Settanta milioni di euro. Tanti ne prevede la realizzazione del Piano strade per il Comune di Messina. Un progetto atteso da decenni per la sua portata economica e l’impatto che potrebbe avere nel ripristino e miglioramento infrastrutturale delle principali arterie cittadine. Un annuncio, quello dell’allora sindaco Federico Basile, ormai risalente al maggio del 2025.
Da quel momento, la situazione delle strade urbane di Messina è letteralmente precipitata, tra dossi, segnalazioni di fondo sconnesso e pericoli in ogni dove per chi percorre la città da sud a nord. E, ca va sans dire, per la gioia di gommisti e meccanici locali, che continuano a fare affari d’oro. Ma cosa prevedeva il piano del Comune? E perché non è ancora stato realizzato?
Messina, il piano strade che non parte: tra annunci, buche e cantieri che non si vedono
Quando piove, a Messina il problema non si cristallizza più soltanto sul traffico in tilt o sull’acqua che sui marciapiedi prende il posto dei pedoni. Quando piove, a Messina il problema reale emerge da un asfalto fradicio che, goccia dopo goccia, continua a sgretolarsi in ogni zona della città. Buche che si riaprono, rattoppi malmessi che cedono – come quelli presenti a Contrada Citola, sull’Annunziata alta, mai risolti dai tecnici comunali alternatisi per la riparazione – tratti di carreggiata che diventano improvvisamente impraticabili.
Il maltempo in riva allo Stretto ha reso evidente una fragilità che i cittadini conoscono da tempo: la rete viaria urbana, composta da circa 900 chilometri di strade, continua a mostrare segni di degrado diffuso, nonostante annunci, programmi e finanziamenti. Il risultato è una città dove guidare può trasformarsi in un percorso a ostacoli. Riders, motociclisti e automobilisti segnalano quotidianamente nuove criticità, mentre le municipalità raccolgono segnalazioni che aumentano di giorno in giorno. Il quadro che emerge è quello di un piano strade annunciato come una svolta strutturale, ma che sul territorio fatica a trasformarsi in interventi concreti.
Una città con migliaia di criticità sulla rete viaria
Messina conta circa 1.800 strade distribuite tra il centro urbano e i numerosi villaggi che caratterizzano il territorio comunale. Si tratta di una rete estremamente articolata, che secondo le stime dell’amministrazione, come spiegato dal vicesindaco dimissionario Salvatore Mondello, “supera i 940 chilometri complessivi di viabilità”. Una dimensione che rende la manutenzione complessa e costosa, ma che allo stesso tempo impone una programmazione costante per garantire sicurezza e funzionalità.
In questo contesto, le segnalazioni di dissesti sono numerose. Le buche presenti sulle carreggiate cittadine vengono stimate in oltre 10mila, distribuite tra il centro e le periferie. Alcune sono piccole irregolarità del manto stradale, altre invece diventano vere e proprie cavità che rendono difficoltoso il passaggio dei veicoli. Nei punti in cui le buche si combinano con altri elementi infrastrutturali, come nel caso dei binari del tram tra gli incroci Annunziata – viale della Libertà, via La Farina – Piazza della Repubblica, via Tommaso Cannizzaro – piazza Cairoli, la situazione può diventare particolarmente pericolosa.
Pioggia e rattoppi: il problema degli interventi tampone
Negli ultimi mesi il Comune ha effettuato diversi interventi di manutenzione localizzata per chiudere le buche più profonde e ridurre i rischi immediati. Si tratta di operazioni che tecnicamente rientrano nella manutenzione ordinaria e che consistono nella chiusura dei dissesti con conglomerato bituminoso. La manutenzione stradale per conto del Comune di Messina è affidata principalmente ad AMAM spa, società partecipata che si occupa di acqua pubblica ma che si è ritrovata a gestire gli interventi ordinari e di pronto intervento su strade, buche e marciapiedi, in base a una convenzione stipulata il 21 marzo 2024 ed entrata in vigore il 7 ottobre dello stesso anno.
Questi interventi, però, non sempre resistono nel tempo, per usare un eufemismo. Le piogge intense e il passaggio continuo dei veicoli tendono infatti a deteriorare rapidamente il materiale utilizzato per i rattoppi tampone e con i quali i messinesi hanno imparato a convivere da anni. Quando la struttura della strada è già compromessa, la semplice chiusura della buca non risolve il problema alla radice, con il beneplacito della dimissionaria amministrazione comunale. È proprio questo il nodo che molti cittadini evidenziano, postando quotidianamente sui social i rischi che sono costretti a correre tra le principali arterie cittadine e, soprattutto, la zona della circonvallazione e della Panoramica dello Stretto.
In diversi quartieri della città, le buche riappaiono dopo poche settimane se non dopo pochi giorni, proprio come nel caso di Contrada Citola, dando l’impressione di un lavoro destinato a ripetersi ciclicamente senza portare a un miglioramento duraturo. E con il rischio evidente di un poco proficuo esborso pubblico.
