Home » Cronaca » Istituto Zooprofilattico, polemica politica dopo l’indagine. Pd: “Direttore amministrativo senza requisiti”

Istituto Zooprofilattico, polemica politica dopo l’indagine. Pd: “Direttore amministrativo senza requisiti”

Istituto Zooprofilattico, polemica politica dopo l’indagine. Pd: “Direttore amministrativo senza requisiti”
In foto l’onorevole Safina

Dopo l’inchiesta giudiziaria, l’IZS finisce nel mirino della politica: l’interrogazione del PD

“Dall’esame del curriculum vitae emergono macroscopiche incongruenze e una radicale carenza rispetto al profilo sanitario-centrico preteso dal legislatore”. È il principale rilievo che il Partito Democratico fa in merito alla nomina di Andrea De Simone, da inizio anno direttore amministrativo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia.

A fare il suo nome, con un percorso che già mesi fa aveva portato a polemiche, è stata la direttrice generale dell’istituto Francesca Di Gaudio, nominata lo scorso alla guida dell’ente che proprio nei giorni scorsi è finito al centro di un’indagine giudiziaria riguardante le condotte del precedente commissario straordinario Salvatore Seminara.

Stavolta ad accendere i riflettori sull’Izs è la politica. Il Partito Democratico ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo Schifani di fare chiarezza sull’iter seguito per individuare De Simone e, soprattutto, mettere in discussione il possesso dei requisiti per svolgere il ruolo.

Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, occhi sulla “poca esperienza sanitaria” di De Simone

“L’Istituto – si legge nella premessa dell’atto che ha come primo firmatario il deputato regionale Dario Safina – è un ente sanitario di diritto pubblico dotato di autonomia amministrativa, tecnica e gestionale, operante nell’ambito del Servizio sanitario, il cui compito fondamentale è garantire i servizi sanitari necessari a tutelare l’igiene, la sanità pubblica veterinaria e la sicurezza alimentare in tutto il territorio regionale”.

Per il gruppo dem, partendo da questo presupposto è inevitabile imbattersi in evidenze che portano a mettere in discussione la nomina di De Simone. “Dal 19 marzo 2019 ad oggi – prosegue l’interrogazione – De Simone risulta inquadrato unicamente quale funzionario non dirigente presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Servizio Antifrode e Reparto Logistica), ricoprendo posizioni prive di qualifiche dirigenziali ed estranee al comparto sanitario”. L’unica esperienza ai vertici di un’amministrazione è quella avuta tra il 2012 e il 2017 come direttore generale dell’Istituto di previdenza e assistenza per i dipendenti del Comune di Roma. “Una nomina di natura fiduciaria in un ente assistenziale che non appartiene al Sistema sanitario nazionale, non gestisce Lea (livelli essenziali assistenza, nda), né programmazione sanitaria”, fanno però notare dal Pd.

Illegittima equiparazione

Secondo la visione del Partito Democratico, la scelta di De Simone sarebbe derivata da “un’illegittima equiparazione automatica e non motivata” tra la direzione di un ente previdenziale e quella di un ente del Ssr. “Un’interpretazione analogica estensiva vietata dalla giurisprudenza amministrativa”, si legge nell’interrogazione.

A questo si aggiunge anche un altro elemento: De Simone è stato pescato da elenchi di figure idonee stilati da altre Regioni, mentre non compare in quello approvato dalla Regione Siciliana nel 2024. “Il provvedimento di nomina risulta viziato da un profondo difetto di motivazione e carenza di istruttoria, non avendo esplicitato le ragioni comparative per cui un candidato esterno, privo di background sanitario, sia stato preferito ai numerosi professionisti idonei presenti nell’apposito elenco della Regione, molti dei quali già direttori amministrativi uscenti di Asp, Aziende ospedaliere o dello stesso Izs”.

Salvare l’ufficio Stor

A trovare spazio nell’interrogazione è anche lo Stor, l’ufficio tecnico scientifico di supporto al Remesa, la Rete mediterranea di salute animale di cui fanno parte 15 Paesi, che ha sede a Palermo.

Secondo Safina, c’è il rischio che la sede dell’ufficio venga spostata da Palermo e ciò per le lungaggini nella riorganizzazione dell’Izs. “La scadenza dei 270 giorni per il riordino dell’ente ha fatto registrare gravissimi ritardi – è l’accusa degli esponenti dem –. La direzione generale ha pubblicato una proposta di piano solo a ridosso della scadenza del termine, addebitando la paralisi dell’azione amministrativa e delle attività di ricerca al precedente direttore amministrativo. Tale stasi rischia di compromettere la permanenza a Palermo di centri di eccellenza internazionali, quali i Centri di referenza dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la sanità animale e, in particolare, dello Stor Remesa, nato per rafforzare la cooperazione internazionale e operante come ramo operativo congiunto dell’Organizzazione mondiale per la salute animale (Woah) e dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (Fao)”.

Delle attività illecite che si sarebbero celate dietro il paravento dello Stor Remesa si parla nella recente indagine della Procura Europea, che ha portato al sequestro di beni a carico dell’ex commissario straordinario dell’Izs e di altre due persone, tra cui la cognata dell’attuale assessore regionale Marcello Caruso.

La Sicilia non può perdere un centro di eccellenza di rilevanza internazionale. Chiedo al Governo regionale di attivarsi per tutelare la permanenza dello Stor a Palermo e salvaguardare il ruolo strategico che la nostra isola ricopre nella rete mediterranea della sanità animale”, dichiara il deputato Safina in una nota.

Il Quotidiano di Sicilia ha provato a contattare la direttrice dell’Izs, Francesca Di Gaudio, per una replica, senza però riuscirci.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram