Messina, sfide sociali e occupazionali superando l’assistenzialismo - QdS

Messina, sfide sociali e occupazionali superando l’assistenzialismo

Lina Bruno

Messina, sfide sociali e occupazionali superando l’assistenzialismo

sabato 19 Febbraio 2022 - 09:41

Nino Alibrandi è stato confermato come segretario provinciale della Cisl per altri quattro anni. Chiara la sua visione: “Servono opportunità lavorative per superare il Reddito di cittadinanza”

MESSINA – La Ram e la sua continuità produttiva a Milazzo in sicurezza è stata la prima questione, in agenda all’indomani della sua rielezione, a conclusione del XIX congresso territoriale. Al ministero dello Sviluppo economico, insieme ai colleghi di Cgil e Uil, Nino Alibrandi, alla guida della Cisl di Messina per altri quattro anni, ha avuto qualche rassicurazione sul futuro dei lavoratori dell’hinterland tirrenico, mentre partirà un nuovo monitoraggio sulle emissioni.

“L’attenzione resta alta – dice – continueremo a lavorare sul territorio con tutte le parti coinvolte, anche perché il decreto con i vincoli è ancora in vigore”.

Il lavoro da salvaguardare e quello da creare per superare le povertà, le tutele, la transizione energetica, l’attenzione alle periferie, la partecipazione alle scelte. Sono tutti temi pressanti che hanno bisogno di contenuti che ridisegnino le strategie future. Dai lavori congressuali Alibrandi ha lanciato la sfida di un Patto sociale che porti a una visione comune di sviluppo della città. “Bisogna mettere in moto – afferma – un meccanismo per la condivisione di un progetto, un Patto sociale è l’unica strada percorribile. Abbiamo bisogno di coesione, non di individualismi. Ho colto molti segnali positivi, dall’Adsp a Confindustria, dalla Camera di Commercio alle deputazioni nazionale e regionale e sicuramente anche da Cgil e Uil. Siamo convinti che con tutti i portatori di interessi più importanti del territorio si riuscirà a costruire un progetto trovando un punto d’incontro sugli obiettivi”.

E sulle amministrative ormai prossime afferma: “Valuteremo i programmi dei candidati, i progetti che presenteranno e la loro fattibilità, non l’appartenenza politica. In campagna elettorale si promette qualsiasi cosa, bisogna poi vedere cos’è realizzabile. Si deve lavorare sulla visione strategica della città per i prossimi trent’anni, capire cosa veramente serve per rendere il territorio appetibile, non volgiamo altre incompiute. Gli imprenditori per venire sul territorio e investire hanno bisogno di condizioni favorevoli, devono trovarlo vantaggioso. Per combattere la povertà e rendere veramente libere le persone si devono creare opportunità lavorative, non si può dare all’infinito il Reddito di cittadinanza”.

Altra questione su cui Alibrandi insiste – e lo ha fatto fin dall’inizio del suo impegno alla guida della Cisl messinese – è quello delle periferie e della necessità che il sindacato sia presente nei luoghi dove c’è più fragilità. “Nelle periferie – conferma – bisogna andare. Non basta parlarne e noi ci siamo andati. Lì secondo noi esistono ancora valori importanti, possono diventare strumento di riscatto. Abbiamo aperto una sede in via Palermo alta, tra Ritiro e Giostra, per strutturare un punto sociale di prossimità. Ci mettiamo a disposizione della comunità della zona, ma soprattutto lavoriamo in sinergia con la Chiesa del quartiere che ha un termometro molto realistico dei bisogni. Il Covid ha aperto scenari di povertà nuovi che spesso non riescono a trovare risposte, sono persone comuni che hanno paura di chiedere aiuto si sentono umiliati a dovere rappresentare la propria condizione. Siamo anche a Contesse, piazza Castronovo, Santa Margherita e in qualche altro punto lavoreremo con le parrocchie e la Caritas. Stiamo cercando di fare rete con Libera e Addio Pizzo, anche perché le nostre sedi sono presidi di legalità. I nostri operatori, tutti regolarizzati, hanno garantito nel periodo più difficile la loro presenza per dare servizi alla comunità con correttezza, non speculiamo sulle pratiche”.

“Siamo radicati sul territorio provinciale – conclude – dove abbiamo una quarantina di sedi e oltre 42 mila associati. Bisogna lavorare per creare progettualità sociale anche con le parrocchie, applicando il criterio di Don Milani. Aiutiamo i ragazzi che hanno difficoltà per andare avanti, la periferia deve essere vista così: progettazione sociale e opportunità per i giovani. Secondo me nelle zone degradate c’è anche un patrimonio storico abbandonato che può essere messo a sistema e creare opportunità di lavoro. Si cominciano a vedere cose positive”.

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