Dal centro alle periferie: una rete collinare fragile
Il degrado del manto stradale non riguarda soltanto il centro urbano. Spostandosi verso i villaggi collinari o lungo le arterie che collegano la città alle zone periferiche, emergono criticità analoghe. Un caso emblematico riguarda la strada che congiunge le Masse con Castanea e dunque la città peloritana. Un collegamento importante per l’area nord della città. In questo tratto la competenza sulla manutenzione è condivisa tra Comune e Città Metropolitana. Ma proprio durante questo inverno, oltre alla consueta caduta di massi con i quali gli abitanti locali sono ormai tristemente abituati a fare i conti, la strada sulla Sp45 ha ceduto per ben due volte a distanza di poche settimane.
Qui si sono create delle vere e proprie voragini nel manto stradale che hanno costretto i tecnici della Città Metropolitana alla realizzazione di bypass – si spera momentanei – per continuare a percorrere l’arteria in attesa che i lavori per la messa in sicurezza generale possano essere prima quantificati, poi appaltati e infine eseguiti. In una di queste voragini è finito un uomo – che ha poi riportato la frattura del femore – salvato dai vigili del Fuoco dopo che la sua auto era stata inghiottita dalla frana. Il comitato civico guidato da Francesco Berenato e nato per seguire la questione, ha chiesto interventi immediati per la messa in sicurezza del territorio, invitando anche gli allora amministratori locali a partecipare all’incontro svoltosi lo scorso 17 gennaio presso i locali dell’ex scuola elementare di Massa Santa Lucia.
Non si è presentato nessuno, a parte i politici dell’opposizione, con quello che sarebbe stato il futuro candidato sindaco del centrodestra Marcello Scurria e il deputato regionale del Partito Democratico, Calogero Leanza. Poi, qualche consigliere comunale allora in carica. Di Basile e compagni, neppure l’ombra.
Le municipalità sommerse dalle segnalazioni
Le sei municipalità in cui è divisa Messina rappresentano il primo punto di contatto tra i cittadini e l’amministrazione comunale. È qui che arrivano le segnalazioni di buche, dissesti e problemi legati alla viabilità. In molte zone della città le segnalazioni riguardano non soltanto le buche, ma anche l’usura dei marciapiedi e la presenza di tratti stradali deformati dal passaggio dei mezzi pesanti. Tra le aree più segnalate figurano via San Jachiddu e il viale Annunziata, due arterie importanti per la mobilità urbana, con quest’ultima soggetta e letteralmente sventrata anche per via dei lavori eseguiti e ancora in attesa di ripristino da parte di Terna. Secondo la dimissionaria amministrazione comunale, gli interventi sul viale Annunziata si sarebbero dovuti concludere entro la scorsa estate. Al marzo 2026, non sono ancora neppure cominciati.
Questo perché una parte degli interventi previsti sull’Annunziata è collegata ai lavori per il passaggio di cavi interrati gestiti da Terna. Secondo il Comune, sarebbe questa la ragione che ha rallentato le operazioni di manutenzione e lasciato il manto stradale sempre più sconnesso.
Il piano da 70 milioni annunciato a Palazzo Zanca
Di fronte a questo quadro, nel maggio scorso l’allora amministrazione Basile ha presentato un progetto ambizioso per la riqualificazione della rete viaria. Il piano strade illustrato a Palazzo Zanca dal sindaco Federico Basile, insieme al vicesindaco Salvatore Mondello e agli altri rappresentanti dell’amministrazione, prevedeva un investimento complessivo di circa 70 milioni di euro.
L’obiettivo dichiarato: superare la logica degli interventi isolati e avviare una strategia di rigenerazione complessiva delle strade cittadine. Secondo quanto spiegato durante la presentazione, la differenza tra manutenzione ordinaria e interventi strutturali sarebbe alla base della nuova impostazione: basta lavori tampone, sì alla programmazione l’estrema sintesi delle dichiarazioni. Il piano presentato dal Comune puntava a una riqualificazione completa delle strade, con rifacimento del manto e sistemazione delle pertinenze come marciapiedi e cordoli.
Gli investimenti già realizzati negli ultimi anni
Secondo i dati forniti dall’amministrazione, dal 2019 al 2025 sono stati investiti oltre 11,5 milioni di euro per il rifacimento del manto stradale in diverse zone della città. La spesa è cresciuta progressivamente nel tempo, con un incremento significativo a partire dal 2022. Nel 2023, in particolare, gli interventi sul manto stradale hanno raggiunto un valore superiore ai cinque milioni di euro.
