Raddoppio Messina-Catania, da Rfi arrivano 2,3 miliardi - QdS

Raddoppio Messina-Catania, da Rfi arrivano 2,3 miliardi

Lina Bruno

Raddoppio Messina-Catania, da Rfi arrivano 2,3 miliardi

martedì 10 Dicembre 2019 - 00:01

Dopo vent’anni sta per arrivare in porto il progetto. Tutte le fasi saranno chiuse entro gennaio
A opera ultimata il tragitto sarà coperto in 45 minuti anziché i 70 necessari oggi

MESSINA – “La cura del ferro di Rfi” toccherà anche il territorio messinese con benefici che si vedranno in tempi non proprio brevi. Niente da fare invece per liberare il waterfront. Dopo vent’anni sta per arrivare in porto il progetto del raddoppio Messina-Catania.

“Dovremmo concludere tutte le fasi entro gennaio – dice Salvatore Leocata dirigente area tecnica Rfi – mancano ancora tre pareri, del Mit, di qualche ufficio regionale e dell’Ente Parco, ma dovremmo averli entro dicembre e chiudere con approvazione del progetto. Entro il 2020 avvieremo le gare ed entro il 2021 dovremmo consegnare i lavori che dureranno circa dieci anni”. Si tratta di un investimento di due miliardi e 300 milioni di euro che metteranno in moto un indotto importante con una ricaduta economica ed occupazionale nel settore edile di grande impatto sociale.

“È una progettazione con passaggi burocratici e amministrativi che in genere richiede anni. Noi siamo partiti con l’approvazione del progetto a novembre 2018, quindi se chiudiamo la partita in un anno possiamo considerarlo un successo. Non recuperiamo i 20 anni perduti ma l’ultima parte dovrebbe andare bene”. Il progetto prevede la realizzazione di un tracciato a doppio binario in variante rispetto alla linea attuale, della lunghezza di circa 42 chilometri, di cui 38 in galleria. Saranno realizzate le fermate di Itala-Scaletta, Nizza-Alì, Sant’Alessio-Santa Teresa, Taormina, Alcantara-Giardini, Fiumefreddo-Calatabiano ed è previsto il collegamento dell’attuale stazione di Letojanni alla nuova linea. Il raddoppio fra Giampilieri e Fiumefreddo permetterà di aumentare la capacità della linea e di garantire maggiore regolarità per i treni in viaggio fra Messina e Catania, collegamento che è parte integrante del Corridoio ferroviario europeo Ten-T Scandinavia-Mediterraneo. Previste attivazioni per fasi a partire dal 2027. A opera ultimata, il viaggio tra Messina e Catania sarà coperto in 45 minuti, contro i 70 attuali. Resta il problema delle linee storiche non performanti che devono essere eliminate perché non assicurano più la qualità dei trasporti se non in casi isolati. “Ci vorrà qualche anno – dice Leocata – gestiamo al meglio quello che abbiamo”.

Il collegamento con l’aeroporto di Catania è un altro tassello del sistema su cui si sta lavorando. “Oggi stiamo costruendo una fermata – dice il dirigente Rfi – nel futuro non lontanissimo faremo una stazione, e dal 2020 avremo i servizi per l’aeroporto quindi da Fiumefreddo, Acireale, Messina, Taormina. I treni andranno all’aeroporto già dal prossimo anno. Il sistema nuovo ci consentirà di uscire dall’aeroporto, prendere il trenino e arrivare ad esempio a Taormina, senza prendere auto se ce la facciamo”. Rete Ferroviaria Italiana mostra anche attenzione per la continuità territoriale dei servizi ferroviari attraverso il traghettamento dei treni passeggeri e merci tra Villa San Giovanni e Messina. L’inaugurazione della Trinacria a novembre 2018, la nuova nave di Bluferries (controllata di Rfi), l’entrata in servizio nel 2020 di una nuova nave di Rfi e della gemella di Trinacria, più la progettazione, già avviata, di un’ulteriore nuova nave Ferroviaria, confermano l’impegno per migliorare la navigazione nello Stretto di Messina. Si è tutto arenato invece per quanto riguarda la riqualificazione del fronte mare, occupato in buona parte dalle linee ferrate.

“Avevamo un progetto con la precedente amministrazione comunale nel contesto di una riqualificazione urbanistica (Piau), che riguardava stazioni e quartieri circostanti – dice Leocata – ma per il momento è in stand by. Ci sarebbe piaciuto portarlo avanti ma non ci sono previsioni di riprenderlo. Si prevedeva di dismettere parzialmente le aree di stazione e consentire delle viabilità di accesso, ma l’infrastruttura ferroviaria comunque sarebbe rimasta. Non si sarebbero interrate linee, anche se dismesse, come era stato chiesto, ma sviluppato alcune opportunità di utilizzo”.

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