La “meeting economy” si rimette in moto - QdS

La “meeting economy” si rimette in moto

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La “meeting economy” si rimette in moto

mercoledì 12 Agosto 2020 - 00:00
La “meeting economy” si rimette in moto

Il Dpcm del 7 agosto sblocca dal primo settembre congressi ed eventi. Un segnale decisivo per la ripresa del settore. La Regione resta a guardare. Non esiste una task force interna all’Assessorato chiamata ad intercettare i flussi

ROMA – Le imprese del settore dei congressi e degli eventi possono guardare al 2021 pensando alla ripresa. Il Dpcm del 7 agosto ha infatti decretato la riapertura nazionale di eventi, spettacoli, manifestazioni sportive, congressi e manifestazioni fieristiche dal primo settembre e dal 9 agosto le attività di preparazione delle manifestazioni fieristiche purché in assenza di pubblico.

Con il nuovo Dpcm decade poi la sospensione prevista nel Dpcm del 17 maggio dei congressi nei quali è coinvolto il personale sanitario dando così la ripresa anche della formazione medico-scientifica in presenza.

Primo a chiudere e tra gli ultimi a ripartire, il comparto della meeting industry dispone finalmente di una data in base alla quale programmare eventi e congressi (un congresso si programma anche anni prima del suo effettivo svolgimento) e cercare di limitare i danni che sta subendo per l’emergenza Covid19.

In base alla ricerca “L’impatto del Covid-19 sulla meeting industry italiana: la prospettiva delle sedi per eventi e congressi” realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Aseri) in collaborazione con l’associazione della meeting industry italiana Federcongressi&eventi il lockdown del settore dovuto alla pandemia ha infatti causato la cancellazione del 70% degli eventi e dei congressi.

Il danno può essere tradotto a livello nazionale nella stima di una perdita di circa 215.000 eventi considerando che i meeting già previsti o comunque potenzialmente ospitabili nel 2020 rappresentano il 70% del totale annuo.

La chiusura del settore è durata 6 mesi e, a causa della situazione epidemiologica globale, è facile pensare che anche i prossimi mesi saranno all’insegna dell’incertezza. La data di riapertura dà però ossigeno a un settore rimasto completamente fermo che genera un indotto di 64,7 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno (l’Italia rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore degli eventi e dei congressi) e che impiega 569 mila addetti.

Un settore trainante del turismo, che assicura l’occupazione alberghiera anche in bassa stagione (e degli hotel delle città d’arte attualmente in crisi), che promuove all’estero l’immagine dell’Italia e che coinvolge un’intera filiera (alberghi, centri congressi, agenzie organizzatrici, aziende di trasporti, società di catering e di servizi tecnici).

La riapertura avverrà secondo i protocolli stabiliti nelle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” approvata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome”. I protocolli non prevedono limiti al numero di partecipanti purché sia garantito il distanziamento interpersonale.

“Il recente Dpcm sarà una vera boccata di ossigeno per l’industria dei congressi e degli eventi”, commenta la Presidente di Federcongressi&eventi Alessandra Albarelli. “Per mesi la nostra associazione ha dialogato con le istituzioni chiedendo una data certa di riapertura, elemento fondamentale per la ripresa di un comparto che si basa sulla programmazione. Le nostre imprese dovranno affrontare un anno difficile e pieno di incognite ma, finalmente, possono tornare a lavorare. E possono farlo anche i provider ECM, cioè i soggetti pubblici e privati accreditati a presentare e fornire eventi di Educazione Continua in Medicina-ECM, cioè i congressi e i seminari con i quali i professionista della salute si mantengono aggiornati per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale”.

Intanto nella nostra Isola ha chiuso a fine 2019 il Sicilia Convention Bureau, l’unico organismo ufficialmente riconosciuto per il destination marketing della Sicilia. Dopo dieci lunghi anni di servizio, la società è stata messa in liquidazione. Il turismo siciliano perde uno strumento importante, un asset fondamentale nella concorrenza territoriale nazionale e internazionale, un concentrato di expertise professionali, un’opportunità.

La nostra regione punta a riportare “ora” i turisti nell’Isola ma si segnalano già i ritardi per definire la procedura che darà attuazione all’intervento di promozione turistica (i famosi voucher), voluto dal governo Musumeci, costringendo molti turisti a scegliere altri “lidi”.

L’assessorato, inoltre, – come si evinceva dalle risposte dell’assessore Messina all’interno di un’inchiesta pubblicata sul QdS lo scorso luglio – sembra ignorare una strategia di lungo termine per il settore dei congressi.

L’assessorato non ha infatti in mente di creare una task force di esperti per intercettare la domanda delle associazioni e degli ordini professionali che ogni anno organizzano congressi. “Naturalmente, – ci diceva Manlio Messina un mese fa – se un ordine professionale vuol parlare con l’assessore al Turismo sono qua, pronto ad ascoltare anche loro”.

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