La vita senza rischio è un’insipida minestra - QdS

La vita senza rischio è un’insipida minestra

Carlo Alberto Tregua

La vita senza rischio è un’insipida minestra

martedì 25 Giugno 2019 - 00:01

Sentiamo tante voci dire che tutti cercano la pace e la tranquillità. Questi non sono animati da una spinta interiore e dalla curiosità di saperne di più su questa vita così misteriosa, eppure tanto bella, sol che si conosca un pochino.
La prima consapevolezza di ogni essere vivente dovrebbe essere la certezza della propria immensa ignoranza di fronte a tutto lo scibile, che ancora è conosciuto, secondo alcuni studiosi, nella risibile misura del 4%.
Però il mistero non deve preoccupare, anzi dovrebbe spronare ciascuno di noi a fare quanto in suo potere per svelarlo. Come? Lavorando, studiando, provando senza soste, non accontentandosi mai dei piccoli risultati che ognuno dovrebbe conseguire a forza di sudore e sacrifici.
Ovviamente chi cerca, chi tenta di soddisfare la propria curiosità, almeno in piccola misura commette degli errori, sbaglia, con la conseguenza che potrebbe essere penalizzato, pagando di faccia tali sbagli.


Chi cerca la pace e la tranquillità non si rende conto che quando il suo corpo finirà, lo spirito che gli sopravvivrà avrà una tranquillità eterna, per cui vivendo su questa Terra la tranquillità dovrebbe essere l’ultima meta da perseguire. Anzi, ognuno di noi avrebbe il compito di fare e fare, pur sapendo di correre il rischio di sbagliare.
La scienza e la ricerca sono andate avanti in questi millenni proprio in base al metodo prova ed errore. Cioè, se non si continua a provare (e quindi si continua a sbagliare) non si può fare alcun progresso. Non solo, la ricerca non si accontenta di ottenere un risultato, ma deve ripeterlo tante volte raggiungendo lo stesso, in modo da poter dire che esso è provato.
L’umanità va avanti proprio perché vi sono milioni di esseri umani che continuano a ricercare, a provare, a correre rischi, a sentire il morso delle delusioni che però sono la strada maestra per sapere cose nuove, per aprire quegli squarci nella nostra immensa cecità nei quali ci possiamo inserire scoprendo scenari inediti che supponevamo ma che dopo i risultati diventano splendenti.
La ricerca è il traino dell’umanità. Attraverso la stessa si può riuscire a crescere e a vivere meglio come accade da sempre.

Il rischio non riguarda solo la ricerca scientifica ma tutte le attività che noi facciamo, di qualunque tipo, sia lavorative che di svago, di assistenza sociale ed economiche.
Non è detto che si debba sbagliare, anzi la riflessione preliminare deve portare a elaborare progetti che riducano al minimo il rischio di errore, pur sapendo che esso si può comunque commettere. Proprio il rischio di errore ci deve aiutare a evitarlo. Come? Ragionando, facendo valutazioni approfondite, soppesando tutti gli elementi favorevoli e contrari: tutto ciò ci deve aiutare a non cadere in errori, che tuttavia possiamo sempre commettere. è proprio il bilanciamento fra le scelte giuste e quelle sbagliate che ci consente di andare avanti.
I dubbi e i tentennamenti debbono essere all’inizio di un percorso valutativo, ma alla fine dello stesso bisogna essere decisi su quale via prendere, sapendo che spesso non si può tornare indietro.


Vivendo in maniera positiva si escludono, per mentalità e posizioni psichiche, le cose negative, i pessimismi e i catastrofisimi.
Che gusto c’è a guardare il bicchiere mezzo vuoto? Cosa costa guardare quello mezzo pieno?
Tanta gente si affligge, si martirizza e soffre quasi per il piacere di soffrire. Non ha capito che la vita va vissuta col sorriso sulle labbra, anche quando ci capitano traversie ed eventi negativi. Se abbiamo la mentalità positiva possiamo affrontarli e trovarvi le migliori soluzioni. Se invece usiamo una mentalità negativa, non solo non risolveremo i problemi, ma essi ci graveranno ancora di più, con una afflizione che rovinerà il nostro vivere.
Da un canto il rischio è una sorta di energia che ci tiene carichi, dall’altro esso ci dà la consapevolezza del detto popolare chi non risica, non rosica.
Naturalmente ne serve un giusto equilibrio e un giusto dosaggio, bilanciato dalla ovvia prudenza che deve esserci in tutti i nostri atti. Una prudenza che deriva dalla saggezza di cui ognuno di noi si dovrebbe dotare.

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