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Lollobrigida: attività venatoria va regolata e colpita illegalità

Lollobrigida: attività venatoria va regolata e colpita illegalità

A opposizione: non avete votato neanche emendamento bracconaggio

Roma, 14 mag. (askanews) – Gli emendamenti alla riforma della 157 del 1992 approvati ieri nelle commissioni congiunte Agricoltura e Ambiente del Senato “ci permettono di sperare che i lavori parlamentari portino a compimento un processo che è iniziato proprio qui nella scorsa legislatura”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, rispondendo al question time al Senato a una interrogazione sugli effetti per il comparto primario di una possibile estensione del periodo di caccia nelle aziende agri-turistico-venatorie.

“Abbiamo anche ieri approvato un emendamento contro il bracconaggio triplicando, quadruplicando le sanzioni penali per i bracconieri e purtroppo – ha sottolineato il ministro – nemmeno in quell’occasione avete votato a favore dell’emendamento per contrastare il bracconaggio in Italia”.

“L’attività venatoria è un’attività legale per quanto uno possa volerla o non volerla, condividerla o non condividerla – ha quindi aggiunto Lollobrigida – e come tutte le attività legali va regolata e bisogna colpire chi agisce fuori dalle regole. Ora l’iter del disegno di legge proseguirà dapprima in Aula e poi alla Camera”.

Per quanto riguarda la possibilità di sanzioni da parte dell’Europa, il ministro Lollobrigida ha spiegato: “rispetto lo scambio epistolare tra uffici, e garantisco che tutte le considerazioni che provengono dalla Commissione europea sono oggetto di approfondimento tecnico. Quando si tratta di questioni tra burocrati discutono i burocrati affinché poi, preso atto di quello che determinano, la politica possa esprimersi in sede di discussione. Non intendiamo interrompere i lavori legislativi, né quelli del governo, per una lettera di un burocrate”, ha precisato.

Inoltre, “la conversione delle aziende faunistico-venatorie in aziende agroturistico-venatorie non sarà affatto automatica. ma autorizzata dalle Regioni all’esito di un procedimento amministrativo che richiede il rispetto di condizioni particolarmente rigorose. Voglio però essere chiaro su un passaggio – ha concluso il ministro – l’impianto normativo italiano in senso ampio e generale prevede di considerare criminale, delinquente, colui che compie un reato, non quello che esercita un’attività prevista dalla legge, ma semmai chi intende impedirlo violandola, e questo vale anche per l’attività venatoria”.