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Josetta Saffirio, Vezza: siamo barolisti che puntano su Metodo Classico

Josetta Saffirio, Vezza: siamo barolisti che puntano su Metodo Classico

“Ci lavoriamo dal 2009 e saremo big player da 65mila bottiglie”

Milano, 9 lug. (askanews) – ‘Siamo barolisti che puntano sul Metodo Classico. La nostra ambizione è diventare un big player su questo segmento ma tenendo ben presente che siamo un brand storico del Barolo. La nostra non è una scelta commerciale, nel senso che, visto che il Barolo andava meno e allora ci siamo buttati sulle bollicine: io ho iniziato a farle nel 2009’. A dirlo ad askanews è la 46enne Sara Vezza, Ad e socia della Cantina Josetta Saffirio di Castelletto di Monforte d’Alba (Cuneo), indicando con chiarezza la direzione dell’azienda. La produzione complessiva oggi è arrivata più o meno a 120mila bottiglie e il Barolo resta centrale anche nei numeri, con circa 30mila bottiglie, ma il progetto bollicine è destinato a crescere fino a 60-65mila bottiglie e dunque ad arrivare a doppiare il più celebre dei rossi piemontesi.

‘Molti produttori oggi hanno scelto di avere un’Alta Langa nel loro portfolio prodotti, a volte senza nemmeno avere il vigneto, e producendo un migliaio di bottiglie solo per avere un complemento di gamma. Io invece punto proprio là’, ribadisce Vezza, ricordando che il percorso sull’Alta Langa comincia nel 2018, anno della prima vendemmia a Murazzano. ‘Grande amante dello Champagne’, la produttrice racconta di aver cercato terra quando il prezzo del Barolo era già diventato proibitivo. ‘Abbiamo trovato questo appezzamento molto grande a Murazzano, a 30 minuti di auto da dove stiamo noi, a più di 700 metri sul livello del mare, con un terreno molto calcareo, ricco di gesso, molto interessante, adibito a pascolo e circondato da boschi, con un microclima corretto per le bollicine. Il costo della terra era basso ma piantare 8 ettari è stato un investimento importante’.

Il progetto, nelle intenzioni di Vezza, è già definito: ‘Credo che l”Alta Langa Docg Metodo Classico Brut 2022′, a base Pinot Nero e Chardonnay e che fa tra i 30 e i 36 mesi sui lieviti, dimostri di avere alle spalle un progetto consistente e focalizzato sulla qualità. C’è molta ambizione dietro questo progetto’. Poi anticipa ad askanews che l’ampliamento della gamma è già scritto: ‘Ci sarà un ampliamento di etichette: un Blanc de Blancs, un Blanc de Noir e una Riserva di almeno 60 mesi’.

Accanto all’Alta Langa c’è poi il Metodo Classico da Nebbiolo, partito nel 2009. ‘Il ‘Nebbiolo d’Alba Spumante Brut Rosé’ è un 100% Nebbiolo che ha fatto 42 mesi sui lieviti, però l’idea è di fare affinamenti più lunghi per abbassare molto la ‘liqueur d’expédition’. Abbiamo appena 2-2,5 grammi litro di zucchero, che valorizzano il vino in quanto tale, senza manipolazioni. Da puristi quali siamo sul Barolo, anche sul Metodo Classico siamo poco interventisti, anche se quest’ultimo richiede tantissima tecnica di cantina’.

Il Barolo, tiene a chiarire, non viene messo in discussione né dal punto di vista della produzione né da quello di un processo di ‘alleggerimento’ per renderlo più in linea con le richieste del mercato. ‘I numeri sono sempre quelli, non sono cambiati e non cambieranno. Sul modo di vinificarlo sono ormai più di dieci anni che operiamo scelte molto sartoriali, molto precise, poco interventiste, tutte orientate a elevare l’eleganza e a far percepire l’identità dell’annata’. Il mercato, però, è cambiato. ‘È un’onda che si muove, è difficile parlarne’, risponde, ricordando che ‘la nostra fortuna è che facciamo vini a Denominazione d’origine, che hanno un territorio, una storia, e lo stesso Barolo è un brand’. Poi allarga il ragionamento: ‘Qualche anno fa bastava fare vino e si vendeva, e lo stesso succedeva per la ristorazione’, prosegue, sottolineando che ‘forse è anche arrivato il momento che ci sia un po’ di pulizia: vino ce n’è tanto, il mondo è sempre più piccolo e io stessa, se devo scegliere un ristorante, vado dove so di stare bene: oggi noti la differenza tra professionalità e improvvisazione’.

