La semplificazione presa sul serio - QdS

La semplificazione presa sul serio

Dario Immordino

La semplificazione presa sul serio

venerdì 08 Gennaio 2021 - 00:00
La semplificazione presa sul serio

Indispensabile alleggerire il pesante fardello di oneri burocratici

Due recenti rapporti di Svimez e Banca d’Italia rilevano che, per fronteggiare le drammatiche conseguenze economiche della pandemia, si rivela indispensabile alleggerire il pesante fardello di oneri burocratici che, secondo una recente ricerca dell’Istituto Ambrosetti, costa al sistema produttivo nazionale 57 miliardi di euro, ed alle imprese siciliane circa 3 miliardi.

Si tratta di costi organizzativi e di consulenza ed assistenza tecnica amministrativa, legale e finanziaria, indispensabile per districarsi tra le infinite disposizioni normative che disciplinano i procedimenti amministrativi e gli innumerevoli adempimenti richiesti, per interpretare criptiche clausole di bandi, circolari, risoluzioni, istruzioni operative, nonché di oneri per le spese procedurali ed il contenzioso, che spesso costituisce un approdo inevitabile.

A questi ingenti costi bisogna, peraltro, aggiungere gli oneri indiretti: la lentezza dei procedimenti amministrativi, delle procedure di appalto, concessione ed autorizzazione, dei pagamenti alle imprese priva il sistema produttivo di liquidità preziosa, provoca ritardi nel pagamento dei dipendenti e dei fornitori, dei tributi e contributi, che sfociano in contenzioso e azioni esecutive, e le imprese sono spesso costrette ad attingere al credito finanziario assumendo debiti cui diventa sempre più difficile far fronte.

La proliferazione di oneri e l’inefficienza burocratica rischiano inoltre di pregiudicare la tempestiva erogazione delle risorse stanziate a sostegno delle imprese, compromettendo la situazione del sistema produttivo e vanificando gli ingenti stanziamenti: emblematica al riguardo la vicenda dei gravi ritardi nella corresponsione dei fondi relativi alla cassa integrazione e al contrasto alla povertà.

Molto ingenti sono anche i costi dell’inefficienza per le casse pubbliche: nel 2018 la Regione ha contabilizzato pignoramenti per circa 28 milioni di euro e “partite sospese” per 54 milioni, nel triennio 2019-2021 prevede contenziosi per circa 580 milioni e dovrà accantonare in bilancio le somme necessarie, sottraendole ad altri scopi (sviluppo, welfare ecc), la gestione del patrimonio regionale produce introiti modesti, i ritardi nella definizione delle innumerevoli istanze di sanatoria edilizia che giacciono da anni presso gli uffici comunali privano gli enti di notevoli risorse, i ritardi nella realizzazione di opere pubbliche e investimenti produttivi determinano una consistente riduzione del gettito tributario e spesso anche onerose spese di risarcimento.

Per far fronte a questa insostenibile situazione l’attenzione della politica regionale si è concentrata sulla riduzione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi.

In realtà l’esperienza ultradecennale insegna che i ritardi e la proliferazione di oneri non dipendono dai termini dei procedimenti amministrativi previsti dalla legge, ma dalla incapacità di rispettarli, dalla diffusa prassi di richiedere adempimenti non necessari e documenti inutili o in possesso delle amministrazioni pubbliche, di interrompere pretestuosamente i termini (pareri non previsti dalle disposizioni normative ecc), di disertare le conferenze di servizi o ritardarne gli adempimenti.

Se il problema della complessità del sistema amministrativo e della durata eccessiva dei procedimenti deriva dalla violazione delle norme di semplificazione è improbabile che ridurre per legge i termini procedimentali basti a porvi rimedio. Se concessioni demaniali che dovrebbero essere rilasciate entro 60 giorni vengono definite con ritardi patologici (talvolta anche 15 anni) quante probabilità esistono che la semplice riduzione del termine di legge possa garantirne il puntuale rilascio?
Non a caso i sistemi amministrativi regionali più efficienti (come quello trentino e toscano) non prevedono termini procedimentali particolarmente ridotti: se funzionano meglio dipende dalla corretta applicazione delle norme che vietano di richiedere pareri inutili e documenti già in possesso di amministrazioni pubbliche, prescrivono il ritiro dei provvedimenti illegittimi, la sostituzione di molti provvedimenti e adempimenti con autocertificazioni, comunicazioni e segnalazioni, accordi con i privati o altre amministrazioni, la conclusione dei procedimenti in conferenza di servizi entro un massimo di 90 giorni.

Per realizzare una vera semplificazione non si può, pertanto, prescindere dalla misurazione degli oneri amministrativi ed eliminazione di quelli non necessari, dall’attento monitoraggio dei tempi burocratici, dalla riorganizzazione dell’amministrazione pubblica in modo da eliminare sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, dall’informatizzazione dei procedimenti, dalla condivisione delle basi informative, dalla possibilità per gli utenti di compilare, e non solo reperire, on-line la modulistica, in modo da ridurre i tempi di protocollazione e caricamento delle istanze e dei relativi allegati.

Bisogna inoltre garantire l’attuazione effettiva delle misure di semplificazione da parte delle strutture burocratiche, rendendo dirigenti e dipendenti responsabili dei risultati raggiunti dalla propria struttura in relazione ad obiettivi concreti e misurabili.

Attualmente, invece, la retribuzione di risultato (che impegna consistenti risorse) viene riconosciuta anche ai responsabili di strutture amministrative inefficienti, che accumulano ritardi e contenzioso, e la Corte dei conti ha rilevato che in alcune circostanze dirigenti e dipendenti condannati per gravi episodi di spreco di risorse pubbliche sono stati addirittura premiati con il trattamento accessorio e progressi di carriera. Basti pensare che, nonostante le innegabili criticità, la relazione sulla performance del 2018 attesta che la burocrazia regionale ha raggiunto percentuali molto alte di conseguimento degli obiettivi, e precisa che in ogni caso “ il grado di realizzazione degli obiettivi operativi non incide sulla valutazione individuale dei dirigenti ”. In altri termini la stessa Regione certifica che la retribuzione di risultato è stata riconosciuta anche ai responsabili di strutture amministrative che accumulano ritardi, contenzioso e risultati poco encomiabili.

Ciò dimostra che il nodo cruciale consiste nella capacità di calibrare l’attribuzione degli incarichi ed il trattamento economico dei dipendenti pubblici in relazione al rispetto dei tempi di conclusione dei procedimenti, alla promozione di accordi con i privati ed altre amministrazioni per semplificare i procedimenti, alla condotta in conferenza di servizi, al contenzioso provocato ed ai relativi esiti, ai tempi di pagamento dei debiti verso le imprese piuttosto che in relazione a criteri generici.
Queste misure renderebbero il sistema produttivo molto più efficiente e competitivo, e produrrebbero notevoli riduzioni di costi e di adempimenti per i cittadini e consistenti risparmi per i bilanci pubblici.

Dario Immordino
Componente del gruppo di lavoro sulla riforma della contabilità regionale istituito presso la Regione siciliana

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