Da tutte le fonti statistiche è ormai comune il fatto che la rete di distribuzione dell’acqua dalla fonte ai rubinetti, delle fabbriche o delle abitazioni, perde all’incirca il cinquanta per cento del prezioso liquido.
Vi è da aggiungere che, soprattutto nel Sud, le dighe e i bacini sono carenti di manutenzione, per cui molto spesso i gestori devono aprire le botole anche quando il livello dell’acqua è inferiore alla metà della capienza: un vero spreco, che crea siccità nei terreni delle aziende agricole, con riflessi sulla qualità dei prodotti e sui relativi prezzi all’ingrosso.
In questa sede non valutiamo il processo di aumento dei prezzi dai grandi magazzini all’ingrosso al bancone di vendita per i consumatori, perché nella filiera vi è un margine di ricarico sempre più elevato e non giustificato dai costi di gestione della distribuzione, grande o piccola che sia. Ma torniamo all’acqua, che manca soprattutto nel semestre più caldo, fenomeno aggravato dal cambiamento climatico.
Siccità in Italia e dispersione idrica: il paradosso dell’acqua che manca
Come dire che il nostro Paese è metaforicamente con l’acqua alla gola, pur essendo in uno stato di diffusa siccità.
Di chi è la responsabilità di questa fotografia? Ovviamente delle istituzioni nazionali, regionali e locali, che non hanno provveduto, nell’ultimo mezzo secolo, a rifare le reti e preservare l’acqua dalla perniciosa dispersione.
Reti idriche obsolete, le responsabilità delle istituzioni
Perché i responsabili delle istituzioni non hanno programmato queste opere di rifacimento della rete idrica? La risposta comune è: per mancanza di soldi. Errore! Soldi i nostri governi ne hanno amministrati tanti, solo che li hanno spesi male.
Vi è infatti un’enorme dispersione di finanza in rigagnoli di inefficienze, spese inutili, mance a destra e a manca destinate ad accontentare gli “aficionados”, ovvero i portatori di voti.
Ciò perché gli stessi responsabili delle istituzioni dei tre livelli non rispettano i fondamentali principi etici che impongono di osservare innanzitutto l’interesse generale e solo dopo quello individuale, ovviamente allontanando le tentazioni connesse alla cultura del favore.
Però non possiamo dimenticare Oscar Wilde, il quale sosteneva che: “A tutto posso resistere tranne che alle tentazioni”. E le tentazioni nel nostro Paese sono tantissime, perché circola una massa di denaro, quantificato dagli istituti statistici ufficiali, in oltre duecento miliardi che genera oltre cento miliardi di evasione fiscale (repetita iuvant).
Sprechi di denaro pubblico e mancati investimenti nelle reti idriche
Fino a quando non si trancerà questa malabestia, i soldi pubblici non potranno essere efficienti, nel senso di generare risultati adeguati, e quindi, tornando al punto da cui siamo partiti, rileviamo questa incredibile situazione di un Paese che ha bisogno di acqua, mentre, contestualmente, la rete di distribuzione ne perde la metà.
Se uno qualunque dei Paesi europei venisse a conoscere questa realtà non ci crederebbe, perché essa non è contingente, non è frutto di una situazione di qualche decennio, bensì è vecchia di circa ottant’anni. Infatti, molte delle reti di distribuzione risalgono a prima della guerra, seppure siano state riparate più volte, ma senza apprezzabili risultati.
Legge di Bilancio 2027, pochi fondi per la ristrutturazione delle reti idriche
Nel disegno di Legge di bilancio 2027 non vi sono somme significative per gli investimenti in ristrutturazione di reti, fra cui quella idrica, e questa è un’ulteriore carenza che alla gente non appare, salvo quando manca l’acqua dai rubinetti.
È proprio questo il punctum dolens della questione: molti cittadini ignorano i meccanismi che abbiamo descritto oggi, per cui reagiscono negativamente solo quando sono colpiti personalmente, come nel caso specifico della mancanza d’acqua nei rubinetti. Ma, prima, non si preoccupano di pressare i responsabili delle istituzioni per fare quanto necessario a sostituire le forellate reti, che perdono sempre più liquido.
La questione che esponiamo è lampante, ma non ne vediamo notizia in quotidiani, radio e televisioni. Meno che mai ne parlano i media sociali, che di tutto si occupano tranne che delle questioni strutturali.
Così possiamo pronosticare un brillante futuro per il nostro Paese!

