L'olio d'oliva potenziale attrazione turistica per l'Italia, partendo dalla Sicilia fino al Garda - QdS

L’olio d’oliva potenziale attrazione turistica per l’Italia, partendo dalla Sicilia fino al Garda

redazione web

L’olio d’oliva potenziale attrazione turistica per l’Italia, partendo dalla Sicilia fino al Garda

lunedì 02 Dicembre 2019 - 07:09
L’olio d’oliva potenziale attrazione turistica per l’Italia, partendo dalla Sicilia fino al Garda

Ma manca un'adeguata informazione al riguardo e occorre investire in promozione. I numeri del rapporto sull'oro verde presentato a Siena in occasione del venticinquesimo anniversario dell'Associazione nazionale Città dell'Olio (Anco). Crescono i turisti dell'olio e sei su dieci desiderano produrlo. Il sessanta per cento dei visitatori stranieri in Italia vorrebbe che nei ristoranti, oltre alla carta dei vini, ci fosse quella degli oli. Tempo d'acquisti dell'olio novello nei frantoi e nelle aziende agricole. In Sicilia qualità eccellente e aumento del 35% rispetto alla disastrosa annata 2018

Tempo di acquisti dell’olio novello nei frantoi e nelle aziende agricole che, dal Garda alla Sicilia, contribuiscono ad abbellire il paesaggio rurale italiano.

Guadagna terreno il turismo dell’olio e l’interesse di vivere esperienze più complete nel mondo dell’oro verde.

Dai numeri del rapporto “La valorizzazione turistica dell’olio”, presentato a Siena, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Associazione nazionale Città dell’Olio (Anco), emerge che al 61% dei viaggiatori piacerebbe partecipare alla raccolta delle olive e produrre il proprio olio.

I viaggiatori del gusto e il turismo oleario

Lo studio, che mette in luce potenzialità del turismo legato alle produzioni olivicole e che è redatto dalla docente universitaria ed esperta di turismo enogastronomico Roberta Garibaldi, registra un interesse per l’extravergine che tocca il 79% dei viaggiatori del gusto, con la richiesta di abbinare il prodotto a piatti e specialità del luogo.

La ricerca, nel sottolineare che l’olio “non è solo un elemento connotante un territorio, ma diviene una potenziale attrazione turistica alla luce del crescente interesse da parte della domanda e il successo degli eventi organizzati dalle Città dell’Olio”, segnala inoltre che il 69% vorrebbe vivere esperienze culinarie negli uliveti, mentre il 60% dei turisti italiani vorrebbe poter degustare diverse tipologie di olio e trovare una carta dell’olio specifica in abbinamento ai piatti proposti dai ristoranti.

Serve un Museo nazionale dell’olio

Il desiderio nei confronti dell’olio si manifesta poi in un 49% degli italiani che vorrebbe visitare un Museo nazionale dell’olio.

C’è inoltre un 41% interessato alle attività artistiche negli uliveti (41%) e un 64% di turisti che si mostrano particolarmente curiosi di scoprire gli aneddoti dell’azienda e del territorio.

La mancata informazione non fa crescere il turismo

Piace anche l’idea di conoscere e interagire direttamente con il proprietario (57%) dell’azienda agricola. E’ espresso un forte apprezzamento verso i frantoi storici (76%) e le distese di ulivi secolari (70%). Il rapporto evidenzia però che il 55% dei turisti interessato alle esperienze a tema olio non vi ha tuttavia partecipato nel corso dei suoi più recenti viaggi.

Il motivo è addebitato a una mancata adeguata informazione al riguardo. Ed è di tutta evidenza che occorra investire in comunicazione e promozione per sostenere il settore.

Le stime Ismea sulla produzione italiana

Intanto, il comparto oleario italiano, dal punto di vista produttivo, registra una ripresa: le prime stime Ismea, realizzate in collaborazione con Unaprol, indicano una produzione di 321 mila tonnellate.

