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Mario Avagliano e Marco Palmieri raccontano la grande storia delle donne dimenticate che hanno fatto la Repubblica italiana

Mario Avagliano e Marco Palmieri raccontano la grande storia delle donne dimenticate che hanno fatto la Repubblica italiana

Le donne siciliane protagoniste della storia della Repubblica

C’è un’Italia che la memoria pubblica continua a raccontare al maschile. Un’Italia fatta di padri della patria, costituenti, statisti, rivoluzionari. E poi c’è un’altra storia, rimasta per troppo tempo ai margini: quella delle donne che hanno combattuto per entrare nella cittadinanza, per conquistare il diritto di parola prima ancora di quello di voto.

È questa la storia che Mario Avagliano e Marco Palmieri riportano finalmente al centro con “Voto alle donne! La storia di una battaglia, dalle suffragette alla Costituente” (Einaudi), un libro rigoroso e insieme appassionato, destinato a diventare un punto di riferimento nel racconto dell’emancipazione femminile italiana.

Il grande merito del volume è quello di sottrarre la conquista del suffragio femminile alla retorica celebrativa e restituirla alla sua natura autentica: una lunga guerra civile culturale, fatta di esclusioni, umiliazioni, resistenze e improvvise accelerazioni storiche.

Non un regalo concesso nel 1946, ma il frutto di oltre un secolo di battaglie. Avagliano e Palmieri scavano nelle pieghe meno conosciute del Risorgimento, del socialismo, del cattolicesimo democratico, dell’antifascismo e della Resistenza, mostrando come il diritto di voto alle donne sia stato ostacolato non solo dai conservatori, ma spesso anche da uomini progressisti incapaci di immaginare una cittadinanza davvero universale.

Mario Avagliano e Marco Palmieri raccontano la grande storia delle donne dimenticate che hanno fatto la Repubblica italiana

Le donne siciliane protagoniste della storia della Repubblica

E dentro questo grande racconto nazionale emerge con forza anche la Sicilia. Non come periferia passiva della storia, ma come laboratorio di partecipazione femminile sorprendentemente avanzato. È una delle intuizioni più felici del libro.

Straordinaria, ad esempio, la pagina dedicata a “La tribuna delle donne”, il giornale palermitano del 1848 animato da un gruppo di donne riunite attorno alla duchessa Guidolfi.

In un’Italia ancora preunitaria, mentre il lessico dei diritti delle donne era quasi inesistente, quelle intellettuali siciliane scrivevano parole che ancora oggi colpiscono per radicalità: volevano spezzare “l’impero che gli uomini esercitano su di noi”, rivendicavano il diritto di “dettar leggi” e chiedevano apertamente di essere “elettrici” e dunque rappresentanti politiche. Non solo: arrivavano persino a immaginare un genere “neutro”, oltre il maschile e il femminile, con una modernità che lascia senza fiato.

È una Sicilia dimenticata, colta, ribelle, europea, che il libro restituisce con grande efficacia. Una regione dove sorprendentemente la questione femminile si intrecciava già allora con quella democratica e costituzionale. Da quel seme lontano si arriva, quasi un secolo dopo, alle grandi madri costituenti siciliane, troppo spesso assenti dai manuali scolastici.

Figure come Maria Nicotra Fiorini, protagonista dell’impegno cattolico femminile e della costruzione democratica del dopoguerra, o come Ottavia Penna Buscemi, aristocratica siciliana del Fronte dell’Uomo Qualunque, che nel 1948 entrò nella storia come la prima donna candidata alla Presidenza della Repubblica italiana.

Un episodio ancora oggi sorprendentemente poco raccontato: mentre l’Italia usciva dalla guerra e cercava un nuovo volto istituzionale, una donna siciliana sedeva nel novero dei possibili capi dello Stato. Anche questo rende prezioso il lavoro di Avagliano e Palmieri: la capacità di riportare alla luce biografie femminili dimenticate e di inserirle dentro il grande flusso della storia nazionale.

Il libro “Voto alle donne!” e la conquista dei diritti femminili

Non ci sono santini ideologici né forzature militanti. C’è invece un rigoroso lavoro d’archivio che dialoga continuamente con il presente. Perché leggendo “Voto alle donne!” si comprende una verità ancora scomoda: la democrazia italiana nasce incompleta e solo lentamente impara a riconoscere le donne come soggetti politici.

Le pagine dedicate alla lunga esclusione femminile dalla cittadinanza, alla cultura patriarcale incorporata perfino nelle leggi dello Stato unitario, risultano oggi impressionanti per attualità.

Il libro ha inoltre il pregio raro della leggibilità. Pur fondato su una documentazione poderosa, evita il tono accademico e procede come un grande romanzo civile italiano, popolato da patriote, giornaliste, partigiane, maestre, suffragiste, donne comuni. Figure spesso cancellate dalla memoria ufficiale, eppure decisive nella costruzione della Repubblica.

In tempi in cui il dibattito pubblico rischia di ridurre la questione femminile a slogan o contrapposizioni superficiali, Voto alle donne! ricorda una cosa essenziale: i diritti delle donne non nascono mai da soli. Sono il risultato di conflitti lunghi, di minoranze ostinate, di donne che hanno parlato quando nessuno voleva ascoltarle. Anche dalla Sicilia.