Messina, la sanità locale e lo tsunami Coronavirus - QdS

Messina, la sanità locale e lo tsunami Coronavirus

Lina Bruno

Messina, la sanità locale e lo tsunami Coronavirus

sabato 14 Novembre 2020 - 00:01
Messina, la sanità locale e lo tsunami Coronavirus

I numeri in aumento fanno temere per la tenuta di un sistema mai così tanto sotto stress. Politica, sindacati e cittadini fanno i conti con la seconda ondata della pandemia

MESSINA – I numeri in salita di positivi e ricoveri per Covid fanno aumentare timori e polemiche sulla gestione dell’emergenza nella Città dello Stretto, dove si trovano le principali strutture di riferimento dedicate, per tutta la provincia.

L’ospedale di Barcellona, infatti, è stato soltanto parzialmente riattivato come centro Covid mentre non sono servite a molto le pressioni dei sindaci della zona tirrenica e nebroidea, che da tempo chiedono l’attivazione del nosocomio di Mistretta.

Il sistema sta scricchiolando di fronte alla dilagante pandemia e le responsabilità maggiori risiedono nel Governo regionale, che non ha fatto tesoro della prima ondata e ha tergiversato a organizzarsi per contenere la seconda”. Questa la tesi del segretario provinciale della Fp Cgil Antonio Trino. L’esponente sindacale è anche presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche e infermiere al Papardo e vive quindi da operatore le criticità del sistema.

“È mancata – sottolinea – la capacità organizzativa, un’efficiente cabina di regia centrale che potesse prendere le decisioni per tempo. Soltanto oggi assistiamo alla corsa contro il tempo per aprire posti Covid e organizzare terapie intensive. Forse andava tutto previsto in tempo con risorse e strumenti adeguati”.

C’è poi il problema delle risorse umane, ritenute spesso insufficienti. “I proclami – aggiunge Trino – servono a poco perché la situazione è diversa da territorio a territorio, con realtà che si ritrovavano con organici inadeguati già prima della pandemia, figuriamoci adesso. Non si può spremere il personale sanitario oltre, né si può continuare a prenderlo in giro con vaghe ed effimere promesse. All’approssimazione regionale si aggiunge una non perfetta e coordinata organizzazione all’interno delle singole strutture, o almeno in alcune, giusto per non generalizzare. Non abbiamo certezza di risorse aggiuntive assegnate alle aziende senza le quali diventa proibitivo organizzare funzionalmente”.

Per il rappresentante sindacale mancano, a livello provinciale, medici, infermieri, Oss e ausiliari. Non ci sono concorsi e le graduatorie sono scadute, così il sovraccarico di queste settimane viene gestito dallo stesso personale, non sempre preparato nelle nuove procedure.

Intanto, nei giorni scorsi, la capacità di risposta del Policlinico universitario all’avanzata del Coronavirus, è stata messa in dubbio da Pietro Navarra, parlamentare nazionale del Pd ed ex rettore dell’Università di Messina. Nel suo intervento il deputato ha parlato di incapacità di predisporre posti letto e terapie intensive dedicate al Covid e di malati non Covid, oncologici e cardiopatici, che non avrebbero un’adeguata assistenza. Navarra ha attaccato in particolare l’operato del suo successore, Salvatore Cuzzocrea, che non ha tardato a replicare definendo le valutazioni dell’esponete Pd strumentali e inaccettabili.

“Proprio per garantire le attività chirurgiche – ha detto l’attuale rettore – al Policlinico è stata aperta la Tipo al padiglione F e la Rianimazione al padiglione H, che ha messo a disposizione posti di rianimazione per pazienti non Covid. Il Policlinico garantisce 86 posti di degenza ordinaria per pazienti Covid, ed è pronto ad arrivare sino a 38 posti di rianimazione”.

Un chiarimento è arrivato anche dalla direzione aziendale del Policlinico: “La nostra azienda aveva già accolto la richiesta degli organi regionali, incrementando i posti di terapia intensiva Covid sino a 24. In atto nel padiglione C ci sono dei lavori di ampliamento dei posti di terapia intensiva, da 12 a 16 e i pazienti Covid sono stati trasferiti al padiglione E, riservando ai pazienti no Covid posti di terapia intensiva in altre aree. La strategia scelta dalle istituzioni regionali prevede l’attivazione dei vari posti letto secondo uno schema modulare: nel momento in cui ci si avvicina alla saturazione di una prima dotazione, le aziende passano allo step successivo. La programmazione regionale per step incrementali, consentirà a tutte le Aziende di assicurare sia l’assistenza ai pazienti Covid sia tutte le altre prestazioni sanitarie no Covid”.

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