In aumento dell’84% sullo scorso anno. Resta acceso però il problema dei prezzi del prodotto, ritenuto ai minimi dagli operatori.

La questione, con probabilità, sarà affrontata mercoledì con il Tavolo di filiera convocato al ministero dell’Agricoltura dove sarà avanzata l’urgenza di un Piano olivicolo nazionale.

A livello mondiale la produzione 2019 viaggia intorno a tre milioni di tonnellate.

La situazione in Sicilia è molto buona

In Sicilia la situazione 2019 – secondo i dati diffusi da Cia-Agricoltori Italiani, Italia olivicola e Associazione italiana frantoiani oleari – sarebbe molto buona: qualità eccellente dell’olio e produzione in risalita rispetto alla, disastrosa, annata precedente.

Complessivamente si può stimare per la Sicilia un’annata in crescita del 35% che porterebbe il quantitativo stimato a superare le 24.000 tonnellate, produzione incoraggiante ma oltre il 50% al di sotto di quella espressa in passato da annate di carica.

Certo, nella regione ci sono differenze territoriali.

La situazione nella Sicilia orientale

Nelle province orientali della regione gli effetti dei caldi venti di scirocco in fioritura si sono fatti sentire. In provincia di Messina ancora una annata negativa, anche se la produzione viene data in aumento rispetto allo scorso anno.

Per le province di Catania, Siracusa e Ragusa la campagna si presenta complessivamente discreta, quella che viene definita una mezza carica, che spinge stimare un quantitativo complessivo di circa quattromila tonnellate con variazioni percentuali provinciali disomogenee.

Catania fa registrare un netto incremento della produzione di olio rispetto all’anno precedente, in provincia di Siracusa l’incremento è più contenuto, riconducibile a un 40%, mentre per la provincia di Ragusa, si stima una produzione inferiore alla precedente campagna di circa il 20%.

La situazione nella Sicilia occidentale

In Sicilia occidentale, fatto centro a Sciacca, in provincia di Agrigento, e procedendo in direzione di Trapani, la varietà dominante è la Cerasuola, che rappresenta l’80% delle varietà presenti, e non si prevede di superare la produzione dello scorso anno che, qui come in generale per l’intera regione, era stato di scarica.

Più ci si sposta in direzione di Castelvetrano, cuore dell’olivicoltura trapanese, e più la produzione sembra scarsa perché a predominare è la varietà Nocellara del Belice che ha subito gli effetti negativi dei venti caldi in fioritura. La rimanente parte della provincia di Trapani, invece, presenta buoni risultati produttivi che portano la produzione provinciale media stimata a superare quella dello scorso anno di circa un 20%. A

Anche la provincia di Agrigento si presenta divisa in due perché procedendo in direzione di Agrigento si osserva la prevalenza della Biancolilla, varietà più tardiva, con ottime produzioni. Inoltre, i comuni di questa zona si trovano a un livello più alto sul livello del mare cosa che ha contribuito a ridurre gli effetti del caldo eccessivo, contrariamente a quanto accaduto in zone più basse. La difformità produttiva sul territorio, tra oliveti e alle volte all’interno degli oliveti stessi, per il cambiare delle varietà presenti, è comunque una caratteristica estendibile a tutta la regione.

In provincia di Palermo la produzione viene stimata in crescita, raddoppiata rispetto all’anno precedente che però ricordiamo era stato poco produttivo.

Nella provincia di Caltanissetta, anch’essa divisa in due parti, nella zona costiera la produzione è presente grazie alla varietà Biancolilla, anche se a macchie, e quella interna, paragonabile alla risposta produttiva della provincia di Enna piuttosto scarsa.

Il 7 dicembre, dopo la pubblicazione mensile edita da “Olio Officina” sugli assaggi dell’olio, sarà presentata a Roma, a beneficio degli appassionati, “Flos Olei 2020”, guida sugli extravergini di tutto il mondo.

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