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Urla, musica e liti durante la notte: Comune di Palermo condannato per malamovida

Urla, musica e liti durante la notte: Comune di Palermo condannato per malamovida
Palermo, luoghi della movida – foto Imagoeconomica ASSEMBRAMENTI VITA NOTTURNA PALERMO

La colpa dell’amministrazione comunale del capoluogo è di non essere riuscita a controllare gli effetti di una movida incontrollata nella zona di piazza Sant’Anna

Musica alta, liti e urla durante la notte costano caro al Comune di Palermo condannato al pagamento di 58.450 euro, oltre a interessi legali e alle spese di lite per 8160 euro, dopo essere stato citato in giudizio nel 2020 da quattro comproprietari di un edificio di via Cagliari condotto in locazione da una società per fare attività ricettiva extralberghiera

La colpa del Comune? Non essere riuscito a contenere gli effetti nefasti di una movida incontrollata di pub e locali nelle vie Cantavespri e Garibaldi e piazza Sant’Anna.

Lamentele degli ospiti della struttura extralberghiera

La richiesta di risarcimento da parte della struttura extralberghiera è nata dalle lamentele degli ospiti per i rumori, la musica alta e le urla che non permettevano di dormire. “In assenza di appropriata regolamentazione e di serrati controlli – si legge nelle motivazioni della richiesta di risarcimento -, aveva generato un insostenibile inquinamento acustico, causato dalla diffusione di musica ad altissimo volume anche all’esterno dei locali e ben oltre gli orari consentiti, e dal vocio e dagli schiamazzi prodotti dall’elevato numero di frequentatori che sostavano in strada anche dopo la chiusura degli esercizi commerciali, fino alle prime ore del mattino; continue liti, fomentate anche dall’assunzione di bevande alcoliche, abbandono di rifiuti di ogni genere”.

Danni seri patrimoniali per i quattro comproprietari dell’edificio

Il degrado nella zona aveva creato seri danni patrimoniali ai quattro comproprietari dell’edificio che a fine 2012 avevano subito il recesso anticipato della società conduttrice che aveva stipulato un contratto di locazione ad uso alberghiero e attività recettiva per la durata di nove anni. “Malgrado gli esposti, le segnalazioni, le denunce e gli interventi del Nopa della Polizia Municipale (per lo più non a seguito di controlli organizzati ma in risposta a singole segnalazioni) non risulta – si legge nella sentenza – che l’amministrazione comunale si sia fatta davvero carico, in maniera seria e organica dell’esigenza di contemperare istanze tra loro confliggenti, assicurando in maniera equilibrata la tutela del diritto al riposo, alla vivibilità degli spazi urbani, al godimento della proprietà privata, all’esercizio dell’attività economica e allo svago serale e notturno, senza considerare la sicurezza e la tranquillità dei residenti recessive rispetto agli interessi degli esercenti e al divertimento degli avventori”.

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