La storia aziendale parte da una famiglia langhetta che all’inizio dell’Ottocento viveva di agricoltura mista. La figura decisiva è quella del nonno Ernesto Saffirio, classe 1910, che dopo la ritirata di Russia e una vita professionale costruita a Cuneo, ricompra gli appezzamenti dei fratelli e ricompone il nucleo della proprietà familiare a Monforte d’Alba, che poi passa alla figlia agronoma Josetta Saffirio che negli anni Ottanta compie la vera svolta: insieme con il marito, enologo, trasforma una Tenuta legata anche alla vendita di uva in un’azienda che sceglie di produrre e firmare i propri vini. Dopo anni in cui la Tenuta non viene più portata avanti come progetto di famiglia, è la figlia giovanissima di Josetta, Sara Vezza, a riattivarla in chiave imprenditoriale. ‘Sono passati quasi vent’anni e io sono quasi commossa: non voglio prendermi il merito, perché è un percorso in cui molte persone mi hanno sostenuta e aiutata, però non era così scontato’, racconta ad askanews, rimarcando che ‘io non sono una enologa, ma per me l’importante era dare una spinta imprenditoriale, e mio papà è stato un grandissimo supporto perché mi ha seguito dal punto di vista tecnico e molti progetti e tanti vini sono suoi’.

Oggi l’azienda conta 36 ettari complessivi, di cui 20 vitati e 16 tra bosco, piante tartufigene e progetti specifici di tutela ambientale. I vigneti si distribuiscono su tre areali: attorno alla Cantina, nella zona del Barolo, con le menzioni geografiche aggiuntive Castelletto, Perno e Bussia; a Novello, con Ravera; e a Murazzano per Pinot Nero e Chardonnay per l’Alta Langa. A questi si aggiungono le superfici dedicate, a pochi chilometri dalla Cantina, a Langhe Nebbiolo, Barbera d’Alba, Nebbiolo d’Alba Spumante e il Langhe Rosato da Nebbiolo. Quest’ultimo è nato quasi per caso nel 2014 e oggi è diventato, secondo Vezza, ‘un prezioso traghetto per l’estate’, soprattutto nei mercati del Nord Europa, con un profilo che unisce freschezza e struttura. Infine c’è il Rossese Bianco prodotto in 4mila-5mila bottiglie l’anno: ‘È una tipologia intrigante ma che hai bisogno di spiegare’, racconta la produttrice piemontese, spiegando che l’azienda nel tempo ha sperimentato diversi protocolli di vinificazione, fino all’attuale percorso tra acciaio e legno grande. ‘È un bianco che non ti aspetti – chiosa – di grande salinità e acidità, con questa nota amaricante che rimane sulla punta della lingua, si evolve in un minerale spinto e ha grande capacità di invecchiamento’.

Nel 2023 è entrata con una quota di maggioranza OTB, fondata e capitanata da Renzo Rosso. ‘È stata veramente una grande opportunità per noi, non soltanto dal punto di vista finanziario, introducendo liquidità che ci ha permesso di sviluppare tanti progetti come quello dell’Alta Langa, l’acquisto definitivo di Bussia dopo due anni di affitto o innovare dal punto di vista tecnico la cantina’, chiarisce Vezza (sposata con Roberto Massolino della Cantina Vigna Rionda di Serralunga d’Alba con cui ha avuto quattro figli in cinque anni), evidenziando ‘ma soprattutto per avere una prospettiva diversa: io penso che chi non viene dal mondo del vino rappresenta un’opportunità perché a volte abbiamo una visione troppo settoriale di un settore che già di per sé è claustrofobico, lento di fronte ai cambiamenti, refrattario a tutto ciò che è diverso. Avere chi viaggia a una doppia velocità ti può offrire degli spunti entusiasmanti’.

Non è stato però l’arrivo di Rosso a imprimere un’accelerazione sulle bollicine. ‘No, anzi, per lui esisteva solo il Barolo. Non ha spinto sulla produzione, piuttosto a livello estetico: le etichette sono un po’ figlie sue’. La nuova immagine della linea principale ha infatti sostituito lo gnomo disegnato, legato alla memoria di famiglia, con l’Orchidea selvatica delle Langhe che ‘racchiude molto bene i valori aziendali, legati alla biodiversità, all’eleganza, alla femminilità, alla sensibilità: è un’evoluzione naturale dell’etichetta principale, oggi raccontiamo un’azienda che ha cambiato la sua visione e il suo modus operandi’. Una scelta che comprende il regime biologico, ‘presa – mette in chiaro Sara Vezza ad askanews – in tempi non sospetti, perché io non tolleravo i prodotti chimici usati in vigna. Quindi la scelta è stare in un ambiente salubre e garantire a chi lavora con me la stessa qualità di vita sull’ambiente di lavoro: sono scelte che si fanno prima per se stessi e poi per i consumatori’.

Sul fronte tecnico, l’enologo interno è Nicolò Costa, che quest’anno, a 28 anni, affronterà la quarta vendemmia in azienda, adesso sotto la supervisione di Umberto Marchiori di Uva Sapiens, enologo della holding OTB. Così, se il Barolo resta il punto di partenza, storico e produttivo, la traiettoria che questa realtà di Castelletto di Monforte d’Alba sta disegnando passa sempre più dall’Alta Langa, puntando però sempre su qualità e lunghi affinamenti. (Alessandro Pestalozza)