Iraq, Libia, Afghanistan Democrazia in house - QdS

Iraq, Libia, Afghanistan Democrazia in house

Carlo Alberto Tregua

Iraq, Libia, Afghanistan Democrazia in house

venerdì 20 Agosto 2021 - 00:00

Inutile spreco di risorse e vite umane

In Persia, nel 1979, il clero sciita conservatore cacciò lo scià, Reza Pahlavi, e instaurò un regime autarchico. Forse un rimedio peggiore del male, ma endogeno.

Un cambiamento, però, vi fu e cioè che le risorse economiche, soprattutto incentrate sul petrolio, da quel momento restarono all’interno di quel Paese. Tuttavia, nonostante le elezioni, di Democrazia in Iran non si può parlare.

Nel 2011 l’Occidente decise che doveva abbattere il dittatore della Libia, Gheddafi. Cosicché la Francia assunse il comando delle operazioni e quel dittatore fu spazzato via. Il tutto sotto la spinta dell’informazione occidentale secondo la quale si doveva riportare la Democrazia nel Paese africano. Così non è stato perché le circa duecento tribù che dominano i quasi sette milioni di abitanti non hanno sortito alcun effetto. Anche in questo caso è stato dimostrato che la Democrazia non si impone, né si esporta.

Il concetto di Democrazia, che deriva dalla cultura occidentale, è diverso dal sistema radicato nelle culture orientali e non è compatibile con quest’ultimo.

Era il 1990 quando Saddam Hussein invase il Kuwait. Anche lì – dagli al dittatore! – gli Stati Uniti e gli alleati sbarcarono sulle rive di quel Paese e risalirono fino ad arrivare alla Capitale, annientando l’esercito ‘dittatoriale’ e mettendo fuori causa chi aveva dominato fino a quel momento.
Allora si disse che fosse stata riportata la Democrazia in quel Paese. Non risulta che sia così ancora oggi perché colà dominano gruppi di potere, in questo caso collegati con le immense risorse petrolifere.
Anche in tale occasione l’informazione occidentale ha comunicato il principio che non si possono tollerare i dittatori, ma che, dovunque nel mondo, vi debba essere la Democrazia, cioè il Potere del popolo.
Ovviamente si tratta di una bugia perché neanche nelle millenarie Democrazie occidentali, come la nostra, risulta che vi sia il Potere del popolo.

Se un popolo è ignorante, non conosce la storia, la filosofia, le origini, le evoluzioni, non è un popolo che capisce e quindi non decide, ma è intossicato dall’informazione e controllato dai gruppi di potere che, attraverso fanfaluche, lo guidano verso i propri interessi.

E veniamo all’Afghanistan. Gli Stati Uniti non hanno tratto alcun insegnamento dall’esperienza del Vietnam, dove sono rimasti per vent’anni, decimando quelle popolazioni, incendiando col napalm intere foreste e sostenendo il governo fantoccio del Vietnam del Sud. Ma nonostante le ingenti risorse e migliaia di vite umane, dovettero andarsene via sotto la forza della popolazione guidata da quel grande rivoluzionario che fu Ho Chi Minh.
Da allora il Vietnam è progredito e in quell’area dell’Asia ha realizzato un’economia molto avanzata.

L’11 settembre del 2001 si verificò la tragedia della Torri gemelle. I terroristi, allora guidati da Osama Bin Laden, sembra che partissero dall’Afghanistan. Da quel momento, quel Paese diventò una sorta di simbolo e gli Stati Uniti inviarono migliaia e migliaia di uomini (esercito e aviazione) per tenerlo sotto controllo. Vi fu un’espressione locale di alcuni soggetti che formarono un governo con l’intenzione giusta di creare la Democrazia.

Molti avvenimenti si sono verificati; la popolazione è andata avanti e, soprattutto, le donne sono riuscite a diminuire quella cappa oppressiva che le aveva tenute relegate. Tuttavia, la natura del popolo non ha permesso di accettare i canoni della Democrazia; e quindi il fuoco che covava sotto, alimentato da una parte del Paese, che sono i Talebani (pur sempre afgani), ad un certo punto è divampato, perché solo una parte minoritaria di quella gente aveva cominciato ad apprezzare i costumi occidentali.

Anche in questo caso, la grande maggioranza di quella popolazione non ha accettato gli “invasori”, e quindi era inevitabile che dopo vent’anni di “occupazione”, con una spesa stimata in oltre mille miliardi di dollari e con migliaia e migliaia di soldati uccisi, si arrivasse a questo epilogo.

La corruzione è stata enorme. Si dice addirittura che i comandanti dell’esercito trattenessero le indennità che dovevano dare ai soldati afgani. Così quell’esercito si è dissolto in una nube in appena un giorno.

Altra lezione: la Democrazia non si esporta e non si impone; è il Popolo che deve capirla secondo le proprie tradizioni e la propria ignoranza (o cultura).

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