Cosa significa, davvero, sentirsi a casa? Non è solo una questione di mura o di coordinate geografiche, ma un processo invisibile di traduzione della realtà. Al Padiglione Britannico della 61ª Biennale di Venezia, l’artista Lubaina Himid esplora questa tensione con la mostra “Predicting History: Testing Translation”, trasformando lo spazio istituzionale in un’esperienza sensoriale che interroga la nostra idea di appartenenza.
L’esperienza sensoriale del Padiglione Britannico
Varcando la soglia del padiglione, l’occhio viene subito catturato da 26 dipinti monumentali. Sono tele popolate da protagonisti sospesi in momenti di silenziosa riflessione: figure che dibattono se restare o partire, se costruire radici o abbandonare il campo. Ma è l’udito a dettare il ritmo emotivo. Un incessante ronzio di api, opera sonora di Magda Stawarska, permea le stanze. Quel suono, che nell’immaginario collettivo evoca la pace di un giardino estivo, qui diventa un disturbo sottile che “sfreccia” accanto alle orecchie dei visitatori. Himid definisce questo uno “spazio incerto”.
Lubaina Himid: abitare un luogo è una negoziazione continua, non un atto passivo
La sua opera ci dice che abitare un luogo non è mai un atto passivo, ma una negoziazione continua. Sentirsi a casa significa imparare a convivere con quel ronzio di fondo, con le storie irrisolte che ogni stanza porta con sé. Non ci sono percorsi prestabiliti tra le sale: lo spettatore è invitato a tracciare la propria rotta, decidendo se interpretare ciò che vede come un segno di pace o come un incitamento al cambiamento. L’artista non offre risoluzioni rassicuranti. Come spiega lei stessa, la vita non ha una struttura ordinata con un inizio, una metà e una fine. Ciò che resta è il potere, per quanto piccolo, di scegliere la propria posizione.
Biennale di Venezia 2026: l’inquietudine di Himid come specchio di una società che esclude
Uscendo dal padiglione, resta addosso una sottile inquietudine: la sensazione di non appartenere più totalmente alla propria ‘casa’, intesa come la società che ci circonda. Restare nei limiti imposti o buttare all’aria tutto? Sentirsi a casa è un’arte faticosa: dare un nome ai propri spazi e alla propria identità, rivendicandoli nonostante il rumore assordante di una società che cerca di convincerci che il nostro posto sia altrove.

