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venerdì 25 Giugno 2021 - 00:00

Quanto sarebbe bello pensare ad un’Italia libera da preconcetti e discriminazioni

di Maria Laura Paxia

Le donne Italiane, noi donne italiane… mi viene da sorridere perché il mio pensiero vola indietro nel tempo quando nelle piazze, tra la gente e successivamente tra le Aule Parlamentari una donna, una combattente, oserei dire una sopravvissuta affermava che “Dal momento che alla donna è stata riconosciuta, in campo politico, piena eguaglianza, col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di cittadina”: le parole di Nilde Iotti risuonano stonate dal secondo dopoguerra, lei, che con grande consapevolezza e profonda dedizione, ci ha lasciato un’eredità che non possiamo cancellare e che purtroppo ancora oggi non riusciamo a prendere e fare nostra.

La storia insegna e ci rende più consapevoli rispetto alle scelte future ma se guardiamo al presente ci rendiamo conto che viviamo un’Italia ancora e profondamente oserei dire patriarcale. Sfogliando i dati ufficiali non posso fare altro che provare sgomento, io che sono una donna e che riconosco la fatica, le rinunce, lo spirito di sacrificio e le umiliazioni che subiamo soprattutto in ambito lavorativo. I dati della nostra mortificazione sono sotto gli occhi di tutti e ci raccontano di un mondo femminile che nonostante consegua titoli di studio più elevati e con più alte valutazioni rispetto al genere maschile, subisce il peso di un’arretratezza culturale che la colloca in una posizione estremamente marginale nel mondo del lavoro: le donne Manager sono il 25% del totale posti dirigenziali, la presenza delle donne nella politica nazionale si attesta intorno al 30%, mentre a livello locale la quota scende sensibilmente, con una percentuale che si aggira al di sotto del 10%.

E’ necessario un nuovo approccio della politica, anche a livello locale e mi riferisco alla classe politica siciliana perché nella nostra regione la presenza delle donne nelle amministrazioni è solo del 25% ed in quest’ottica, non posso che accogliere con favore la “provocazione” lanciata da alcune colleghe deputate a tutti i partiti di candidare una donna alla Presidenza della Regione Sicilia. In compenso un altro dato non certamente confortante ci racconta che la stragrande maggioranza delle donne, oltre il 95%, si occupa in via esclusiva dei figli e della gestione della casa.

Anche il divario salariale, il cosiddetto gender pay gap, è ormai diventato un’emergenza e non possiamo ignorare che le donne percepiscono, a parità di mansione almeno il 12,5% in meno rispetto ai colleghi uomini. A questo proposito in questi giorni in Commissione lavoro è stata approvata all’unanimità il testo di legge sulla parità salariale che dunque a breve traghetterà al Senato per l’approvazione definitiva: un primo ed importante passo che deve ancor più spingerci a fare bene e meglio affinché non ci siano più differenze di genere, perché le discriminazioni soffocano le opportunità, sprecano il talento necessario per il progresso economico ed accentuano le tensioni sociali e le disuguaglianze.

La parità di genere non è un principio, ma è un obiettivo che si può raggiungere non solo con un profondo cambiamento culturale, ma anche intervenendo in modo efficace sul nostro sistema di welfare, che deve decisamente funzionare meglio rispetto a quanto fatto fino ad ora.

Il Presidente del Consiglio, con sincerità, ha ammesso che a questo ritmo in Italia, fanalino di coda dell’UE, la parità di genere all’interno delle cariche pubbliche forse si raggiungerà non prima del 2077. Non dimentichiamo, da ultimo, che a causa della pandemia abbiamo perso oltre 400.000 posti di lavoro di cui 300.000 erano occupati da donne.

Alla luce di queste considerazioni concludo con una domanda che pongo sempre più spesso a me stessa: ma quanto sarebbe bello pensare ad un’Italia libera da preconcetti, discriminazioni e quanto sarebbe tutto più facile se tra uomini e donne fosse equamente distribuito il lavoro, la gestione della famiglia, l’ambizione e la soddisfazione di poter decidere e pensare liberamente?

Io sono una donna ed in questo sogno ci credo e per questo lotterò al fianco delle donne, per le future generazioni e per lasciare alle nostre ragazze un mondo più equilibrato, giusto e libero.

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