MODICA (RG) – Un “mosaico d’amore fatto da tante mani”, che intreccia famiglia, valori, responsabilità sociale. Ѐ una realtà unica ed esemplare nel panorama siciliano “La casa di Toti”, il primo B&B etico dell’Isola, un posto dove ragazzi e famiglie “speciali” hanno l’opportunità non solo di costruirsi – economicamente, socialmente e professionalmente – un futuro, ma dove l’imprenditoria isolana mostra il suo lato più genuino a sostegno della società e del territorio. Normalmente un’azienda nasce poggiandosi su un business plan solido, un insieme di formule, strategie, numeri e scadenze. Per “La Casa di Toti”, però, è diverso. A tutti gli elementi di natura puramente imprenditoriale, si aggiunge una missione altamente personale e di utilità sociale: garantire ai ragazzi “speciali” l’opportunità di avere un’identità, una voce, un progetto in un ambiente protetto ma stimolante, che permetta loro di non rimanere rinchiusi dentro una bolla e di costruire qualcosa sulla base delle proprie esigenze e del proprio ritmo di vita.
Muni Sigona e l’imprenditoria sociale: la storia dietro il B&B etico di Modica
A spiegarci questa realtà siciliana – frutto del lavoro di tanti professionisti che stanno scrivendo gradualmente una storia “dove la fragilità non fa più paura, perché diventa forza comune” e dove l’imprenditoria sociale non è solo possibile ma anche positiva e redditizia – è Muni Sigona. Madre di un ragazzo “speciale” (Toti), donna attiva nel sociale e imprenditrice, vincitrice del premio “Impresa è donna 2022”: appellativi che sembrano troppo poco per definire la persona che – con l’impegno imprescindibile di chi le sta accanto, delle associazioni, degli operatori, dei volontari e dei ragazzi neurodiversi che compongono il b&b etico – ha sfidato difficoltà e timori per dare forma alla sua missione. Un sogno che si è realizzato fisicamente a Modica, nel cuore dei monti iblei, ma che ogni giorno si trasforma sempre più in un tesoro immateriale per la società siciliana e le famiglie “speciali” che conservano determinazione e speranza nel futuro.
“La Casa di Toti” è la dimostrazione che l’imprenditoria nel sociale è possibile e anche benefica per l’economia. Da dove è nato il progetto e quali risultati – sociali, oltre che imprenditoriali ed economici – ha raggiunto nella sua storia?
“La Casa di Toti non è nata da un business plan, ma da una promessa. È nata dagli occhi di mio figlio Toti e da quella domanda che agita i sogni di ogni genitore di un ragazzo ‘speciale’: ‘Cosa ne sarà di lui quando io non ci sarò più?’ Ho deciso di trasformare quella paura in mattoni, e quei mattoni in un’impresa nel sociale: il primo B&B etico in Sicilia. Ma i sogni, per quanto grandi, hanno bisogno di gambe solide: la nostra realtà oggi è un fiore all’occhiello della Sicilia grazie alla fiducia di chi ha creduto in noi. Se siamo qui è grazie al sostegno continuo di tante Aziende attraverso I Bambini delle fate. All’aggiudicazione del bando in cofinanziamento con Fondazione Con il Sud ed Enel Cuore. E ai tantissimi amici che si ‘sporcano le mani’ tutti i mesi con un sostegno concreto. Alle fondazioni bancarie che negli anni ci hanno supportato e continuano a farlo. A tutti noi genitori che ogni mese eroghiamo liberalità per dare un ulteriore supporto economico alla ‘Casa’. Le spese sono tante, soprattutto quelle del personale (ad oggi sono presenti, assunti, 8 dipendenti). I risultati più importanti? Non sono solo nei numeri del bilancio ma nei sorrisi dei nostri ragazzi che, per la prima volta, non sono ‘utenti di un servizio’ ma protagonisti del loro lavoro. Stiamo dimostrando che l’economia del bene può produrre ricchezza reale. Socialmente: abbiamo abbattuto il muro del ‘Dopo di noi’ trasformandolo in un ‘Durante noi’ fatto di dignità e autonomia. Economicamente: abbiamo creato un modello di turismo etico che attrae visitatori da tutto il mondo, dimostrando che la Sicilia può essere avanguardia di inclusione e non solo terra di criticità. La bellezza, se condivisa, genera valore”.
Quanti e quali progetti sono attivi al momento? E quali sono i sogni e gli obiettivi per il futuro per “La Casa di Toti” e per la Muni Sigona madre, donna e imprenditrice?
