La faccia della sconfitta - QdS

La faccia della sconfitta

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La faccia della sconfitta

Giovanni Pizzo  |
lunedì 26 Settembre 2022 - 12:35

Parlare oggi di Enrico Letta sembra come sparare sulla Croce Rossa dopo il risultato deludente alle elezioni politiche. Il commento.

Parlare oggi di Enrico Letta sembra come sparare sulla Croce Rossa. Ma la sua è lombrosianamente la faccia della sconfitta. L’aveva già stampata sul volto quando sembrava lo stupito del presepe alla caduta di Draghi, nonostante ci fossero segnali da mesi. Pensava di avere il tempo di mangiare i 5 Stelle per poi sputarne la lisca. Una logica saprofita senza slancio, senza recupero di astenuti, senza idee su nuove fasce di consenso. La seconda faccia dello sconforto fu quando Calenda Iscariota lo bacia, sembrava nel Getsemani prima del supplizio.

Poi la genialata. Cosa è il genio, ci ricorda la battuta di Amici Miei. È quel guizzo, quell’estro improvviso che in questo caso si manifesta al contrario. Il guizzo di perdere. A un popolo indeciso e incavolato di votare invece di dargli una strada, una e una sola, magari di sinistra anche se non ci riesci, gli dà l’opportunità di scegliere tra Lui e la Meloni, tra un ragazzo vecchio e imbolsito e una Erinni determinata a piegare il potere per come lo abbiamo conosciuto. Cartelloni e banner con il rosso e il nero di Stendhal, fidandosi del fatto che gli elettori si sentano dalla parte giusta, giusta poi perché ontologicamente non si capisce.

Questa campagna elettorale non so chi l’ha pensata ma bisognerebbe studiarla nelle scuole di comunicazione per far capire come si perde a tavolino. Tu puoi fare una campagna per le tue chance, puoi farla contro l’altro, ma mai si deve dare a un elettore disilluso, stanco e arrabbiato l’opportunità di scegliere tra te – che sembri un ragioniere arrivato – e l’altra che infiamma il duodeno. Era chiaro che il Paese, che non voleva votare, vada al voto, dopo aver letto la bolletta dell’Enel spa di Stato che stra-guadagna, imbufalito e gastrico. E tu gli metti davanti un’opzione invece di nasconderla? Genio puro.

I Pentastellati descamisadi, di un Conte che può recitare tutte le parti in commedia, di fatto sono a un niente dal PD che aveva pure recuperato la vecchia Ditta bersaniana. Parafrasando Fassino, hanno una Banca, Unipol ma hanno perso il Paese. Strano che alcune correnti nervosissime per essere state decimate nelle liste non siano già uscite con l’hashtag “Lettasidimetta”.

Il suo ritorno sulla Senna, sempre che nel frattempo il posto non sia stato riassegnato dal compagno Attalì, può essere un dolce e malinconico esilio, se scelto subito. Se invece rimane fino al congresso verrà utilizzato come capro espiatorio, e poi buttato via come un maglioncino, seppur di cachemire, infeltrito per le idi congressuali di marzo.

Sarebbe comunque ingeneroso dar a Letta tutte le colpe per un partito mai nato, un ircocervo senza una cornice definita e senza una linea strategica. Un partito né liberale né socialista, ne riformista né massimalista, né carne né pesce, solo ciambella fritta per il salvataggio di classi dirigenti. La faccia è mesta e la destra si è desta sembra la sintesi di questa insulsa campagna elettorale estiva. E oggi piove.

Così è se vi pare.

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