Dalle prime ore del giorno oltre 30 finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno eseguito, nelle Province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma, un’ordinanza emessa dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura Distrettuale etnea, con cui è stata disposta la misura di prevenzione della “amministrazione giudiziaria”, ai sensi del Testo Unico Antimafia, nei confronti di una nota azienda operante in Sicilia, la Servizi Terminalistici SRL con sede operativa a Palermo.
L’operazione nella ricostruzione della Guardia di Finanza
Non si tratta di un sequestro. Ma di una misura di prevenzione, prevista dal codice antimafia, che prevede un periodo di accompagnamento definito “amministrazione giudiziaria” che ha il fine di controllare e creare “anticorpi” su eventuali rischi di infiltrazioni criminali. Per un anno quindi i gestori saranno sostituiti con amministratori giudiziari che sono stati nominati dalla magistratura.
L’azienda destinataria dell’operazione è come detto l’EuROPEA Servizi Terminalistici (sigla Est) con sede legale a Palermo, che opera nel settore delle attività di gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci negli scali portuali di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.
Il provvedimento giudiziario è l’ultimo tassello dell’operazione denominata “Lost&Found”, condotta l’anno scorso dal Gico del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della guardia di finanza di Catania, che aveva portato all’arrestonei confronti di alcune persone (poi il Riesame ha ridefinito alcune posizioni) in riferimento a un traffico internazionale di cocaina.
Traffico di droga e mafia
La droga arrivava a Catania dentro i container. Gli input investigativi sono partiti dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Liistro, ex esponente del clan Cappello. E ci furono anche alcuni accenni in verbale di interrogatorio di un mafioso di Monte Po che diedero alcuni input investigativi alla Finanza.
Le indagini hanno portato a scoperchiare una sorta di “subappalto” al clan Pillera che prevedeva – a fronte di un compenso pari al 30-40% del quantitativo – il supporto per l’ingresso di cocainaa bordo di navi cargo provenienti dal Sud-America. La figura chiave, secondo la tesi della procura di Catania, è Angelo Sanfilippo, 60 anni, già condannato per narcotraffico.
I figli di Sanfilippo, fra cui Melino, sono dipendenti dell’EuROPEA Servizi Terminalistici, che cura i servizi di logistica al porto di Catania. Sanfilippo avrebbe creato un rapporto con Angelo Di Mauro “veleno” considerato dagli investigatori uomo del clan Pillera-Puntina.
Le indagini hanno portato a intercettare carichi di droga per oltre 215 kg. Il progetto di importare 300 chili poi non si è invece concretizzato.
Una volta ricostruiti i ruoli dei figli di Sanfilippoall’interno della Est sarebbe emersa l’esistenza di un “rapporto consolidato e datato nel tempo tra il dipendente storico della società, Angelo Sanfilippo” – ritenuto contiguo ai Pillera-Puntina – e la “direzione aziendale”
Il Tribunale di Catania, scrive che la Società – oggi destinataria del provvedimento – “non sarebbe rimasta estranea al contesto criminale‘ ma “si è inserita, anche attraverso l’inerzia o la tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo agevolativo stabile”, che ha rafforzato la capacità operativa di uomini appartenenti o contigui a sodalizi mafiosi e ne ha favorito l’attività di traffico internazionale di stupefacenti.
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