Mancuso: "Regionali ‘22? Se il centrodestra resta unito non c’è partita per nessuno” - QdS

Mancuso: “Regionali ‘22? Se il centrodestra resta unito non c’è partita per nessuno”

Raffaella Pessina

Mancuso: “Regionali ‘22? Se il centrodestra resta unito non c’è partita per nessuno”

martedì 08 Febbraio 2022 - 06:20

Mancuso, vicecapogruppo Forza Italia all’Ars, risponde alle domande del Qds. “Oggi la politica è solo un vocìo continuo, il populismo ha toccato il fondo”

ROMA – Il discorso del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel giorno del giuramento ha segnato un nuovo “reset” per i partiti politici, un punto di ri-partenza, l’opportunità di ricostruire credibilità e percorsi condivisi.

Onorevole Mancuso, la riconferma di Sergio Mattarella rappresenta certamente una buona notizia per il Paese ma ha messo a nudo le fragilità dei partiti.
“Io mi chiedo perché ci dobbiamo stupire della elezione del Mattarella Bis e invece non ci stupiamo quando un sindaco viene eletto per la seconda volta. Se la legge consente l’elezione dello stesso presidente per un altro settennato, il Parlamento che è la massima espressione della democrazia del paese ha deciso così e così va accettato. Che poi ci sia non una disfatta dei partiti, ma dei partiti disfatti, questo ormai è chiaro: c’è sempre più la carenza di leader carismatici. Io penso ai tempi di Berlusconi e di Prodi, che anche se la pensavano in maniera diversa su tante cose, erano entrambi grandi leader, riferimenti importanti per l’elettorato per le idee che proponevano e soprattutto per come le proponevano. Oggi purtroppo in politica c’è solo un vocio continuo e la soluzione è quella di tornare in mezzo alla gente di tornare a fare la politica dei partiti, tornare ad un sistema proporzionale dove ognuno può dimostrare quanto vale. Non è un sistema da disprezzare se si pensa che le più grandi democrazie europee si basano su sistemi proporzionali, basti pensare alla Germania la cui economia è tra le migliori al mondo”.

Qual è lo stato di salute del centrodestra dopo le tensioni dei giorni scorsi? Lei pensa che le divisioni di Roma influenzeranno le dinamiche e le alleanze in vista delle Regionali 2022?
“Certo stiamo assistendo alle divisioni nel centrodestra ma ci sono anche nei Cinquestelle e nel Pd, se ci soffermiamo sul centrodestra, questa entrata a gamba tesa della Meloni quasi a non voler dialogare più con nessuno, mi preoccupa. Però le refluenze che può avere sulla questione siciliana, che a primo acchitto possono sembrare gravi, in realtà hanno sempre quel comune denominatore che è mancato e di cui continuiamo tutti a prenderne atto, ma soprattutto continuiamo tutti a sperare che ci possa essere il giusto dialogo tra le parti.

Che fase sta vivendo il centrodestra siciliano?
“Credo che il centrodestra siciliano abbia tutte le carte in regola per esprimere una proposta unitaria, perché noi fino ad oggi siamo una coalizione assolutamente unita e lo abbiamo dimostrato in tutti gli atti, compresa anche l’ultima votazione, perché il fatto che ci possano essere stati dei cecchinamenti non vuol dire che non ci sia un centrodestra unito. Un centrodestra che ha portato Musumeci alla presidenza della Regione siciliana è un centrodestra unito, unito nella sua, giunta, unito nei partiti che rappresentano l’elettorato. Per cui andare a individuare il bandolo della matassa, trovare una soluzione affinché si possa andare avanti con un rinnovo di fiducia piuttosto che con un cambio di idee, non vuol dire per forza essere contrari, perché se si gioca a rompere, alla fine ci perdono i siciliani ed è quello che noi non vogliamo assolutamente. Mi auguro che si possa trovare unità di intenti e di idee, al di là dei nomi e dei personalismi”.

Secondo lei è solo colpa del populismo che ha bruciato quelle dinamiche democratiche all’interno dei partiti o c’è un problema di qualità della classe dirigente, da Roma fino ad arrivare in Sicilia?
“Credo che il populismo ormai abbia toccato il fondo, lo dimostra la storia recente di iniziative non solo parlamentari ma extraparlamentari, che fanno toccare con mano la differenza tra la politica di oggi e quella vecchia, in cui c’erano dei tratti importanti, seri e di grande onestà intellettuale che facevano crescere il territorio. Oggi si rischia seriamente di finire in mezzo al chiacchiericcio senza portare nulla a casa per la nostra Sicilia. Sono, mesi, anni, importanti quelli che ci aspettano, perché stiamo lavorando affinché si possa, attraverso un indebitamento surreale, rilanciare la nostra terra, la nostra economia e io credo che le parole che dovrebbero coinvolgere tutti sono quelle della assoluta solidarietà e unità, perché se stiamo assieme in questo centrodestra non c’è partita per nessuno. Io sono sicuro che il presidente Silvio Berlusconi in Italia e Gianfranco Miccichè in Sicilia, sapranno trovare il giusto equilibrio e il giusto metro per portare avanti un ragionamento che sia utile alla nostra terra e soprattutto utile alle prossime generazioni che attraverso la politica possono trovare uno sbocco per il loro futuro”.

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