Home » Editoriale » La forza del convincere, chi convince vince

La forza del convincere, chi convince vince

La forza del convincere, chi convince vince

Una buona leadership si basa sulla capacità di guidare i collaboratori e valorizzare competenze e conoscenze

Molti ignoranti (cioè persone che ignorano) ritengono che quando arrivano a posti di responsabilità, il loro ruolo sia quello di comandare i subordinati. Questo comportamento è contrario al principio etico-organizzativo secondo il quale bisogna guidare, non comandare; principio facilmente comprensibile per chi ha conoscenze e competenze sufficienti, necessarie per occupare i vertici di qualunque tipo.

Guidare e non comandare: il principio della leadership

Guidare e non comandare non significa che tutti coloro che fanno parte della squadra non debbano seguire le indicazioni organizzative come fossero binari su cui muoversi. Significa, invece, che chi guida una squadra deve spiegare, senza mai stancarsi, le motivazioni, gli obiettivi da raggiungere e le modalità da adottare per raggiungerli.

Qui non vogliamo trattare una questione superficiale o secondaria, bensì il cardine del funzionamento di una Comunità, dentro cui vi sono tante comunità più ridotte, ma anche imprese e altre strutture economiche e sociali.

Chi convince, vince: il ruolo del leader

Dunque, il leader di una compagine deve convincere i propri collaboratori mostrando loro, per filo e per segno, gli obiettivi e le modalità, fra cui il come fare, il cronoprogramma e la puntualità nel raggiungere gli obiettivi stessi.

Quanto precede rientra in quel detto popolare, per la verità poco diffuso: “Chi convince, vince”. Cosa? Il palio di Siena? Neanche per sogno. La vittoria consiste nel fatto che la squadra è motivata, consapevole di ciò che fa e soprattutto degli obiettivi che intende raggiungere, come raggiungerli e in quali tempi farlo.

Per essere guida, quindi, non bisogna essere capi, ma responsabili e avere la cognizione che il modo di condurre gli altri sia adeguato anche alle figure degli stessi.

Maieutica e valorizzazione dei collaboratori

In altri termini, bisogna comprendere di che pasta sono fatti i propri collaboratori, in modo da utilizzare quella forma vecchia di ventiquattro secoli che si chiamava Maieutica. Che significa? Significa che un bravo responsabile di una Comunità, piccola o grande, deve cercare di “estrarre” da tutte le persone che fanno parte della stessa il meglio che hanno, non solo a parole, ma anche riguardo a comportamenti e modi di fare.

Per esempio, la moda di citare in ogni caso l’Intelligenza Artificiale è deprecabile, anche perché ad essa si attribuiscono doti taumaturgiche che non ha. L’IA un buon capo deve rappresentarla ai suoi collaboratori per quello che è, cioè un immenso insieme di software e di hardware che costituiscono una preziosa banca dati, la quale si deve sapere adoperare a tempo e a luogo.

Il capo deve anche spiegare tutte le panzane che si dicono intorno a essa e cioè che un giorno potrebbe superare le persone che l’hanno inventata. Si tratta di una bufala colossale perché i software che mettono insieme dati digitali possono essere anche enormi, ma non hanno passione, creatività, intuito, sentimenti, non hanno insomma quel quid di sovraumano, che invece gli umani possiedono e che viene chiamato intelletto, coscienza, volontà, spirito e in tanti altri modi.

La scienza ha prodotto l’IA, ma sono gli umani che hanno prodotto la scienza. Il processo inverso non avrebbe funzionato.

Conoscenza e competenza: le qualità di un buon capo

Per avere chiaro il modo migliore utile a fare funzionare una squadra, bisogna essere molto competenti e molto sapienti. Le due qualità provengono da letture infinite di migliaia di libri, dall’ascolto di centinaia e centinaia di lezioni e conversazioni, dall’immagazzinare le buone cose che trasmettono soprattutto le radio, ma anche le televisioni, e di acquisire le informazioni strettamente necessarie dai media sociali, ove circola di tutto e di più. Sono proprio la conoscenza e la competenza i requisiti cardine che fanno di un capo un buon capo; l’ignoranza, invece, crea l’opposto, cioè un capo scadente e scaduto, che sa tutto, cioè niente.

Ovviamente, dall’altra parte, cioè i componenti di una squadra, ci dev’essere la voglia di farsi guidare, essendo anch’essi umili e consapevoli che la loro visione d’insieme è limitata. Si debbono fidare della loro guida, riconoscendogli le qualità che egli ha dimostrato o tenta di dimostrare.

Se ci pensate, la materia in rassegna oggi è molto comune e chissà quanti di voi, cari lettori, ne siete a conoscenza.