PALERMO – Una delle tantissime testimonianze di come l’iter per l’accertamento di un caso di abusivismo edilizio e il successivo ripristino dell’ambiente in cui l’immobile è stato realizzato possa richiedere tempi molto lunghi arriva da Catania. Nei giorni scorsi, Palazzo degli Elefanti ha incassato il verdetto sfavorevole da parte del Consiglio di giustizia amministrativa in una vicenda che dal 2022 vede contrapposto il Comune ad alcuni privati proprietari di un immobile realizzato in zona Grotte Simeto.
L’ordinanza di demolizione e il ricorso dei proprietari
Quattro anni fa, dagli uffici partì un’ordinanza di demolizione nei confronti di un edificio “con destinazione residenziale composto da un solo piano fuori terra sul quale sono stati realizzati cinque vani catastali e con altezza all’intradosso del solaio di 300 centimetri, nonché la presenza di locali (probabilmente depositi) ormai diruti e privi di copertura”. I proprietari si rivolsero alla sezione etnea del Tar, proponendo un ricorso che puntava a vedersi riconoscere il fatto che la costruzione risaliva a epoca antecedente al 1967, anno fino al quale era possibile costruire fuori dai centri abitati anche in assenza di titoli abilitativi.
In primo grado, i giudici amministrativi hanno dato torto ai ricorrenti, confermando la legittimità dell’iniziativa del Comune e sottolineando come l’onere della prova spettasse ai proprietari del caseggiato. Una prova che non si sarebbe ricavata né dagli atti notarili presentati nel corso della causa, ma tutti aventi data dal 1973 in poi, né dai rilievi aerofotogrammetrici. Perlomeno quelli del 1965 non sarebbero sufficientemente chiari. Perso il ricorso di primo grado, i proprietari avevano dato disponibilità a demolire l’immobile comunicando però al Comune l’intenzione di valutare la possibilità di appellare la decisione del Tar davanti al Cga. E così è stato fatto. Nell’attesa che i giudici di secondo grado valutassero le richieste dei privati, l’iter è rimasto bloccato.
La sentenza del Cga e il nuovo esame del Comune di Catania
Il Consiglio di giustizia amministrativa, con una sentenza pubblicata a inizio anno, ha ribaltato il giudizio. Alla sentenza si è arrivati anche sulla scorta di una relazione prodotta da un verificatore terzo nominato dal collegio. “Il verificatore, chiamato a pronunciarsi sul quesito posto, ha così concluso: l’aerofotogrammetria del 1965 non è assolutamente leggibile e non può escludersi o confermarsi la presenza di un fabbricato rurale già esistente all’epoca”, si legge nella sentenza. Lo stesso tecnico ha affermato che dai controlli effettuati emerge che “l’immobile ha subito negli anni un aumento di superficie coperta, che può stimarsi oltre il doppio di quella risultante dalla carta aerofotogrammetrica del 1978, ma l’individuazione in termini qualitativi (semplici tettoie, verande, depositi, superfici abitative, vani tecnici, ecc.) e quantitativi più precisi non può farsi solo in base a documentazione non risultante in atti e si ritiene pertanto esuli dalle competenze dello scrivente verificatore”.
Alla base della decisione del Cga c’è una considerazione: il Comune di Catania – “premesso che l’aerofotogrammetria del 1965 effettivamente non si rivela idonea a dare risposte sulla presenza o meno dell’immobile a quella data e che le risultanze notarili successive depongono per una (non certa ma) verosimile esistenza del bene in data anteriore al 1967” – avrebbe dovuto approfondire l’istruttoria. In altre parole, nel caso specifico l’onere della prova si sarebbe trasferito alla pubblica amministrazione. “Gli elementi documentali e fattuali versati nella sede procedimentale (e in giudizio) dalle parti, come confermato dalle risultanze di verificazione, evidenziano – si legge – la presenza di una istruttoria difettosa del Comune, il quale, in presenza degli elementi di cui si è detto, avrebbe dovuto avviare un’attività volta ad approfondire la effettiva collocazione temporale dell’edificazione”.
Il Comune rinnova l’istruttoria sull’immobile di Grotte Simeto
Davanti al capovolgimento della contesa giudiziaria, il Comune di Catania ha annullato l’ordinanza di demolizione. Ma al contempo ha dato mandato agli uffici di rinnovare l’istruttoria relativa all’immobile, con l’obiettivo di raccogliere stavolta elementi sufficienti a dimostrare che la casa in Grotte Simeto è realmente abusiva e va demolita.

