Quaranta anni fa, il 10 febbraio del 1986, iniziava il maxiprocesso a Cosa Nostra all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Tra gli imputati principali Tommaso Buscetta, Giuseppe Calò, Giovanni Brusca, Salvatore Contorno, Michele Greco, Luciano Liggio e tanti altri boss in un procedimento che fece luce su diversi episodi mafiosi. Un procedimento con quasi 500 imputati che si chiuse in primo grado il 16 dicembre del 1987 e che vide la sentenza in cassazione il 30 gennaio del 1992.
Il sindaco di Palermo Roberto Lagalla sottolinea come il maxiprocesso segnò una svolta epocale. Queste le sue parole: “Ricorrono in questi giorni i quarant’anni dall’avvio del maxiprocesso alla mafia, un passaggio che ha segnato una svolta epocale nella storia di Palermo, della Sicilia e dell’intero Paese. Fu un processo che dimostrò, per la prima volta in modo chiaro e inequivocabile, che Cosa nostra poteva essere indagata, compresa e colpita come un’organizzazione criminale unitaria”.
“Tutto fu possibile grazie alle capacità straordinarie di Falcone e Borsellino”
Il primo cittadino prosegue ricordando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti nelle stragi mafiose del 23 maggio e 19 luglio del 199. “Tutto questo fu possibile – ricorda – grazie alla straordinaria capacità investigativa, al rigore giuridico e al coraggio civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a tanti magistrati, forze dell’ordine, collaboratori e servitori dello Stato che hanno pagato anche con la vita il loro impegno nella lotta alla mafia”.
Inoltre: “Il maxiprocesso non fu solo un evento giudiziario, ma un atto di riscatto collettivo. Rappresentò la risposta dello Stato a chi pensava che la violenza e l’intimidazione potessero soffocare per sempre la libertà e la dignità di questa città. Da quel momento Palermo ha iniziato un lento ma profondo cambiamento culturale, fondato sulla legalità, sulla partecipazione e sulla responsabilità civile. Ricordare oggi quel passaggio storico significa rinnovare un impegno: custodire la memoria di chi ha sacrificato tutto per la giustizia e continuare, ogni giorno, a costruire una città libera dalle mafie, più giusta e più consapevole del proprio futuro”, ha sottolineato il sindaco Roberto Lagalla.
Russo: “Maxiprocesso ha segnato punto di svolta contro la criminalità”
Raoul Russo, senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione bicamerale antimafia ricorda: “Il maxiprocesso a Palermo è il più grande procedimento giudiziario contro Cosa Nostra nella storia d’Italia. Quel momento segnò un punto di svolta nella lotta alla criminalità organizzata, grazie al coraggio dei magistrati, delle forze dell’ordine e dei testimoni di giustizia che sfidarono minacce, intimidazioni e violenze”.
Aggiunge: “Il 40ennale è un’occasione per ricordare il passato, ma anche un monito per il presente e per il futuro: la legalità non è mai scontata e richiede impegno quotidiano da parte delle istituzioni e dei cittadini. La politica deve continuare a sostenere la giustizia, garantire la protezione di chi lotta contro le mafie e investire nella cultura della legalità, perché solo così possiamo onorare il sacrificio di chi ha reso possibile quel processo che cambiò la storia”.
E conclude: “Ricordare il maxiprocesso significa riaffermare la centralità dello Stato di diritto, la necessità di un impegno collettivo per costruire una società libera dalla violenza e dall’illegalità e un monito a non abbassare mai la guardia e a continuare a costruire una società libera da ogni forma di violenza e intimidazione”.
Anci Sicilia: “Rafforzare cultura della legalità e dell’impegno concreto”
Anci Sicilia richiama istituzioni, amministratori e cittadini all’importanza di rinnovare e rafforzare la cultura della legalità e dell’impegno concreto contro ogni forma di criminalità organizzata.
“Il maxiprocesso rappresenta una pagina fondamentale della storia democratica del nostro Paese e della Sicilia – dichiarano il presidente e il segretario generale di Anci Sicilia, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano –. È il simbolo di uno Stato che ha saputo reagire con coraggio e determinazione alla mafia. Oggi, a distanza di quarant’anni, quella lezione è più attuale che mai: la lotta alla criminalità passa anche dalla qualità dell’azione amministrativa e politica”.
Secondo Anci Sicilia, la promozione della legalità deve tradursi in politiche pubbliche fondate sull’efficienza e, soprattutto, sull’efficacia degli interventi, capaci di incidere realmente sulla vita delle comunità.
“Non basta proclamare principi – sottolineano -. È necessario assumersi la responsabilità di costruire risposte serie, strutturate e durature per cittadini e imprese. La buona amministrazione, la trasparenza e la capacità di programmazione sono strumenti fondamentali per contrastare i fenomeni mafiosi e rafforzare la fiducia nello Stato”.
Cracolici: “A 40 anni dal Maxiprocesso tenere alta tensione civile contro mafia”
Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia all’Ars ha ricordato ieri l’anniversario dell’inizio del maxiprocesso a margine dell’iniziativa organizzata da Addiopizzo Travel, in collaborazione con il tribunale di Palermo e la Rai nell’aula bunker del carcere Ucciardone. “Quaranta anni fa – ha detto – si celebrava la prima udienza del maxiprocesso, con lo Stato che ha messo alla sbarra centinaia di mafiosi in un tempo nel quale veniva negata l’esistenza stessa di cosa nostra e in una Palermo rassegnata alla violenza mafiosa e a una cultura dell’indifferenza”.
Cracolici ha sottolineato: “Insieme a migliaia di studenti quel giorno partecipavo a un corteo per le vie del capoluogo per ribadire il nostro impegno contro la mafia ed esprimere il consenso verso un evento che sarebbe diventato un pezzo di storia: le famiglie mafiose a processo, proprio a Palermo. La spinta dell’opinione pubblica ha consentito alla nostra terra di fare grandi passi avanti nella lotta alla criminalità organizzata, ma attenzione a non sottovalutare una mafia che è tornata ad essere attrattiva con una cultura improntata all’uso disinvolto delle armi, alla sopraffazione e alla violenza. La memoria è uno strumento: serve a ricordare cosa era diventata Palermo e serve a ricordarci di non abbassare la guardia, perché, come diceva Giovanni Falcone, se vogliamo sconfiggere la mafia dobbiamo tenere sempre alta quella tensione civile”.
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