Questi lavori hanno interessato diverse arterie urbane e rappresentano, secondo il Comune, il primo passo di una strategia più ampia di cui però si fatica a vedere francamente la luce in fondo al tunnel. Se proprio di tunnel vogliamo parlare, non è difficile pensare a quello di San Jachiddu, che collega due zone trafficatissime della città come il viale Annunziata e il viale Giostra. Chiuso a intermittenza durante il giorno per interventi spot (come avvenuto dal 2 allo scorso 6 marzo, n.d.r.), sul Quotidiano di Sicilia ce ne siamo occupati a più riprese per la centralità rivestita nella mobilità cittadina e per la connessione con gli immancabili svincoli di Giostra – Annunziata, per i quali si attende ancora il completamento a distanza di circa 30 anni dall’inizio dei lavori.
Da quel momento, un costante rimpallo di responsabilità, aggiornamenti normativi, incartamenti che passano dagli uffici del genio civile a quelli palermitani delle Opere Pubbliche. Il risultato resta sempre lo stesso: l’ennesima incompiuta per la città dello Stretto, che negli anni sembra quasi ormai essersi rassegnata a un desolante leitmotiv. A tal proposito, proprio ai nostri microfoni, l’amministrazione Basile per bocca del vicesindaco Mondello aveva confermato che i lavori sarebbero stati completati verosimilmente entro il 2025: al marzo 2026, non sono ancora mai neppure partiti. La responsabilità è anche del Comune, che ha lasciato che il Provveditorato regionale alle opere pubbliche avocasse a sé il completamento dell’opera senza neppure battere ciglio e proprio in concomitanza con la liaison politica (durata poco, ndr) tra Cateno De Luca e Renato Schifani.
Proprio il Provveditorato ha pubblicato lo scorso febbraio l’appalto integrato per l’affidamento della progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori per un finanziamento complessivo da 4 milioni e 200mila euro provenienti da fondi del ministero della Infrastrutture. L’aggiudicazione della gara avverrà tramite procedura telematica aperta. Timeline per la presentazione delle offerte già scaduta: era l’11 marzo. Possibile fine lavori: non prima di giugno 2027, sperando di non prendere esempio dal caso del porto di Tremestieri. Tornando agli interventi realizzati, la Città Metropolitana ha destinato oltre 12 milioni di euro tra il 2021 e il 2025 per la manutenzione delle strade e dei viadotti di propria competenza. Gli interventi hanno riguardato soprattutto la sicurezza infrastrutturale delle arterie che collegano Messina ai centri limitrofi.
Il programma di rigenerazione urbana
Il cuore del nuovo piano strade riguarda un programma triennale di interventi che dovrebbe partire nei prossimi anni. Il progetto prevede il rifacimento della pavimentazione di oltre 75 chilometri di strade e la riqualificazione di quasi 50 mila metri quadrati di marciapiedi.
Gli interventi sono stati suddivisi in otto aree operative e dovrebbero essere realizzati con un investimento complessivo di oltre 33 milioni di euro. Il costo medio previsto per ciascuna area supera i quattro milioni. Oltre alla pavimentazione, il piano include lavori di sistemazione dei marciapiedi e delle pertinenze stradali per migliorare l’accessibilità e la sicurezza dei pedoni.
I villaggi e le opere legate al ponte
Una parte significativa delle risorse previste dal piano riguarda i villaggi collinari e costieri che fanno parte del territorio comunale. Per queste aree è previsto un investimento di circa sei milioni di euro destinato alla sistemazione delle strade locali.
A questi interventi si aggiungono le opere compensative legate al progetto del ponte sullo Stretto. Secondo la programmazione illustrata dal Comune, circa 37 milioni di euro dovrebbero essere destinati alla riqualificazione della viabilità cittadina nell’ambito delle misure di compensazione. Ulteriori risorse dovrebbero arrivare dalla Regione attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione, uno strumento utilizzato per finanziare interventi di rigenerazione urbana nelle principali città metropolitane.
Il nodo dei finanziamenti che tardano ad arrivare
Nonostante la presentazione del piano, una parte significativa delle risorse previste non è ancora disponibile. Tra i fondi attesi figurano circa 17 milioni di euro di finanziamenti regionali e 37 milioni collegati alle opere compensative del ponte. Il ritardo nell’arrivo di queste risorse ha rallentato l’avvio dei cantieri, ma ha reso poco giustificabile il mancato completamento di quelli invece già avviati in molteplici aree della città, come nel caso del viale Europa, interessato dall’ennesima realizzazione di parcheggi di interscambio cittadini.
Tra i finanziamenti già disponibili ci sono poi i sei milioni di euro ottenuti tramite la Cassa Depositi e Prestiti. A questi si aggiungono circa seicentomila euro stanziati recentemente dalla giunta comunale per interventi nella zona sud della città. Troppo pochi per far fronte al disastro delle strade messinesi.
Secondo quanto dichiarato dall’amministrazione dimissionaria, gli uffici comunali hanno completato una fase di ricognizione insieme alle municipalità per individuare le strade che necessitano di interventi prioritari. Questa fase avrebbe permesso di definire l’elenco delle opere da inserire nei bandi di gara, ma di cantieri qui neppure l’ombra. E le dimissioni politiche di Federico Basile non hanno certo fatto bene alla messa a terra dei progetti.
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