CATANIA – Torna sul Qds l’inserto Quotidiano d’Italia con due interviste che spiegano come il meccanismo economico italiano sia “intortato” fin dall’unificazione a causa della piemontizzazione voluta dai Savoia. Un meccanismo perverso che, ancor oggi, impedisce un reale sviluppo del Paese, come confermato dal recente rapporto dell’Istituto di Studi Politici, Economici e sociali (Eurispes).
A parlare di questi temi sono il piemontese Lorenzo Del Boca e il sardo Gian Maria Fara. Entrambi hanno 75 anni. Il primo, laureato in Storia, ha presieduto l’Ordine nazionale dei Giornalisti per dieci anni fino al 2010 e ha scritto tra l’altro Maledetti Savoia (1999), Indietro Savoia! (2003), Risorgimento disonorato (2011), e Savoia boia! (2018). Il secondo è sociologo, dal 1982 presiede Eurispes ed è membro dei comitati scientifici della Fondazione Italia-Usa e di Europa Contemporanea, rivista ufficiale della Accademia russa delle Scienze.
Nell’inserto, di quattro pagine, nelle interviste di Giuseppe Lazzaro Danzuso, Del Boca racconta il suo “revisionismo”, nato dal dubbio di suo figlio, bambino, sui Mille: “Papà, sei sicuro?”. Lo storico parla poi dei problemi nati dalla “piemontesizzazione imposta dai Savoia”, un modello centralistico “che ha condotto al sistema delle tangenti, ai voltagabbana, alla dittatura della burocrazia”. E il “disastroso modello Cavour” prevedeva che, alla corte di Torino, i meridionali respirassero l’aria piemontese guardando dall’alto in basso chi era rimasto al Sud. Anche per via delle teorie di Marco Ezechia Lombroso, detto Cesare, medico veronese, ebreo sefardita, massone e presunto padre della criminologia. “È indubbio – afferma Del Boca – che la folle teoria del meridionale criminale nato abbia fornito un supporto scientifico capace di rendere possibile lo sterminio dei cosiddetti briganti”. Le teorie lombrosiane giustificarono ogni violenza su chi era nato nel Sud. Una violenza che continua, purtroppo, come dimostra la recente selvaggia aggressione di un branco di giovani torinesi a un ragazzo di 26 anni di origini agrigentine.
Il presidente di Eurispes parla invece del costante divario territoriale dall’Unità a oggi, con 840 miliardi di euro sottratti al Sud dal 2000 al 2017, per via di una visione antiquata e, insieme, controproducente. Per Fara, occorre uscire dalla logica del “rattoppo” all’emergenza temporanea e costruire, con una visione strategica di lungo periodo, un grande patto nazionale per la produttività e la coesione. Ma soprattutto eliminare, a 165 anni dall’unificazione, le diseguaglianze territoriali tra Nord e Sud che si manifestano tragicamente in ogni ambito della vita civile.
Basterebbe, nel ricordare la celebre frase pronunciata a Calatafimi da Garibaldi, “Qui o si fa l’Italia o si muore”, aggiungere “al Sud”, se si considera che la speranza di vita in buona salute, per esempio, varia dai 66,2 anni del Trentino ai 53,1 della Calabria: tredici anni meno.

