Un recente report dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, nel 2026 si registrerà il Pil nazionale supererà i 2.300 miliardi di euro. Poche le sorprese: l’Emilia Romagna sorpassa il Veneto, diventando di fatto il cuore pulsante della crescita economica del Paese, e lo sviluppo resta di fatto in mano a tre “giganti” del centro-nord (oltre a Emilia-Romagna e Veneto, figura nel podio – più giù – il Lazio). La Sicilia, e questo sorprende un po’ di meno, rimane fanalino di coda: nonostante i risultati importanti degli ultimi anni, per l’Isola si prevede nel 2026 una crescita del PIL di appena +0,28%. Fanno peggio solo Basilicata (+0.25) e Calabria (+24).
Con alcune province siciliane che potrebbero perfino perdere in termini di PIL, la preoccupazione per lo stato di salute dell’economia isolana rimane un tema centrale all’inizio del nuovo anno. La questione è destinata ad arrivare anche sul tavolo delle istituzioni europee: l’eurodeputato siciliano Giuseppe Antoci, infatti, ha depositato un’interrogazione alla Commissione europea. Obiettivo? Comprendere quali siano le misure previste per sostenere la crescita siciliana ed evitare che l’enorme potenziale dell’Isola venga sprecato o addirittura “perso”.
PIL 2026 e la crescita fragile della Sicilia, i dati
Come già anticipato, per l’Isola nel 2026 si prevede una crescita al +0,28%. Numero ben lontano da quello della già fiorente Emilia Romagna, al +0.86% e in fase di forte crescita grazie ai risultati del settore della metalmeccanica, dell’automotive e delle biotecnologie. Non è questo, però, il dato più preoccupante. Ci sono due province per le quali il report della CGIA prevede perfino una contrazione del PIL e sono due province siciliane: Enna (-0,02%) e Ragusa (-0,05%). Non decrescono, ma non brillano neanche le altre province siciliane: il capoluogo siciliano ottiene l’80esimo posto (su 107 province italiane considerate nel rapporto) con un +0,44, segue Catania (89esimo posto, +0,36); ben più basse Messina, Siracusa e Trapani, che occupano rispettivamente le posizioni numero 97, 100 e 101 con una variazione di PIL prevista del +0,26%, del +0.23 e del +0.18.
Anche se la Sicilia ha avuto un suo interessante percorso di crescita, messo in risalto – durante il recente discorso di Natale – dal presidente della Regione Schifani, non solo il PIL regionale rimane lontano da quelli del Nord Italia ma il divario rischia di crescere ancora senza un programma strategico che passa necessariamente anche dagli interventi europei a sostegno dell’Isola.
L’interrogazione di Antoci
Partendo dai dati dell’Ufficio Studi della CGIA, l’eurodeputato Giuseppe Antoci ha espresso preoccupazione per le previsioni di crescita del PIL del 2026 e depositato un’interrogazione alla Commissione europea auspicando misure concrete per lavorare sui veri punti deboli dell’Isola e – più in generale – del Mezzogiorno, dalle infrastrutture, alla transizione digitale e green, all’occupazione.
“Non basta dire che l’Italia cresce se poi una regione resta in coda e due province vanno in contrazione, significa che la crescita non è equilibrata e che il rischio di divari più profondi è reale – dichiara Antoci – L’Europa dispone di strumenti e risorse, ma devono essere messi al servizio dei territori che faticano di più, con un supporto concreto sulla capacità amministrativa e con una selezione dei progetti che premi qualità, impatto e tempi di realizzazione”.

