Lavoro, basta trattare le donne come i panda - QdS

Lavoro, basta trattare le donne come i panda

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Lavoro, basta trattare le donne come i panda

Giulia Trovatello e Patrizia Penna  |
mercoledì 11 Maggio 2022 - 05:30

“Privilegiate” quelle senza figli: occupate nel 73,9% dei casi contro il 53,9% di mamme con figli sotto i 6 anni. “Le assumo solo se hanno superato gli anta”, l’imprenditrice Franchi nella bufera

ROMA – “La scelta delle clausole è una scelta che va replicata e moltiplicata. Sono a lavoro perché la clausola diventi una costante dei bandi pubblici”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, nel corso di un convegno organizzato dalla Cgil, in merito alla clausola di condizionalità inserita nel Pnrr che prevede un vincolo per gli operatori economici aggiudicatari di bandi per i fondi di destinare ai giovani under-36 e alle donne almeno il 30% dell’occupazione aggiuntiva creata in esecuzione del contratto. Suona come una sconfitta il fatto che giovani e donne, categorie considerate “fragili” solo per colpa di uno Stato assente e di una società poco attenta all’inclusione, finiscano per essere considerate un po’ come specie in via d’estinzione, quindi da tutelare.

C’è chi “assume donne che hanno passato gli anta” perché già hanno figli

Proprio qualche giorno fa, hanno fatto discutere le affermazioni dell’imprenditrice e stilista Elisabetta Franchi che ha detto che “assume donne che hanno passato gli anta” perché già hanno figli. Affermazioni che qualcuno ha fortemente stigmatizzato come sessiste e discriminatorie ma che qualcun altro ha invece considerato un tentativo di sollevare un dibattito anche su aspetti organizzativi che riguardano le dinamiche aziendale e rispetto alle quali si registra l’assenza dello Stato e di adeguate tutele verso tutti i soggetti coinvolti.

Il gap di genere non si colma soltanto con il Pnrr

“Il Pnrr non è la salvezza da tutti i mali. Ma può essere una matrice”, ha spiegato il ministro, il quale sa bene che il gap di genere non si colma soltanto con ingenti risorse economiche ma anche e soprattutto lottando contro una subcultura fatta di stereotipi e luoghi comuni duri a morire.

In Sicilia le donne solo il 31,7% degli occupati

Se poi guardiamo alla Sicilia, i numeri sono impietosi: nel Rapporto Bes 2021, l’Istat evidenzia come il tasso di occupazione nell’Isola sia inchiodato al 44,5%. Di questi, il 57,8 degli occupati sono uomini e solo il 31,7 donne.
In Italia, sottolinea l’Istat, la ripresa nel 2021 è stata più forte per le donne ma restano loro i soggetti più colpiti nel 2020 dagli effetti della pandemia sul mercato del lavoro. Nonostante, infatti, il tasso di occupazione femminile sia salito al 53,2%, con un aumento di +1,1 punti sul 2020 (l’aumento si è fermato a 0,6 punti per gli uomini), il recupero rispetto al 2019 è stato simile per uomini e donne (i tassi sono inferiori di -0,9 e -0,7 punti rispettivamente).
Il gap di genere, salito a 19,8 punti nel 2020, nel 2021 diminuisce pur rimanendo molto alto (19,3 punti). Il dato dell’ultimo trimestre 2021 mostra invece un recupero per le donne (+1,0 punto) rispetto al corrispondente trimestre del 2019, che non avviene per gli uomini (-0,3 punti), portando il gap a 18,4 punti nel quarto trimestre 2021.

Ma le brutte notizie non finiscono qui. Le donne tra i 25 e i 49 anni sono occupate nel 73,9% dei casi se non hanno figli, mentre lo sono nel 53,9% se hanno almeno un figlio di età inferiore ai 6 anni; il rapporto tra i loro tassi di occupazione (con al denominatore quello delle donne senza figli), moltiplicato per 100, risulta pari a 73 (un valore pari a 100 indicherebbe l’uguaglianza tra i due tassi) ed è di circa 1 punto più basso rispetto a quello dell’anno precedente.

A cosa è dovuto il calo? Soprattutto all’aumento del tasso di occupazione delle donne senza figli (+1,9 punti rispetto al 2020) e si verifica nel Nord (il rapporto passa da 80,2 a 77,6) e nel Mezzogiorno (da 67,6 a 65,2), ma non nel Centro dove l’indicatore aumenta (da 81,0 a 84,5) per effetto della crescita del tasso di occupazione tra le donne con figli piccoli.

Nel Mezzogiorno lavora solo il 35,3% delle donne con figli piccoli

La situazione di maggior difficoltà rimane comunque nel Mezzogiorno, dove lavora solo il 35,3% delle donne con figli piccoli, quasi la metà rispetto al Centro (62,7%) e al Nord (64,3%).
Il gap tra le donne con figli in età prescolare e senza figli, tuttavia, si riduce all’aumentare del livello di istruzione: il valore del rapporto raggiunge quasi quota 93 (in aumento rispetto al 2020) se la donna ha almeno la laurea, scende a 70,9 se il titolo di studio è secondario superiore e crolla a 48,7 per le donne con al massimo la licenza media.

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