rinnovabili – solare, eolico, geotermico – ma ha bisogno anche di una produzione stabile e continua. Per la prosperità economica, la sicurezza energetica e la sovranità nazionale, Roma dovrebbe valutare il nucleare con attenzione, sia nella sua forma tradizionale sia con i nuovi reattori modulari”.
Per Birol un ritorno al gas russo da parte dell’Unione europea “dipende dai singoli Paesi. Ma se l’Europa facesse questa scelta, sarebbe una decisione politica. E rischierebbe di rivelarsi un errore”.

