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Lo Stretto di Hormuz come “strumento di pressione” e la “vendetta dei martiri”, il primo discorso di Mojtaba Khamenei

Lo Stretto di Hormuz come “strumento di pressione” e la “vendetta dei martiri”, il primo discorso di Mojtaba Khamenei
Foto da Adnkronos

Prime dichiarazioni ufficiali della nuova Guida Suprema dell’Iran.

Un momento di svolta per l’Iran: la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, ha rilasciato il suo primo discorso ufficiale, rilasciando al mondo la sua dichiarazione di intenti e mettendo in chiaro elementi e posizioni che senza ombra di dubbio avrà effetti sull’andamento della guerra che da ormai 13 giorni ha travolto il Medio Oriente e l’area del Golfo.

Iran, Mojtaba Khamenei parla dello Stretto di Hormuz nel primo discorso

Il nodo centrale del conflitto in corso – almeno sul fronte geoeconomico – è lo Stretto di Hormuz, cuore pulsante del commercio mondiale dove transita circa un quinto del petrolio a livello globale e la cui chiusura o mancata sicurezza mette a repentaglio l’economia globale e apre al rischio di un nuovo shock energetico.

La strategia del figlio di Ali Khamenei, su questo fronte, è chiara e non sembra aperta a compromessi: “La leva della chiusura dello Stretto di Hormuz deve continuare a essere utilizzata come strumento di pressione“, commenta nel suo primo discorso dalla nomina, pronunciato da una giornalista (Mojtaba Khamenei, infatti, non è apparso in pubblico, probabilmente perché ferito negli attacchi del 28 febbraio che hanno portato alla morte del padre).

“Vendicheremo il sangue dei martiri”

“Abbiamo studiato l’apertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza ed è estremamente vulnerabile. Questi saranno attivati se la situazione di guerra persiste e in base agli interessi nazionali”. Queste le parole della nuova Guida Suprema dell’Iran, che sottolinea che l’obiettivo primario rimane comunque la “vendetta per il sangue dei martiri“.

Non c’è alcuna intenzione di pace, ma voglia di vendetta. E da vendicare non c’è – per Mojtaba Khamenei – solo la morte dei genitori, ma anche la strage della scuola “Shajarah Tayyiba” di Minab. L’attacco, attribuito al momento agli Stati Uniti e presumibilmente frutto di un errore nel calcolo degli obiettivi, ha portato alla morte di 175 persone, la maggior parte bambine.

“Garantisco a tutti che non ci asterremo dal vendicare il sangue dei nostri martiri. La vendetta che intendiamo compiere non è legata solo al martirio del grande leader della rivoluzione (Ali Khamenei, ndr), ma di ogni appartenente alla Nazione martirizzato dal nemico”, chiosa la nuova Guida Suprema.

La posizione sui Paesi del Golfo

“Da anni il nemico installa gradualmente basi in alcuni Paesi confinanti. Nel recente attacco sono state utilizzate alcune di queste basi e, come avevamo avvertito, abbiamo colpito solo le basi, senza attaccare quei Paesi”, aggiunge Mojtaba Khamenei, sottolineando che “chiederemo un risarcimento al nemico e, se dovesse rifiutare, prenderemo la maggior parte dei suoi beni che riterremo opportuni. Se ciò non fosse possibile, distruggeremo una quantità equivalente di beni”.

“La Repubblica islamica dell’Iran non cerca di stabilire un dominio o un colonialismo nella regione ed è pienamente pronta a costruire unità e a intrattenere relazioni calde e sincere di reciproca amicizia con tutti i suoi Paesi vicini”, questa la sua posizione. Nel suo discorso, Mojtaba Khamenei ha ringraziato i “combattenti del Fronte della Resistenza” e i fedeli alleati (citati il “coraggioso e leale Yemen”, Hezbollah e “la resistenza irachena”).

Sul suo nuovo ruolo, la Guida Suprema dichiara che sarà “un compito molto difficile” prendere il posto del padre, ma che ha intenzione di replicare la sua “montagna di fermezza” nel difendere la Repubblica Islamica.

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