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Una storia di povertà, violenza e riscatto: Farian Sabahi racconta “Ivana”

Una storia di povertà, violenza e riscatto: Farian Sabahi racconta “Ivana”
Ivana

La presentazione al festival “Sguardi Altrove” domenica 22 marzo.

Una donna dal fascino innegabile immersa in una storia di “povertà, violenza sessuale e malattia”. È “Ivana“, la protagonista dell’ultimo cortometraggio di Farian Sabahi, professoressa, giornalista e regista esperta di Medio Oriente, universo femminile e storia contemporanea.

Ivana” debutta al festival “Sguardi Altrove” domenica 22 marzo e porta sugli schermi la storia di una donna – oggi 91enne – forte, determinata, segnata da un’infanzia complessa ma anche da una tenacia tale da non arrendersi mai, né davanti alle ostilità né davanti alla crudeltà altrui.

“Ivana”, il cortometraggio di Farian Sabahi: la storia

Ivana viene descritta come un autentico “personaggio felliniano“. I capelli rossi cotonati, gli occhi verdi, il trucco impeccabile: una bellezza d’altri tempi, che nasconde una storia tutt’altro che semplice e che Farian Sabahi – con l’accompagnamento delle musiche originali di Nicola Parisi – racconta con la precisione della storica, la capacità analitica della giornalista e la passione di una donna contro ogni forma di violenza.

Originario di Parma, il nonno della protagonista cerca di ricostruire il futuro della sua famiglia trasferendosi a Varigotti, in Liguria, e trovando un nuovo lavoro come spazzino e becchino. Nel 1933 la bella Iole, madre di Ivana, si innamora di un marinaio napoletano e rimane incinta. Una storia, purtroppo, come tante altre, ma che segna per sempre la vita di Iole e – di riflesso – quella della piccola Ivana. Quella bambina marchiata dal titolo di “figlia di N.N.” prima e dagli abusi di un uomo violento, nuovo compagno della mamma, poi. Ivana subisce abusi per diverso tempo. “Resta stratificato per tutta la vita”, dice Ivana nel cortometraggio di Farian Sabahi.

Quando il patrigno – quell’uomo che le ha fatto conoscere la violenza e mai è riuscita a vedere come “papà” – finisce in carcere, per Ivana si apre un nuovo capitolo. Anche questo, però, è contrassegnato dal dolore: la malattia. Anche nel suo percorso di cura Ivana trova mostri, capaci di approfittarsi della sua condizione fisica e della sua povertà. Ivana riesce a incontrare anche suo padre biologico e alcuni dei suoi fratelli. Il segno dell’abbandono e di un’infanzia di povertà e violenza, però, non andrà più via. Resta come una seconda pelle, ma non è tutto. Ivana oggi è madre e nonna, ma soprattutto è una donna consapevole del suo passato piena di forza, fede, resilienza e amore da donare.

Una storia da raccontare

Farian Sabahi, regista di “Ivana“, ha raccontato tante storie. Varigotti è un territorio importante per lei: i genitori vi avevano acquistato una seconda casa nel 1983 e lei stessa considera quel bel borgo nella Riviera di Ponente il “baricentro della sua vita”. Nel 2023, lì, Farian Sabahi ha avviato un progetto di storia orale. Non tutti l’hanno supportata, vedendola come “doppiamente straniera” (per le origini italo-iraniane e per essere originaria di un luogo diverso da Varigotti). Nonostante questo, e nonostante gli stop dovuti alle tensioni e i timori per la sua famiglia durante la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele nel giugno 2025, Farian Sabahi ha trovato la forza e la determinazione di portare avanti il suo progetto. Poi ha incontrato Ivana e ha deciso di raccontare la sua storia.

“Quella di Ivana non è una storia facile. Non ci sono morti ammazzati per strada, come è successo in Iran nel massacro del gennaio 2026, ma è comunque una storia dolorosa. Una storia di riscatto, che mi sono sentita in dovere di raccontare”, le sue parole.