Prima il punto della situazione sulla sicurezza nel quale ha detto che, in caso di bisogno, si potrà ricorrere all’uso dell’esercito, poi il momento solenne per lo svelamento della Fiat Croma bianca su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone al momento dell’attentato di Capaci del 23 maggio 1992 quando oltre 500 chili di tritolo fecero saltare in aria l’autostrada. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni prosegue la sua visita a Palermo al Museo del Presente, in via Lincoln per rendere omaggio al magistrato e alle vittime della mafia.
Con lei, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, quello dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Renato Schifani, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, oltre a diversi esponenti civili e militari e a Maria Falcone, sorella del giudice. Tra i tanti presenti anche quella di Fabrizio Miccoli, l’ex giocatore del Palermo che offese la memoria del giudice, perdonato dalla sorella del magistrato e già a Capaci nel giorno dell’anniversario della strage.
Meloni: “Svelamento resti auto Falcone un’emozione tagliente”
È stata “un’emozione tagliente”, sottolinea la premier alla cerimonia di svelamento della vettura sulla quale viaggiava Falcone.
“Strage di Capaci ha cambiato tutto, Cosa nostra non era un’invenzione”
Giovanna Meloni prosegue e sottolinea: “Trentaquattro anni fa l’Italia di colpo fu costretta a fare i conti con qualcosa che era spaventoso, ma che era anche un male che fino ad allora moltissimi avevano preferito fingere di non vedere, minimizzare, sottovalutare. Può sembrare assurdo per noi che ne parliamo oggi, ma è così. Non si poteva neanche pronunciare il suo nome. La strage di Capaci ha cambiato tutto, nessuno ha più potuto accampare scuse. Illudersi che il tema non esistesse, che il problema non lo riguardasse, fingere di non sapere o addirittura accettare di esserne complice”.
E osserva: “Da quel momento era chiaro a tutti che Cosa Nostra non era un’invenzione, non era qualcosa di astratto, non era qualcosa di leggendario, era reale ed era disposta a tutto per portare avanti il disegno criminale e sovversivo che aveva immaginato e cioè affermare che era più forte dello Stato, che poteva piegare le istituzioni ai propri biechi interessi, che il suo potere non conosceva limite e che quindi nessuno avrebbe potuto mettersi di traverso”.
“Fare luce su terribili pagine ancora oscure nostra storia”
Inoltre sottolinea: “Bisogna fare piena luce sulle terribili pagine ancora oscure della nostra storia, perché il popolo italiano ha il diritto di conoscere la verità e ogni sforzo per raggiungerla deve essere sostenuto, lo dobbiamo a noi ma soprattutto a loro, tutti gli eroi caduti per mano mafiosa”.
“Falcone e Borsellino isolati da chi avrebbe dovuti aiutarli e sostenerli”
I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano “due uomini, due amici, due persone con una vita accomunata anche nel loro destino terribile: hanno conosciuto solitudine e isolamento, alimentati talvolta persino da chi avrebbe dovuto aiutarli e sostenerli. Ma, come dimostrano anche le più recenti indagini della Procura di Caltanissetta, emerse anche grazie al lavoro della commissione Antimafia, chi ha tramato nell’ombra è stato sconfitto”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo lungo intervenendo al Museo del presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“Oggi è l’eredità di Falcone e Borsellino a gridare, squarciando il velo di ipocrisia e omertà che per troppo tempo ha accompagnato la loro storia – ha aggiunto -. Il testimone di Giovanni e Paolo non è caduto, è saldo nelle mani delle istituzioni, rappresenta un giuramento che va onorato ogni giorno con i fatti”.
Schifani: “Coltivare la memoria è un impegno per il futuro”
“Il ritorno a Palermo della macchina su cui viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo è la testimonianza viva di una ferita mai rimarginata. Non è un semplice gesto simbolico, ma un atto dovuto verso chi ha sacrificato la propria vita per la legalità. Coltivare la memoria è un impegno per il futuro, per i nostri giovani, perché chi non ha vissuto quegli anni terribili capisca cosa significhi dire no alla mafia, per tutti i cittadini che credono nella libertà e nella giustizia”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani
“Come Regione Siciliana abbiamo il dovere di custodire questi luoghi e questi oggetti, perché parlino alle nuove generazioni con la forza della verità – aggiunge – Questo museo rappresenta uno spazio dove il ricordo diventa impegno concreto. Ringrazio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Nordio e Piantedosi per aver voluto essere presenti a Palermo in una giornata così importante per la nostra comunità. La loro vicinanza conferma quanto il contrasto alla criminalità organizzata sia una priorità condivisa da tutte le istituzioni, a ogni livello”.
Lagalla: “Cerimonia odierna conferma Palermo come capitale della memoria e dell’impegno civile”
Il sindaco di Palermo e della città metropolitana, Roberto Lagalla, anche lui presente al Museo del Presente per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma, spiega: “La presenza del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale viaggiavano i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza il 23 maggio 1992 rappresenta un momento di grande valore istituzionale e civile per Palermo e per l’intero Paese. Desidero rivolgere al Presidente Meloni il mio più sincero ringraziamento per aver voluto prendere parte a un’iniziativa che rinnova il dovere della memoria e testimonia la vicinanza delle istituzioni ai valori della legalità, della giustizia e della lotta alla criminalità organizzata, incarnati dal sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, e di tutte le vittime di mafia”.
Il primo cittadino prosegue: “La Città Metropolitana di Palermo ha creduto fin dall’inizio nel progetto della Fondazione Falcone, affiancandola concretamente attraverso la concessione di Palazzo Jung quale sede del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una scelta che conferma la volontà del nostro Ente di mettere il proprio patrimonio al servizio della memoria, della formazione delle giovani generazioni e della diffusione della cultura della legalità”.
Lagalla aggiunge: “Il Museo del Presente è oggi un luogo vivo, capace di parlare ai cittadini, agli studenti e ai visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero, trasformando il ricordo in consapevolezza e responsabilità. La cerimonia odierna rafforza ulteriormente il valore di questo spazio e conferma Palermo come capitale della memoria e dell’impegno civile contro ogni forma di mafia”.
E infine: “Come Città Metropolitana continueremo a sostenere, insieme alla Fondazione Falcone e a tutte le istituzioni coinvolte, ogni iniziativa che contribuisca a custodire e tramandare l’eredità morale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, affinché il loro esempio continui a indicare la strada della libertà, della giustizia e della democrazia». Così il sindaco della Città Metropolitana Roberto Lagalla”.
Maria Falcone: “Croma di Giovanni al Museo del Presente è segno di rinascita”
“Avere qui l’auto su cui morì mio fratello Giovanni non è un segno di sconfitta ma deve essere un segno di rinascita. Non piangiamo ma offriamo ai nostri giovani la possibilità di conoscere la storia recente che ha portato tanto dolore ma anche tanta voglia di cambiamento”. Lo ha detto Maria Falcone, nel corso della cerimonia.
In precedenza aveva sottolineato anche di “Non avevo mai visto la Croma dove è morto Giovanni. I 34 anni passati da quella data, il 23 maggio 1992, mi sono caduti tutti addosso, lasciandomi un dolore dilaniante”. Maria Falcone ha ringraziato il premier Meloni “per aver capito l’importanza di una cosa del genere”. “Questo è un luogo di educazione permanente alla legalità, e davanti a quella macchina bisogna inchinarsi, pensare a quanto dolore ha creato ma anche alla reazione della società e delle istituzioni contro la mafia, una lotta alla mafia degna di uno Stato di diritto, come diceva Giovanni”, ha aggiunto.
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