Libri, "Il vestito dei sogni", ossia la Moda a Catania - QdS

Libri, “Il vestito dei sogni”, ossia la Moda a Catania

Pietro Crisafulli

Libri, “Il vestito dei sogni”, ossia la Moda a Catania

giovedì 24 Giugno 2021 - 13:38

Presentato nell'Archivio di Stato con una sfilata con musica, il volume della direttrice Maria Nunzia Villarosa, che narra della creatività nella Milano del Sud attraverso gli articoli di stampa

Nella corte dell’Archivio di Stato di Catania, con una festa che ha messo insieme musica e sfilate d’abiti da giorno, da sera e costumi da bagno, è stato presentato il libro “Il vestito dei sogni”, scritto dalla direttrice dell’Istituzione, Maria Nunzia Villarosa.
Il volume, edito da Maimone, ha una prefazione di Liliana Nigro, docente di Fashion Design dell’Accademia di Belle Arti di Catania, e descrive il mondo della moda catanese dagli anni Trenta agli anni Settanta del secolo trascorso.


“‘Il vestito dei sogni’ – ha spiegato Maria Nunzia Villarosa – è un libro che sintetizza la storia della Moda a Catania, in Italia e all’estero, vista attraverso gli articoli di stampa. Tratti dai giornali d’epoca conservati nell’Archivio di Stato di Catania. Da questi articoli emerge sia l’importanza dell’industria manifatturiera, di quella tessile, insomma dell’aspetto commerciale della Moda a Catania, con le sue eccellenze nei vari decenni, e sia i marchi locali che l’hanno caratterizzata. Parliamo di negozi come Caflish, Velis, Barbisio, Sciolto, e anche La Rinascente, fino ad arrivare agli anni Settanta con Madame de Pompadour”.


“Si tratta insomma – ha aggiunto – di un revival della Moda che valorizza un patrimonio enorme della città in termini di creatività e di vocazione commerciale, visto che in quel tempo Catania era considerata la Milano del Sud. Un libro che vuol raccontare il Made in Catania, particolare declinazione di quel Made in Italy noto in tutto il mondo soprattutto a partire dagli anni Sessanta”.

“Una riuscitissima ‘Festa della musica’ – ha commentato Liliana Nigro – in cui i veri protagonisti sono stati cinque davvero bravi allievi del corso di Storia del costume per lo spettacolo dell’Accademia di Belle Arti di Catania: Giordana Fichera, Flavio Massimo Nisi, Emanuele Ricchena, Serena Siclari e Matteo Siculo. E con loro il maestro Luigi Zimmitti, che ci ha fatto magicamente sognare con le note del suo sax. A giudicare dagli applausi, energici e calorosi, gli abiti sono stati molto apprezzati dal pubblico. E noi siamo molto contenti: ci piace uscire fuori dalle mura dell’Accademia per dimostrare alla città di Catania quanto la Cultura e l’Arte riescano a essere in sinergia”.


A chiudere la manifestazione, pima degli immancabili bambini con il tricolore sulle note dell’Inno di Mameli, un sontuoso abito realizzato dall’Atelier Valentina Sposa di Simona Pettinato, figlia dell’attrice e modella catanese Gianna Baragli.

“‘Il vestito dei sogni’ – ha raccontato l’autrice del libro – è un progetto che sintetizza anche il mio modo di essere, la mia storia personale. Mio padre, quand’ero piccola, vendeva macchine da cucine e organizzava corsi che mi diedero modo di cominciare ad apprezzare l’arte del tessile”.

“Inoltre – ha aggiunto – a Francofonte, il mio paese, quand’ero bambina, mia nonna, che da giovane aveva vissuto a Catania, mi parlava sempre di questa città bellissima posta sotto un vulcano. Una città caotica, dalle infinite contraddizioni, il cui centro pullulava di negozi d’ogni genere. E non solo: come mi ricordò dieci anni una signora fa durante la mostra che ispirò il progetto di questo libro, a Catania in via Garibaldi, in via Manzoni, a ogni porta non c’erano negozi, ma botteghe di modiste. Perché i Catanesi non rivedevano, ma producevano, creavano arte, stile. Ecco perché ho voluto realizzare questo libro che serve a ricostruire la storia della Moda nella nostra città”.


E la degna cornice per la presentazione del volume è stata la sfilata, realizzata grazie alla direzione artistica di Liliana Nigro. La docente è stata lodata dal direttore di Aba Catania, Vincenzo Tromba, che ha affermato: “Noi in Accademia abbiamo un vulcano che, invece di riempire la città di cenere, la riempie di bellezza”.

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