Roma, 17 gen. (askanews) – Il presidente del Movimento 5 stelle scrive al Corriere della sera per rivendicare la sua coerenza in materia di politica internazionale, replicando a un commento dell’ex direttore Ferruccio De Bortoli: “Non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io. Oggi all’opposizione, come ieri al Governo, vivo la politica estera e le nostre storiche alle- anze, come quella con gli Stati Uniti, senza mai abbandonare lo spirito critico, senza alcuna sudditanza”, scrive Giuseppe Conte.
“Con alleati come gli Stati Uniti, al Governo – spiega – ho collaborato, con Trump ho intrattenuto stretti rapporti in nome dell’amicizia storica con gli Usa. Da premier, con gli Stati Uniti, come altri alleati, ho stretto intese. Ma proprio agli Stati Uniti ho anche detto ‘no’, quando ho ritenuto che fosse necessario per difendere i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale. Ho detto no al colpo di mano di Guaidò in Venezuela. Con Trump ho tenuto il punto quando non ha gradito il nostro lavoro di costruzione di intese commerciali per la via della Seta con la Cina, sollecitate dai nostri imprenditori”.
“Con gli Stati Uniti – ricorda ancora l’ex presidente del Consiglio – mi sono confrontato in modo franco per diluire nel tempo e rimandare il raggiungimento del 2 per cento del Pil in armi e difesa in sede Nato, rivendicando la priorità per gli italiani di investimenti per le emergenze di scuola e sanità. Oggi il Governo Meloni firma impegni al 5 per cento sulle armi senza fiatare, mentre si tagliano i servizi e aumentano le tasse. Accettando la suggestione, ‘se Conte fosse premier’ l’Italia avrebbe sanzionato Israele, avrebbe imposto l’embargo delle armi e lo stop alle collaborazioni militari con gli autori di un genocidio. Come quando per primo ho firmato lo stop della vendita di armi a giganti come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti perché spargevano sangue in Yemen violando il diritto internazionale”.
“Se Conte fosse premier – afferma ancora il leader del M5S – avrebbe lavorato per compattare l’Ue e minacciare con fermezza contro-dazi anziché accettare tariffe al 15% contro le nostre imprese e prendere impegni per non disturbare i giganti del web americani sulle tasse”.

