Istanbul, 23 ott. (askanews) – La riunione inaugurale del formato “4+4”, che oggi a Istanbul ha visto sedersi attorno a un tavolo i ministri degli Esteri degli ‘E4’ (Italia, Francia, Germania, Regno Unito) e i ministri degli Esteri degli ‘R4’ (Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto), ha registrato una profonda “sintonia tra paesi europei e paesi musulmani”. Come ha spiegato il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, “di fatto si è costituito un gruppo di lavoro tra questi paesi per cercare di raggiungere risultati positivi”, “attraverso la diplomazia”, sulle principali crisi mediorientali, ovvero i conflitti tra Usa-Israele e Iran e tra Israele e milizie armate palestinesi. “Ci riuniremo a Berlino, al Cairo e poi a Roma per continuare a lavorare a favore della pace”, ha annunciato il ministro, spiegando che “lavoriamo a una soluzione diplomatica per risolvere le principali crisi in Medio Oriente e nel Golfo. Crediamo nell’importanza strategica di questo gruppo di lavoro, un formato in grado di affrontare in maniera efficace i problemi derivanti dai prezzi del petrolio e del gas, di mitigare la crisi economica e sociale che stiamo affrontando”.
Un modo, evidentemente, anche di approfondire un dialogo tra Paesi europei e Paesi islamici per poter far fronte insieme a iniziative unilaterali di Usa e Israele ritenute dannose, come – stando a quanto paventano numerosi analisti – una ripresa del conflitto con l’Iran subito dopo le elezioni americane di Midterm. Per non parlare delle azioni di Israele a Gaza e in Cisgiordania, che rischiano di compromettere irrimediabilmente la strada per la soluzione “Due popoli – Due Stati”.
“La prima risposta” di questa riunione “è che insieme vogliamo lavorare per una de-escalation e per garantire la libertà di navigazione, perché sappiamo bene che le economie mondiali sono in difficoltà a causa dell’incremento del prezzo del gas e del petrolio”, ha aggiunto Tajani. “Siamo assolutamente favorevoli alla politica del dialogo. Non credo – ha proseguito Tajani – che si possa risolvere da un punto di vista militare il problema della riapertura di Hormuz, che è fondamentale per le nostre economie”. “Noi – ha insistito – abbiamo detto oggi tutti quanti che siamo a favore di una soluzione diplomatica della questione, facendo anche pressioni sull’Iran, ma credo che la liberazione” degli Stretti di “Hormuz e di Bab el-Mandeb, cioè la garanzia della libertà di navigazione, debba dipendere da accordi diplomatici”.
Sempre sul fronte del conflitto Iran-Usa il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha affermato che un’ulteriore escalation tra Iran e Stati Uniti non porterebbe alcun vincitore e provocherebbe un aumento dei prezzi del petrolio. “Un’ulteriore escalation tra Iran e Stati Uniti non lascerebbe alcun vincitore e avrebbe probabilmente conseguenze molto gravi sui prezzi degli idrocarburi”, ha dichiarato ai giornalisti a Istanbul. “L’incontro lancia un segnale chiaro – ha sostenuto il ministro degli Esteri tedesco Joann Wadephul -: la libera navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali sono responsabilità di portata internazionale. Esse richiedono una cooperazione che vada oltre i consueti formati di dialogo”. Decisamente più diretto il commento del ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, al termine dell’incontro: “Nessuno al momento sostiene un nuovo attacco contro l’Iran. Concordiamo sul fatto che un nuovo attacco contro l’Iran estenderebbe la guerra e i conflitti nella regione”, ha sottolineato.
Sul fronte del conflitto israelo-palestinese, che oggi ha visto una recrudescenza a seguito di un attacco in cui sono morti due soldati delle Idf a Hebron, a cui Israele ha reagito promettendo un blocco totale della Cisgiordania, Tajani ha sottolineato che i “4+4” “non sono d’accordo” con tale decisione. “Noi siamo perché il popolo palestinese possa finalmente realizzare il proprio sogno vivendo in pace con Israele, che deve avere garantita la propria sicurezza, ma non è colpendo la popolazione palestinese, soprattutto i pacifici o i villaggi cristiani, che si risolve il problema della sicurezza di Israele”.
“Bisogna disarmare Hamas, bisogna che ci sia stabilità a Gaza, bisogna che i terroristi vengano messi fuori gioco, disarmandoli totalmente, e questo è un aspetto importante. Ma noi – ha sottolineato Tajani – non possiamo non riconoscere l’importanza di dar vita a uno Stato palestinese perché l’abbiamo sempre detto: bisogna riunificare Cisgiordania e Gaza e poi far nascere attraverso un rafforzamento dell’Autorità nazionale palestinese uno Stato indipendente che riconosca Israele e sia riconosciuto da Israele”.
“L’intensificarsi delle violenze dei coloni e la continua espansione degli insediamenti – ha ribadito il vicepremier – mettono a rischio la stabilità della regione e la possibilità di attuare la soluzione dei due Stati. Il governo italiano ha condannato più volte e in modo esplicito queste azioni, anche attraverso le dichiarazioni congiunte pubblicate insieme ai nostri partner. Seguiamo l’andamento della campagna elettorale in Israele senza interferire nel dibattito interno del Paese. Tuttavia, l’esito delle elezioni mostrerà fino a che punto Israele sarà disposto a tornare con determinazione al tavolo del dialogo politico e diplomatico. Ci auguriamo che, dopo le elezioni in Israele, si possano registrare ulteriori progressi nell’attuazione del piano in 20 punti per una pace globale”.
Nato da una proposta del ministro degli Esteri tedesco Joann Wadephul e del suo omologo turco Hakan Fidan, il vertice era originariamente pensato come gruppo E3 (Francia-Germania-Regno Unito, che ha avuto un ruolo di rilievo nei passati negoziati per il nucleare iraniano) + gruppo R4. Su iniziativa di Wadephul, l’incontro di Istanbul è stato esteso anche all’Italia, “partner di stretta collaborazione”, lo ha definito il ministero degli Esteri tedesco.
(di Massimo Santucci)

