Long Covid, cosa è, quanto dura e come curare i sintomi post malattia

Long Covid, cosa è e come si curano i sintomi dopo il tampone negativo

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Long Covid, cosa è e come si curano i sintomi dopo il tampone negativo

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lunedì 11 Aprile 2022 - 18:27

Anche se negli ultimi giorni la curva dei contagi ha iniziato a decrescere, preoccupa il cosiddetto Long Covid, ovvero la persistenza di alcuni sintomi a distanza di tempo dalla negativizzazione

Non sempre il Covid finisce con un tampone negativo. Anche se negli ultimi giorni la curva dei contagi ha iniziato a decrescere e la pressione sugli ospedali è sempre meno forte, preoccupa il cosiddetto Long Covid, ovvero la persistenza di alcuni sintomi anche a distanza di tempo dalla negativizzazione.

I sintomi del Long Covid

Tra i sintomi più diffusi: astenia cronica, spossatezza, difficoltà di concentrazione, mancanza di fiato, mal di testa, perdita del gusto e dell’olfatto, mal di gola, livelli di stress incrementati, mente annebbiata. Anche la disfunzione erettile può tuttavia comparire proprio come sintomo del long-Covid.

Quanto durano gli effetti del Long Covid

Nella maggior parte dei casi, secondo quanto riferisce l’Oms, il Long Covid si manifesta ancora per cinque settimane dopo la guarigione, in molti altri casi gli effetti durano anche tre mesi e, in chi ha avuto forme più gravi ed è finito in ospedale, i segni del Covid si possono far sentire anche a distanza di un anno.

L’Iss di recente ha ricevuto un finanziamento dal ministero della Salute per approntare una serie di centri clinici per affrontare questa malattia.

Cos’è la nebbia cognitiva

Una delle conseguenze da Covid-19, riscontrate a medio e lungo termine è quella che viene chiamata “nebbia cognitiva”, una sorta di rallentamento e stanchezza mentale, che colpisce le persone guarite che provano fatica nel fare le azioni del quotidiano come lavorare, guidare la macchina o fare la spesa.

Lo studio dell’Università degli studi di Milano

Dopo un anno questa nebbia si dirada, ma non sparisce. Questo il risultato di uno studio del Centro “Aldo Ravelli” del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’ASST Santi Paolo e Carlo e dell’istituto Auxologico Italiano IRCCS.

I risultati sono stati pubblicati sull’European Journal of Neurology. Lo studio è stato condotto su un gruppo di 76 pazienti ricoverati presso l’ASST-Santi Paolo e Carlo e sottoposti a diverse terapie con ossigeno in base alla gravità e ha evidenziato che il 63 per cento dei pazienti ha manifestato un disturbo/deficit cognitivo 5 mesi dopo le dimissioni ospedaliere e che il disturbo persisteva anche dopo 12 mesi nel 50 per cento dei pazienti.

Dolori al cuore

Ma tanti sono gli strascichi di Covid, che le persone hanno accusato anche al cuore. Non solo dolore al petto, palpitazioni e alterazioni del battito, ma anche stanchezza e difficoltà respiratorie sono un problema per il 10-30% dei pazienti contagiati, anche quattro o più mesi dopo la risoluzione dell’infezione.

Questi tipi di strascichi a livello cardiovascolare, classificati con il termine Pasc (Sequele Post Acute da Sars-Cov-2), sono stati studiati dagli esperti dell’American College of Cardiology.

Allenare il corpo a superare questo stress

Se il paziente ha avuto complicanze cardiache documentate durante l’infezione da Sars-CoV-2 o sintomi cardiopolmonari persistenti che non sono spiegati altrimenti – dicono gli esperti dell’Istituto – in cui quindi non c’è una malattia cardiologica pregressa, ma ci sono sintomi come tachicardia o una riduzione della capacità di allenamento rispetto a prima del contagio, è raccomandato inizialmente l’esercizio in posizione sdraiata o semi-sdraiata, come ciclismo, nuoto o canottaggio, per poi passare anche all’esercizio in posizione eretta man mano che migliora la capacità di stare in piedi senza affanno.

A Palermo si guarisce con l’Ozono terapia

Da Palermo arriva poi un percorso terapeutico innovativo per il recupero ottimale dei pazienti affetti da Long Covid, Biomedical Clinic, il centro di alta specializzazione diretto dal Dott. Riccardo Buscemi, ha strutturato una terapia specifica che sfrutta i benefici sinergici dell’Ossigeno Ozono Terapia Sistemica, della riabilitazione respiratoria e cardiovascolare, che favorisce il recupero del paziente già dalle prime sedute. 

L’azione antinfiammatoria dell’ozono

L’ozono, elemento naturalmente presente nel nostro organismo dalla grande azione antinfiammatoria, migliora la microcircolazione sistemica e favorisce la rigenerazione e il recupero delle funzioni cellulari, aiutando a combattere la fatica e lo stress fisico.

La validità dell’Ossigeno Ozono Terapia Sistemica per la cura della sindrome post covid è confermata da un recente studio pubblicato dall’European Review for Medical and Pharmacological Sciences.  Lo studio dimostra dunque che l’Ozono-Terapia Sistemica è in grado di recuperare la normale funzionalità e di alleviare il dolore e il disagio della sindrome da affaticamento cronico Post-Covid in più del 67% di pazienti affetti dai postumi del SARS-COVID 19.

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