Mancata crescita, la vergogna dello 0,1% - QdS

Mancata crescita, la vergogna dello 0,1%

Carlo Alberto Tregua

Mancata crescita, la vergogna dello 0,1%

giovedì 18 Luglio 2019 - 00:00

Se la crescita del Paese è piatta quest’anno, la responsabilità è parzialmente di questo governo, che ha cominciato la sua attività il primo giugno 2018.
Tale responsabilità deriva anche dai comportamenti di tutti i governi di centrodestra e di centrosinistra che lo hanno preceduto e che solo nel periodo euro (1 gennaio 2002-31 dicembre 2018) hanno fatto aumentare da 1.360 a 2.322 miliardi il debito pubblico.
Tale impetuoso aumento è stato conseguenza della politica clientelare che ha fatto allargare i cordoni della spesa corrente (quella cattiva), per accontentare la famelicità di questo o di quel gruppo, dimenticando l’interesse generale che è, invece, quello di promuovere la crescita mediante investimenti pubblici e privati e, con essa, la creazione di nuovo lavoro.
Non desta sorpresa la richiesta di Fincantieri di seimila tecnici, la richiesta di Confartigianato di 35mila artigiani, figure professionali che non ci sono perché, via via, la qualità della formazione e le competenze sono andate scemando.

Ma anche in questa legislatura vi sono stati atti di incoscienza politica. Per esempio, a Torino, due “No” hanno depauperato le possibilità di crescita di quella città. Quali sono stati i due “No”? Quello di partecipare alle Olimpiadi invernali, poi assegnate a Milano-Cortina, e l’ultimo, dissennato, del vice del sindaco Chiara Appendino, che ha fatto saltare il Salone dell’Auto, prontamente trasferito a Milano, che l’ha accolto a braccia aperte. Con esso, verranno meno a Torino ottocentomila visitatori che andranno invece nella città lombarda.
In questo quadro di deficienza economica e di mancata crescita, risulta una palese contraddizione: la grande disponibilità di risorse europee e statali che rimangono nei rispettivi sportelli.
Vi sono tantissimi incentivi disponibili, ma il cavallo non beve. Perché? Perché la burocrazia è ingessata, i dirigenti vengono meno al loro compito di prendere decisioni e di fare marciare speditamente le procedure e perché il ceto politico, che sovraintende quello burocratico, non ha competenze e non riesce a capire come fare per accelerare tali procedure.
L’irresponsabilità dei dirigenti allunga i processi burocratici, danneggia l’economia e crea disoccupazione.
I sindacati e le organizzazioni imprenditoriali, ricevuti dal vice primo ministro Matteo Salvini, in un luogo inappropriato, cioè il ministero dell’Interno, hanno posto due questioni: far aumentare gli stipendi di dipendenti e pensionati, mediante il ribasso delle aliquote Irpef e creare nuovo lavoro mediante investimenti.
Giuseppe Conte ha posto invece una questione istituzionale corretta ma sostanzialmente di lana caprina: quale debba essere il luogo ove iniziare ad impostare la legge di Bilancio 2020, se in un ministero non competente o alla Presidenza del Consiglio.
Formalmente ha ragione, sostanzialmente no perché concordiamo con Salvini sulla necessità di cominciare rapidamente a mettere mani alla manovra 2020, da approvare in agosto, cioè anticipando i tempi, mantenendo aperte le Camere e impedendo lo sconcio di quelle ferie prolungate, non certamente meritate, di un ceto istituzionale parzialmente incompetente.

La sostanza dell’iniziativa di Salvini è che bisogna andare verso il taglio delle aliquote Irpef e Ires, quella pagata dalle società, ma contestualmente bisogna tagliare le uscite per bilanciare le minori entrate.
Vi sono poi da tagliare ulteriori uscite per compensare le minori entrate di circa 23 miliardi di Iva. In questo quadro, Salvini ha torto quando pensa di potere effettuare questi movimenti facendo crescere il disavanzo del 2020. Dovrebbe aver capito che con questo metodo non si va da nessuna parte e l’elezione dell’ex ministro della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione europea, dimostra una continuità con la precedente e quindi uno sbarramento per quei Paesi, come l’Italia, che volessero aumentare la spesa corrente indebitandosi ancora di più.
Abbiamo già scritto del gioco delle parti tra Salvini e Di Maio: fanno finta di accapigliarsi, ma vogliono continuare ad andare avanti. Però, non possono ignorare i vincoli europei, ricordando che l’Italia ha acconsentito a cedere parte della propria sovranità mediante gli 11 trattati sottoscritti e approvati dal Parlamento.

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