Ipab Casa famiglia Regina Elena, tanto lavoro per il commissario - QdS

Ipab Casa famiglia Regina Elena, tanto lavoro per il commissario

Lina Bruno

Ipab Casa famiglia Regina Elena, tanto lavoro per il commissario

martedì 03 Dicembre 2019 - 00:01
Ipab Casa famiglia Regina Elena, tanto lavoro per il commissario

La questione bilanci è il primo nodo da affrontare insieme agli stipendi dei dipendenti. L’incarico avrà la durata di tre mesi ma possibile una proroga fino alla costituzione del Cda

MESSINA – La 328/2000 gli dava un ruolo ma la riforma di riordino non è mai arrivata così anche alcune Ipab messinesi restano nel caos. Cesare Maddalena, proveniente dalla segreteria tecnica amministrativa dell’Urega di Enna, è stato nominato commissario straordinario per l’Ipab Casa Famiglia Regina Elena. L’incarico avrà la durata di tre mesi ma è possibile una proroga fino alla costituzione del nuovo Consiglio di amministrazione. Quello che Cesare Maddalena troverà nell’Istituzione messinese è un’amministrazione fuori controllo, con l’ultimo bilancio pubblicato del 2015 che evidenzia un disavanzo di circa 667mila euro, dipendenti con 24 mesi di stipendi non percepiti e contributi non pagati da due anni.

L’Ipab Casa Famiglia Regina Elena è stata finora gestita da un’operatrice, investita nel 2015, dal Presidente pro-tempore, di funzioni dirigenziali e che ha firmato quindi i principali provvedimenti amministrativi, in assenza sembra di competenze specifiche. In questo ruolo avrebbe avuto accanto, per un supporto tecnico, anche figure non investite di mandato ufficiale. La questione bilanci è il primo nodo da affrontare insieme agli stipendi dei dipendenti. Risolvere le varie criticità però potrebbe non essere semplice e soprattutto immediato, neppure con l’azione del commissario; il blocco dei conti corrente, successivo ai pignoramenti, potrebbe infatti fare mancare la liquidità necessaria per pagare le retribuzioni arretrate. L’ultima spettanza corrisposta ai dieci dipendenti è un acconto di 500 euro relativo a gennaio 2019, mentre nei confronti della cooperativa Azione sociale, che supporta con i propri operatori il servizio ai minori, l’Ipab ha un debito di circa 400mila euro. In un clima di totale caos gestionale alcuni dipendenti pur avendone i requisiti non possono accedere alla pensione, con possibile danno erariale per illegittimo mantenimento in servizio. La questione insieme a quella dei contributi non versati è stata affrontata dagli uffici dell’Ispettorato territoriale del lavoro a cui alcune dipendenti si sono rivolte in questi mesi, disperate perché non possono più pagare le bollette ed il mutuo dell’abitazione.

Malgrado le condizioni lavorative, ogni giorno garantiscono regolarmente il servizio all’Ipab di Viale Annunziata che ospita minori in due comunità alloggio: “Albero della vita” e Sofia Idelson. La situazione è stata denunciata alcuni mesi fa dalla Uil Fp con un report inviato tra gli altri alla Procura della Corte dei Conti e all’Anac. Il sindacato evidenzia l’inerzia di tutti gli organi deputati al controllo rammentando che l’Ipab gestisce servizi importantissimi e ha un patrimonio di ben 18 alloggi in Viale Annunziata, locati a privati oltre un immobile in Viale Cadorna che avrebbe dovuto essere destinato a suo tempo a Centro Diurno per anziani oltre i locali ex centro Polifunzionale. Non sono diverse le criticità che ha trovato Francesco Mangano, dell’ispettorato territoriale del lavoro di Messina, nominato commissario in un’altra Ipab, la fondazione Conservatori Riuniti Scandurra. Qui i dipendenti sono due ma non svolgono alcun servizio. Non possono essere retribuiti anche in questo caso perché il giudice ha bloccato il conto corrente dopo la denuncia degli stessi lavoratori.

C’è inoltre un contenzioso in atto con la cooperativa Azione sociale che aveva preso in affitto un immobile di proprietà della Fondazione per destinarlo a centro riabilitativo. Il plesso che si trova a Contesse non è mai stato utilizzato né sono stati mai fatti quei lavori di ristrutturazione concordati i cui costi per 590mila euro dovevano essere detratti dall’affitto. Il debito ammonta a circa 250mila euro per i fitti non pagati, ma la cooperativa vorrebbe chiudere la transazione per 70mila euro. Accordo improponibile, contro gli interessi dell’Istituzione, secondo Mangano che pensa alla fusione con il Collereale, altra Ipab ma questa, con il suo servizio di assistenza agli anziani, in buona salute.

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