A Marsala un’azienda agricola punta sulla biodiversità e all’inclusione - QdS

A Marsala un’azienda agricola punta sulla biodiversità e all’inclusione

Biagio Tinghino

A Marsala un’azienda agricola punta sulla biodiversità e all’inclusione

giovedì 02 Giugno 2022 - 08:24

“L’azienda produce oltre 600 referenze e dà lavoro a chi nella vita ha avuto meno opportunità. L’inclusione, un’opportunità per sopperire alla mancanza di lavoratori nel comparto agricolo”

MARSALA (TP) – “A Marsala è presente una realtà di agricoltori e produttori biologici che nasce dall’idea di quattro persone, dentro un piccolo magazzino, le quali hanno creduto nelle potenzialità di un’agricoltura diversa in Sicilia e in Italia. L’azienda produce agrumi, ortaggi di pieno campo e in serra, con un progetto etico che crede nel riscatto sociale e nell’agricoltura come opportunità. Abbiamo intervistato, per il QdS, Filippo Licari, fondatore ed amministratore dell’azienda.

Quando nasce la vostra azienda e dove sorge?

“La nostra azienda nasce nel 1992 a Marsala, in Sicilia. Siamo specializzati nella produzione e distribuzione di prodotti biologici siciliani selezionati e qualitativamente superiori. Abbiamo iniziato dentro un piccolo magazzino e siamo stati tra i primi in Sicilia a credere nelle potenzialità di un’agricoltura diversa e sostenibile. Oggi siamo 60 in azienda, tra ufficio, magazzino e collaboratori agricoli. Coltiviamo più di 60 ettari di terra nella quale produciamo frutta e ortaggi”.

Può parlarci del progetto dedicato alla biodiversità?

“Il nostro territorio ospita un patrimonio eccezionale di specie vegetali e animali autoctone. La nostra missione, dal 1992, è preservarle. Nel nostro terreno di Sinubio (dal nome della contrada nel quale è situato) coltiviamo ortaggi e frutta esclusivamente biologici certificati in 50 ettari di terra. L’agricoltura biologica come metodo di coltivazione ci permette di mantenere un’alta diversità biologica grazie alle concimazioni naturali o all’utilizzo di microrganismi. Abbiamo iniziato a lavorarci quando era incolto e selvatico e, rispettando le sue caratteristiche, lo abbiamo reso produttivo. Anno dopo anno con il nostro agronomo abbiamo approfondito le peculiarità del terreno, della vegetazione spontanea e della fauna, sperimentando diverse tecniche agricole e continuando a ricercare metodi di coltivazione sempre più sostenibili. A delimitare il terreno si staglia un muretto a secco, ovvero pietra su pietra senza l’utilizzo di cemento o altri collanti, per permettere agli animali di rifugiarvisi e costruire le proprie tane. Uccelli come l’upupa, o i ricci, diversi insetti e rettili come bisce e lucertole fanno dei solchi tra le pietre il loro nascondiglio o la loro casa. Le siepi produttive di cotogno, fico e giuggiolo e la siepe di conifere ed ulivi riservano all’ecosistema una complessità unica di specie vegetali. Sul lato destro dell’appezzamento si staglia un bosco che ricopre circa il 30% della superficie totale del terreno. Abbiamo scelto di lasciarlo immutato per tutelare la sua particolare biodiversità. Nel bosco svettano prevalentemente alberi di eucalipto, seguiti da palme nane da sottobosco, piante di timo e ferula. Per favorire la crescita della vegetazione spontanea abbiamo creato dei viali parafuoco che impediscano agli incendi dolosi estivi di propagarsi e recare danno alle piante. Le siepi, le piante coltivate e la vegetazione spontanea ospitano anche molti insetti, tra i quali le api che indisturbate trovano spazio tra i rami degli alberi per i loro alveari.

Utilizziamo l’acqua con razionalità, grazie ad un sistema di irrigazione goccia a goccia sviluppato per lavorare solo su zone circoscritte. Mettiamo in pratica la tecnica della Banker Plant per la coltura delle cucurbitacee (come zucchine, zucche, angurie): grazie all’introduzione di una specie diversa da quella coltivata, solitamente il frumento, favoriamo una diversificazione dell’ambiente al fine di eliminare gli afidi. Un metodo di agricoltura biologica 100% naturale che contrasta gli insetti dannosi semplicemente con altri insetti. Sinubio presenta anche alcune fasce inerbite perenni, ovvero aree sulle quali cresce la flora erbacea autoctona della nostra isola. Queste aree erbacee si estendono per circa il 15% della superficie totale e offrono una meravigliosa complessità di specie vegetali, fiori e insetti impollinatori. Il progetto dedicato a Sinubio è un piano di sviluppo continuo, definito grazie alla collaborazione di agronomi e esperti del settore con l’intento di renderlo un vero e proprio Terreno Biodiverso. Ogni specie vegetale e animale locale, insediata o di passaggio, viene rispettata ed accolta e la sua presenza contribuisce a rendere il nostro terreno una ricchezza da tramandare di generazione in generazione per un futuro migliore per tutti”.

La vostra impresa dà lavoro a chi nella vita ha avuto meno opportunità, da dove è partito tutto ciò?

“Negli anni abbiamo creato una comunità di persone di diverse nazionalità, immigrati, italiani ed ex detenuti, che convivono in un ambiente lavorativo gratificante per tutti. Gli immigrati che lavorano nella nostra azienda, soprattutto nei nostri 12 ettari piantati a fragole, sono arrivati pian piano e alla fine si è creata una grande comunità. Sono nordafricani, molti del Gambia, qualcuno ci ha presentato degli amici, qualche cugino. Il progetto con gli ex detenuti è stato avviato in collaborazione con un carcere e a rotazione sono arrivati dei ragazzi che hanno una motivazione incredibile. Nel lavoro cercano un’opportunità di riscatto. Collaboriamo con l’Arcolaio, una cooperativa sociale nata a Siracusa nel 2003 con l’obiettivo di favorire il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti e di altre persone, tramite l’attività principale che oggi è la produzione dolciaria da agricoltura biologica”. Abbiamo creato una rete di 50 soci agricoltori in Sicilia, con i quali condividiamo i valori del cibo sano ed etico, che rispetta la terra e le persone. Siamo agricoltori. La frutta e gli ortaggi che coltiviamo riflettono l’amore che proviamo per il nostro territorio. Grazie alle peculiarità climatiche e agronomiche della Sicilia, riusciamo a produrre dei prodotti unici e introvabili altrove. Con il nostro lavoro preserviamo e accogliamo le diversità della natura”.

Bisognerebbe, sempre, contribuire al miglioramento delle condizioni di vita di ex detenuti, di immigrati o semplicemente di disoccupati, fornendo competenze tecniche per risorse umane da impiegare, magari, nel settore agricolo, al fine di contribuire all’economia e al salvataggio delle aziende di produzione che sono l’anello più fragile della filiera.

La mancanza di manodopera, soprattutto quella estremamente qualificata, è un problema che, soprattutto negli ultimi tempi, sta condizionando negativamente l’economia del nostro Paese.

Migliaia di persone non hanno un lavoro, ma mancano i lavoratori, un paradosso tutto italiano! Sarebbe utile, forse, rivedere i provvedimenti presi, tipo il reddito di cittadinanza, in modo di agevolare la reintroduzione dei disoccupati nel mondo del lavoro, piuttosto che fornire loro una fonte di reddito non finalizzata a tale scopo.

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