In mattinata era arrivata la decisione del TAR sul caso Italo Belga-Mondello, con la conseguente bocciatura del ricorso presentato dall’azienda e l’automatica decadenza della concessione della spiaggia del Palermitano. Una scelta accolta con grande entusiasmo da parte della politica locale, come Ismaele La Vardera.
Da tempo, il candidato alla Regione Siciliana si era interessato alla concessione della spiaggia di Mondello, sollecitando per primo a una svolta in questo senso. “Fatico a trattenere le emozioni di oggi, abbiamo vinto la nostra battaglia. Non dovevano neppure svolgere la stagione estiva scorsa” – le prime parole di La Vardera dopo la sentenza del TAR.
In questi istanti però, arriva anche l’attesa reazione della stessa società coinvolta nella concessione della spiaggia di Mondello: la Italo Belga. “Restiamo convinti della fondatezza delle nostre ragioni e intendiamo farle valere in appello”, afferma la società in una nota.
La Italo Belga precisa: “La difesa prosegue e riguarda anche il nome, i nostri legali sono al lavoro”
Come viene spiegato nella nota firmata dalla Italo Belga, infatti, la partita sulle concessioni della spiaggia di Mondello potrebbe essere ancora aperta, anche dopo la sentenza del TAR e la bocciatura del ricorso contro la revoca. “L’esame della sentenza con i nostri legali consentirà di definire i motivi dell’impugnazione e le ulteriori iniziative a tutela dell’azienda”.
“La difesa dell’Italo Belga riguarda anche il suo nome e la possibilità che le sue posizioni siano conosciute e valutate sulla base degli atti. Tanti fatti da sempre noti alle parti in causa non sono stati tenuti in considerazione. Le contestazioni non sono mai state notificate in corso di esecuzione delle asserite irregolarità, ma solo sulla base di elementi cartacei che la società stessa ha anticipato”.
E ancora, spiega la nota: “Il giudizio riguarda la mancata richiesta all’Amministrazione regionale delle autorizzazioni previste dall’articolo 45-bis del Codice della navigazione per l’affidamento a terzi di alcuni servizi. La società ha dimostrato che quei servizi fossero ben noti all’Amministrazione, a cui erano sempre stati regolarmente comunicati negli anni, e che la decadenza, la misura più severa prevista dall’ordinamento, sia sproporzionata rispetto a quanto contestato. Il TAR ha compensato integralmente le spese di lite, riconoscendo la peculiarità e la complessità della vicenda.
La società sottolinea di aver scelto, anche nelle settimane più complesse, una linea di rispetto istituzionale, evitando di alimentare polemiche o contrapposizioni mediatiche, malgrado le continue provocazioni, attuate con azioni e campagne mirate, nelle quali sono state dette molte cose non vere e senza alcun rispetto per le parti in gioco”.
La Italo Belga: “Mai coinvolta in nessuna interdittiva antimafia”
A margine, viene anche spiegato che la società (Italo Belga) non è mai stata destinarla di alcuna interdittiva antimafia. “La società ricorda ancora di non essere mai stata destinataria di alcuna interdittiva antimafia” – si sottolinea. E ancora, si evidenzia come la società “ha interrotto anzitempo il rapporto con l’impresa successivamente raggiunta dal provvedimento prefettizio, ha adottato il Modello organizzativo 231 e il Codice etico e collabora concretamente con la Prefettura di Palermo, dimostrando ancora una volta di essere totalmente estranea ai condizionamenti che altri persistono nell’addebitarle e di non aver mai consentito ad alcuno di sostituirsi nella gestione della concessione.
Il presidente della Italo Belga: “Il nostro primo pensiero va ai dipendenti e alle loro famiglie”
Al centro dell’attenzione dell’azienda restano le conseguenze della vicenda sulle prospettive della società e sui lavoratori, che saranno informati direttamente sui successivi passaggi e sui loro riflessi concreti.
“Il nostro primo pensiero va ai dipendenti e alle loro famiglie”, dichiara il presidente Antonio Gristina. “Sappiamo quanto pesi questa incertezza. Li informeremo direttamente, passo dopo passo, sugli sviluppi e sulle loro conseguenze concrete. Difendere la società significa difendere il loro lavoro e le loro professionalità ed è con questo impegno che affronteremo il secondo grado di giudizio”.
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