“Oggi ‘La Casa di Toti’ è un organismo vivo. Principalmente è una Comunità Residenziale e B&B Etico, il progetto prioritario per offrire residenzialità e lavoro assistito. Siamo attivi anche con i laboratori occupazionali che vanno dalla cucina alla gestione del verde, fino alla creazione di prodotti artigianali. Inoltre, ci sono corsi di fitness e yoga nella nostra palestra. Una volta al mese organizziamo i week end respiro: fine settimana a supporto delle famiglie. Per il futuro ci auguriamo di accendere presto il forno del biscottificio etico, un’iniziativa in fase progettuale che mira a creare occupazione protetta. Non è solo una produzione, ma un luogo dove il tempo e la qualità rispettano i ritmi dei ragazzi, generando dignità e autonomia. Inoltre, udite udite, vogliamo realizzare un Boat and Breakfast gestito dai ragazzi con disabilità, con la Barca Etica Blue Cafe, confiscata all’immigrazione illecita e data in affido definitivo a noi. Ogni giorno qui si impara un mestiere, ma soprattutto si impara a stare al mondo. I miei sogni? Si intrecciano e si sovrappongono. Come madre: sogno che Toti possa sentirsi libero, circondato da una comunità che lo vede per ciò che può fare e non per ciò che gli manca. Come donna e imprenditrice: il mio obiettivo è rendere questo modello scalabile e replicabile. Vorrei che la nostra ‘Casa’ diventasse un faro per altre famiglie, un protocollo di felicità e lavoro esportabile ovunque. Il mio sogno è che l’imprenditoria sociale non sia più considerata un’eccezione ‘eroica’, ma una scelta di mercato naturale e sostenuta”.
Fare imprenditoria nel sociale, soprattutto al femminile, è difficile. Lo è particolarmente in Sicilia. Lei ci è riuscita, però. Quali difficoltà ha incontrato e quali passi dovrebbero fare le istituzioni competenti per eliminare gli ostacoli a questo tipo di attività imprenditoriali?
“Fare impresa sociale al femminile in Sicilia è come scalare l’Etna durante un’eruzione: faticoso, imprevedibile, ma con una vista finale che ti toglie il fiato. Le difficoltà maggiori? La solitudine istituzionale e una burocrazia che spesso sembra disegnata per fermare chi corre, anziché sostenerlo. Essere donna significa poi dover dimostrare il doppio, bilanciando il carico immenso della cura familiare con le responsabilità gestionali. Un suggerimento alle istituzioni: meno timbri, più ascolto, una sburocratizzazione reale per le imprese che producono impatto sociale. Non possiamo essere trattati come un’attività commerciale qualsiasi se il nostro ‘profitto’ è il benessere collettivo. Reti di supporto: servono sgravi fiscali specifici e l’accesso a fondi che non siano solo bandi spot, ma investimenti strutturali. Cultura: le istituzioni dovrebbero farsi promotrici di un cambiamento culturale, riconoscendo che il Terzo Settore è il vero motore che tiene in piedi il welfare dove lo Stato non arriva. Non chiediamo assistenza, chiediamo di essere messi in condizione di lavorare”
Muni Sigona è considerata il volto de “La Casa di Toti”. Dietro, però, ci sono molte altre persone, perché un progetto del genere ha bisogno di tanti piccoli punti che compongono un grande mosaico. Chi desidera ringraziare?
“Nulla di tutto questo sarebbe realtà senza la mia famiglia: sono loro la mia àncora e il mio motore, coloro che hanno accettato di dividere il mio tempo e il mio cuore con questo progetto, sostenendomi anche quando la stanchezza sembrava avere la meglio. Un grazie immenso va ai nostri operatori: professionisti rari che non mettono solo le competenze, ma l’anima in quello che fanno. Sono loro che, ogni giorno, trasformano le difficoltà in piccole, grandi vittorie, trattando ogni ragazzo con la dedizione che si riserva a un fratello. E infine, il mio inchino ai volontari, la nostra linfa vitale. In un mondo che corre, loro scelgono di fermarsi e donare la cosa più preziosa che hanno: il proprio tempo. Senza il loro entusiasmo gratuito e sincero, avremmo meno colori. ‘La Casa di Toti’ non è ‘mia’. È un mosaico d’amore fatto da tante mani. Ed è a tutte queste mani che dico grazie, perché insieme stiamo scrivendo una storia nuova per la nostra Sicilia: una storia dove la fragilità non fa più paura, perché diventa forza comune”.

