Maladepurazione, “in Sicilia un intreccio di cattiva gestione, incapacità e connivenze” - QdS

Maladepurazione, “in Sicilia un intreccio di cattiva gestione, incapacità e connivenze”

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Maladepurazione, “in Sicilia un intreccio di cattiva gestione, incapacità e connivenze”

Antonio Leo e Michele Giuliano  |
sabato 17 Settembre 2022 - 06:15

La Relazione conclusiva della Commissione bicamerale Ecomafie fa luce sulla disastrosa situazione del servizio idrico siciliano. Solo sei Comuni su dieci sono serviti da impianti di depurazione

PALERMO – Un attacco continuo all’ambiente siciliano, perpetrato in un lungo arco temporale, attraverso comportamenti collettivi e diffusi. Sono impietose le conclusioni della “Relazione finale sulla depurazione delle acque reflue urbane nella Regione Sicilia” della Commissione bicamerale Ecomafie che ha analizzato nel corso dell’ultima legislatura il fenomeno, amplissimo, della mancata depurazione e della cattiva gestione dei rifiuti nell’Isola. Nelle quasi 600 pagine di relazione, in cui si alternano le testimonianze di procuratori, comandanti delle Forze delle Ordine, dirigenti dell’Arpa, sindaci, amministratori regionali e locali a vario titolo, si delinea un quadro spaventoso, scendendo in profondità, ma sarebbe il caso di dire “nella melma” delle singole situazioni.

In generale su quasi 5 milioni di abitanti residenti in Sicilia, distribuiti lungo 390 Comuni, solo il 61 per cento è servito da un depuratore. In totale risultano 457 impianti, ma il 16% non funziona e meno del 20% ha le carte in regola per lo scarico, che avviene per lo più in acque interne, ma anche in mare nel 25% dei casi. Finanche in aree sensibili come quella del Golfo di Castellammare. Un disastro.

Buona parte delle colpe di questo scempio, secondo la relazione finale della Commissione parlamentare nazionale Ecomafie, sarebbe da imputare alla burocrazia e alla resistenza che molti Comuni isolani stanno ponendo in atto nell’applicazione della legge. Se la maggior parte delle regioni ha portato a termine il processo di costituzione degli enti di governo d’ambito (Egato), in Sicilia non è possibile perché sei Ati (Assemblee territoriali idriche) su nove – precisa la Commissione – non hanno ancora redatto il Piano d’ambito né individuato il gestore unico. Il riferimento di legge è dato dal… CONTINUA LA LETTURA. QUESTO CONTENUTO È RISERVATO AGLI ABBONATI

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