Una sfida titanica, affrontata con la forza della determinazione e il supporto di una vera e propria rete umana. È l’impresa compiuta da Luigi Degli Occhi, sedici anni e un disturbo dello spettro autistico, che insieme all’alpinista Massimo Magnocavallo, ha scalato l’Etna partendo dalla quota zero del Mar Ionio fino a raggiungere i crateri sommitali a tremila metri di altitudine. L’iniziativa, denominata “Etna 2006-2026 dreaming return“, si è svolta tra il 21 e il 23 settembre 2026.
Un percorso duro, che ha richiesto due giorni di fatica e sudore per coprire l’enorme dislivello, partendo dalla spiaggia di Marina di Cottone e passando per il rifugio Brunek. Luigi comprende tutto perfettamente ma comunica rispondendo esclusivamente a domande chiuse, con un “sì” o un “no”. Eppure, passo dopo passo, ha portato a termine l’intero tragitto affidandosi totalmente alla guida del suo accompagnatore.
La sfida di scalare l’Etna e la vittoria, la storia di Luigi Degli Occhi
Il nome del giovane Luigi, peraltro, porta con sé un’eredità storica e culturale di grande spessore. La sua famiglia, di origini milanesi, vanta infatti legami profondi con la storia politica del nostro Paese e della stessa Sicilia. L’avvocato penalista Luigi Degli Occhi, nato a Milano nel 1892 (fratello del deputato Cesare, il bisnonno di Luigi), fu un fiero oppositore dei cedimenti verso il regime fascista e fondatore della rivista Il Commento, il suo nome ricorre frequentemente in documenti come l’Archivio storico per la Sicilia orientale per il suo impatto sulle dinamiche politiche meridionali del primo dopoguerra e per saggi di rilievo come Benedetto XV (1921). Una stirpe, insomma, abituata a non arrendersi di fronte alle salite più ripide, che si tratti di battaglie civili o di sentieri vulcanici.
“La figura della nostra famiglia che lei ricorda è stata un avvocato penalista di grido e un uomo politico, battagliero e sempre coinvolto con passione in quello che faceva. Certo, in Luigi e in Massimo rivedo quella stessa passione e quella tenacia”, ha commentato il papà di Lugi a cui abbiamo chiesto cosa pensa di queste imprese del figlio.
“È ormai da un paio d’anni che Luigi e Massimo si impegnano in queste difficili scalate. Assieme sono saliti sulla Punta Giordani nel massiccio del Monterosa, sul Petit Flambeau nel Monte Bianco, sul Kilimangiaro, hanno raggiunto rifugi in alta quota ai piedi del Cevedale e della Presanella, e altro ancora. Quest’ultima impresa, dunque, non mi ha sorpreso e mi ha confermato quanto forte sia il suo legame con Massimo. Salire così in alto per lui è una rivincita, un’esperienza estremamente formativa che lo gratifica e lo porta a contatto con gli altri e lo aiuta a superare i suoi limiti. E quando torna a casa lo vedo felice e pronto a reinserirsi nel quotidiano, con più fiducia in sé”, ha aggiunto.
La montagna non si domina con l’ego, ma si affronta facendo rete
Ad accompagnare Luigi e Massimo lungo i sentieri del vulcano c’era la presenza solida di chi l’Etna lo vive e lo protegge ogni giorno. Una carovana unita dall’affetto e dalla fatica, composta dal Corpo Forestale, dalle Guide Etna Nord, dalla Guardia di Finanza e dal Soccorso Alpino, affiancati da professionisti e amici come la storica guida vulcanologica Biagio Ragonese e il fotoreporter Giovanni Tomarchio. L’ennesima dimostrazione che i limiti si superano quando si è uniti.
L’iniziativa affonda le sue radici in un progetto strutturato. Massimo Magnocavallo, istruttore nazionale di alpinismo giovanile, nel 2015 ha unito le forze con un gruppo di dodici famiglie di ragazzi con disturbi del neuro-sviluppo per fondare l’associazione “I supersportivi”. Il metodo alla base dell’associazione è tanto semplice quanto radicale: trasformare l’attività motoria in uno strumento metodologico altamente abilitativo.
“Non voglio clamore, né che questi eventi vengano strumentalizzati”, precisa Magnocavallo. “Per Luigi, l’attività sportiva strutturata non è un passatempo per farlo svagare, ma un’opportunità di crescita reale”. La fatica fisica diventa così il mezzo attraverso cui superare i propri limiti, guardare in faccia le paure e, contemporaneamente, costruire un rapporto di fiducia inossidabile con le persone che affiancano i ragazzi durante la salita.
Una storia, quella di Luigi e Massimo, che lascia una lezione chiara per chiunque e ci ricorda come la vera bellezza risieda nel coraggio di affrontare le proprie paure. Le barriere, fisiche e mentali, non si abbattono a chiacchiere o con i buoni sentimenti, si scalano un passo alla volta, fidandosi ciecamente di chi ci cammina accanto.
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