Home » Rubriche » Cultura e civiltà ebraica » Le donne nell’ebraismo

Le donne nell’ebraismo

Le donne nell’ebraismo
Torah – (foto Imagoeconomica)

Le grandi figure femminili della Torah che sfidarono il patriarcato

La prossimità della festa della donna è un’occasione per dare un’occhiata, anche se a volo di rondine, sulla concezione del femminile nel mondo ebraico. Incominciamo dall’inizio di tutto. “E disse il Signore. Non è bene che l’uomo sia solo; gli farò un aiuto simile a lui” (Gn 2:18). Si parla per la prima volta di Eva ed essa sembrerebbe apparire, nel grande teatro del creato, con un semplice ruolo ancillare e di aiuto per il primo uomo, che da solo aveva partecipato alla creazione, dando un nome a tutti gli animali. In corso d’opera l’Eterno sembra correggersi. Infatti è scritto: “E formò il Signore Iddio dalla costola che aveva preso dell’uomo una donna e la portò all’uomo.” La donna è estratta dal fianco, per stare a lato dell’uomo, per essere sua pari. Questo lo ha ricordato Roberto Benigni, quando, nel dicembre del 2014 durante lo show televisivo della Rai sui Dieci Comandamenti, recitando un passo del Talmud, ha pronunciato queste parole: “La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai suoi piedi perchè debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale”.

Eva nella Torah: la prima rivoluzionaria della Bibbia tra parità e conoscenza

Quindi, una lettura approfondita ed arricchita dalle opportune riflessioni della Bibbia (Torah) ci fornisce un’idea iniziale, già risalente al momento della creazione, della parità tra i due generi. Certamente il pensiero di Dio è imperscrutabile per l’uomo, ma per quel che appare in superficie, con queste parole delle Scritture venivano poste le basi del patriarcato, su cui gli uomini, nei secoli, avrebbero edificato il loro progetto di predominio. Ma Eva non era d’accordo. Erri De Luca, con la sua ultima opera (Prime Persone, Ed. Narratori – Feltrinelli – ottobre 2025) ce lo ricorda. In queste pagine, la prima donna del mondo, se non proprio intesse una propria difesa, ma certamente chiarisce di non essere seconda al suo uomo. Infatti, precisa Eva: “Venni estratta da Adamo, ma fui perfezionata rispetto all’uomo che era il prototipo”. E non a caso la donna conclude il ciclo della creazione, il top a cui il genere umano poteva aspirare, quasi a sugellare il completamento e la pienezza della creazione. Colse il frutto dall’unica pianta proibita, che mai sarebbe caduto per inerzia, ed a quel punto le si aprirono gli occhi della conoscenza, frutto che subito condivise con Adamo, che di certo non ha assunto alcuna iniziativa nella prima e più importante trasgressione della storia dell’umanità.

Eva si riconosce artefice della libertà e per questo accetta di buon grado la via dell’esilio, quando le porte dell’Eden si serreranno per sempre alle sue spalle.

Le Matriarche dell’ebraismo: Sarah, Rebecca, Rachele e Lea tra saggezza e coraggio

Se Eva è la prima rivoluzionaria della Torah (Bibbia) nel proseguo del grande racconto delle scritture non mancano le donne che infrangono le antiche ed immutabili leggi poste dagli uomini. E che dire delle Matriarche, ancor oggi venerate in tutte le religioni abramitiche. La prima Sarah, moglie di Abramo, l’uomo a cui Dio parlava, e a cui l’Eterno dice: “ascolta la sua voce”, che non vuol dire obbedisci ciecamente a tua moglie, bensì cerca nelle sue parole la profonda saggezza, una saggezza che tu non hai. Poi Rebecca che sovverte le immutabili regole della primogenitura, che sostituisce il figlio minore Giacobbe, ricco di qualità morali e più idoneo a curare la sorte della stirpe, rispetto all’irruento Esaù che ne aveva diritto ma non le virtù, in quanto troppo impulsivo ed istintivo, caratteristiche che non si adattano a chi deve governare. E per questa sua percezione non si astiene dall’ingannare il vecchio Isacco, marito la cui vita, ormai carica d’anni, lo rendeva cieco nella vista e nella percezione ed in conseguenza lo induceva a sottostare acriticamente alle granitiche regole dei Padri. Ed ancora Rachele e Lea, due sorelle che amano e si lasciano amare da un unico uomo Giacobbe che entrambe aveva sposato, nel fedele rispetto di una loro solidarietà familiare che serve a fronteggiare le avversità della vita.

Il femminile come forza di riequilibrio nel patriarcato biblico

Queste donne dell’antichità più lontana, hanno dimostrato di avere una marcia in più, come si direbbe oggi. Quindi, a ben vedere, anche in quell’epoca in cui il patriarcato era saldamente imperante, il femminile è riuscito ad essere nel contempo un sostegno nonché uno strumento per riequilibrare l’operato dell’uomo, riuscendo ad essere il nodo della trama della grande orditura del corso della vita. Donne veramente rivoluzionarie ed in grado di costituire quella eccezione che fa la differenza. Donne così determinate e capaci, in grado di comprendere nel profondo quel che era veramente giusto e piegare alla legge della coscienza, le algide regole delle norme scritte e della tradizione.

Un augurio di felice e consapevole festività alle care Lettrici.