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La tutela della biodiversità nel Mediterraneo passa dalla cooperazione tra Italia e Tunisia

La tutela della biodiversità nel Mediterraneo passa dalla cooperazione tra Italia e Tunisia

Presentato il progetto “GoInAmpMed” finanziato dall’Ue per costruire una governance condivisa. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione nella gestione delle Aree marine protette

ROMA – Le 32 Aree marine protette (Amp) censite lungo le coste italiane, di cui ben sette situate in Sicilia (da Ustica alle Egadi, fino al Plemmirio), non rappresentano soltanto presidi fondamentali per la tutela della biodiversità, ma veri e propri laboratori di equilibrio tra protezione ambientale, sviluppo sostenibile e partecipazione delle comunità locali. In questo scenario, l’Isola si conferma baricentro naturale per le politiche del “Blue Deal” nel Mediterraneo. In questo contesto si inserisce GoInAmp-Med, progetto finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Interreg Next Italia-Tunisia 2021-2027. L’iniziativa punta a costruire un modello innovativo e condiviso di governance tra le due sponde, superando la logica degli interventi isolati per approdare a una gestione transfrontaliera capace di fare rete e integrare competenze scientifiche e socio-economiche. L’iniziativa, della durata di 18 mesi, è stata presentata a Tunisi nel corso di due giornate di lavori che hanno alternato una conferenza istituzionale e visite tecniche sul campo, segnando l’avvio ufficiale di una cooperazione strutturata tra Italia e Tunisia. In uno scenario ambientale e socio-economico sempre più complesso, la gestione delle Aree Marine Protette non può più fondarsi su interventi isolati, ma occorre una governance capace di fare rete, integrare competenze e rafforzare la collaborazione transfrontaliera.

Cooperazione Italia Tunisia per la governance delle Aree marine protette

Il progetto è coordinato dall’organizzazione italiana Logos in qualità di soggetto capofila e coinvolge un partenariato che integra competenze istituzionali, scientifiche e tecnico-gestionali dei due Paesi. Per l’Italia partecipano Arpa Sicilia e l’Università degli Studi di Messina, per la Tunisia sono partner l’Agenzia Nazionale della Protezione Ambientale (Anpe) e la società Lean Consulting. Una squadra euromediterranea chiamata a rafforzare la capacità di governo delle Aree Marine Protette (AMP), rendendola più inclusiva, adattiva ed efficace.

Le giornate di Tunisi, il 9 e 10 febbraio, hanno rappresentato un momento chiave di confronto strategico e operativo. Le visite ai siti di Ghar El Melh e Sidi Ali Mekki, rinomati per la loro importanza storica e paesaggistica, hanno consentito ai partecipanti di osservare da vicino le specificità ambientali e gestionali di contesti emblematici, avviando un dialogo concreto tra istituzioni, tecnici e stakeholder territoriali. La conferenza istituzionale ha poi riunito i partner in una sessione plenaria, una tavola rotonda e laboratori partecipativi dedicati ai temi della governance ambientale, dello sviluppo delle capacità e dei criteri di selezione del sito pilota.

Governance ambientale e sviluppo sostenibile nel Mediterraneo

Durante la sessione di apertura sono intervenuti, tra gli altri, il direttore generale Anpe, Mohamed Ennacer Jeljeli, il direttore generale dell’unità di cooperazione transfrontaliera, Fathi Ben Mimoun, il direttore generale Arpa Sicilia, Vincenzo Infantino, la docente dell’Università di Messina, Vittoria Berlingò, e il presidente di Logos, Rosario Alescio.

“In un contesto complesso nessuna Amp può essere davvero efficace se resta un’isola gestionale – ha dichiarato Alescio -. La protezione funziona se diventa rete, e l’intento è quello di arrivare alla definizione di un Memorandum d’Intesa per una nuova governance condivisa delle Aree marine protette”.

Cuore dell’iniziativa sono i laboratori multi-attore, finalizzati ad analizzare i limiti strutturali e funzionali dei modelli di gestione esistenti e a individuare leve di trasformazione coerenti con i principi di sostenibilità ambientale, integrazione socio-economica e partecipazione delle comunità locali. Il percorso prevede una diagnosi condivisa dei sistemi attuali, la costruzione di un quadro stabile di dialogo tra amministrazioni, gestori, mondo della ricerca e società civile e la definizione di programmi di capacity building per le Amp rivolti agli operatori delle Amp.

Tra i risultati attesi figurano l’individuazione e l’attivazione di un sito pilota in cui sperimentare operativamente il modello di governance elaborato, l’elaborazione di strumenti formativi strutturati e un’azione di capitalizzazione delle buone pratiche già maturate nel Mediterraneo, con l’obiettivo di renderle trasferibili e replicabili in altri territori. Per la Sicilia, protagonista attraverso Arpa e l’Università di Messina, il progetto rappresenta un’opportunità strategica perché mira a rafforzare il ruolo dell’Isola come ponte naturale nel Mediterraneo e laboratorio di cooperazione ambientale tra Italia e Tunisia.