Migliora il partenariato tra pubblico e privato, ma la burocrazia ci mette sempre lo zampino - QdS

Migliora il partenariato tra pubblico e privato, ma la burocrazia ci mette sempre lo zampino

Paola Giordano

Migliora il partenariato tra pubblico e privato, ma la burocrazia ci mette sempre lo zampino

sabato 11 Gennaio 2020 - 00:00
Migliora il partenariato tra pubblico e privato, ma la burocrazia ci mette sempre lo zampino

Secondo l'Istituto per la finanza e l’economia locale la Sicilia migliora le proprie performance, ma la metà dei progetti messi in cantiere è rimasta bloccata. Anche sul fronte delle aggiudicazioni gli Enti locali isolani non brillano

PALERMO – Superare l’immobilismo regnante nel settore delle opere pubbliche isolane si può. Basta trovare la strada giusta. E percorrerla sino alla destinazione. I Comuni siciliani sembrano finalmente aver preso coscienza delle potenzialità – e delle opportunità – che il partenariato con il settore privato offre su svariati fronti: dall’impiantistica sportiva al settore energetico, dalla riqualificazione urbana al verde pubblico l’alleanza pubblico-privato decolla anche in Sicilia.

A confermarlo è la terza edizione del report “La dimensione comunale del Partenariato pubblico privato”, realizzato dall’Ifel sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale del Partenariato pubblico privato. Per i diciassette anni che vanno dal 2002 al 2018 sono stati all’incirca otto su dieci i Comuni siciliani a essere coinvolti almeno una volta come committenti di bandi di partenariato pubblico-privato.

La bella notizia è dunque che anche nell’Isola gli Enti locali hanno iniziato ad attingere a questa particolare tipologia di accordo, alleandosi con il privato per dare risposte – e servizi – ai cittadini. Le brutte notizie, invece, sono due: la prima è che seppure la Sicilia registri un risultato superiore alla media nazionale – che si ferma invece al 70 per cento – le prime della classe sono ancora lontane: Toscana e Puglia dominano indisturbate con il loro 93 percento, seguite dall’Emilia-Romagna (85 per cento) e dall’Umbria (84 per cento). Medaglia di legno invece per Veneto e Campania che staccano l’Isola di soli due punti percentuali (81 per cento le prime contro il 79 per cento della seconda). La seconda è che i progetti iniziano sì ma non vengono portati a termine. Come evidenziato nel report, “nel Mezzogiorno oltre la metà del valore dei procedimenti attivati riguarda procedimenti interrotti, contro il 29% del Nord e il 32% del Centro”. Su tale risultato pesano “le difficoltà legate alla privatizzazione del servizio idrico integrato in Sicilia negli anni tra il 2003 e il 2006. Infatti – proseguono gli esperti – se si considerano i dati dell’ultimo quinquennio, relativamente al numero di procedimenti interrotti, è confermato l’allineamento del dato territoriale con quello medio nazionale”. Quello del partenariato pubblico-privato nell’Isola è dunque un mercato potenzialmente importante dove però ancora i meccanismi non sono ben oleati.

Di tutti i bandi che dal 2002 al 2018 hanno avuto come committente un Ente locale, solo il 5 per cento porta il nome di un Comune siciliano. Una percentuale quasi quattro volte inferiore a quella della Lombardia, le cui Amministrazioni comunali vantano il 18 per cento dei bandi di gara pubblicati e addirittura il 24 per cento degli importi complessivi dei bandi messi in gara quasi un quarto del totale nazionale, dunque. E cinque volte più di quanto registrato dai Comuni siciliani.

Anche sul fronte delle aggiudicazioni gli Enti locali isolani non brillano: nei diciassette anni presi in esame dal report dell’Ifel il 27 per cento degli importi dei bandi di partenariato pubblico privato aggiudicati fa capo ai Comuni della Lombardia; seguono i Comuni del Lazio, con l’11 per cento del valore dei bandi aggiudicati, della Campania con il 10 per cento, dell’Emilia-Romagna e Veneto (8 per cento), Puglia e Piemonte (6 per cento) e solo dopo appare la Sicilia con il 5 per cento (a pari merito con la Toscana). Tra le prime dieci aggiudicazioni di maggiore importo, dopo i cosiddetti big deal (contratti pubblici di importo superiore ai 500 milioni di euro), porta la firma di un Ente locale dell’Isola solo la gara aggiudicata nel Comune di Lipari nel 2006 per la realizzazione di una rete portuale. Sul piano del numero di aggiudicazioni l’Isola porta a casa una percentuale ancora più bassa (il 3 per cento), lontana anni luce dal 20 per cento della Lombardia, dall’11 per cento dell’Emilia-Romagna e dal 9 per cento di Campania e Veneto.

Se dunque le iniziative di partenariato pubblico privato sono ormai entrate nella “cassetta degli attrezzi” delle amministrazioni locali dell’Isola, l’intesa tra i due settori può e deve ancora essere migliorata.

Focus normativo

Con il termine partenariato si intende un accordo tra due o più parti al fine di raggiungere un obiettivo comune. La definizione Partenariato pubblico privato fa dunque riferimento a quelle forme di cooperazione – a lungo termine – tra settore pubblico e comparto privato finalizzate alla realizzazione di compiti pubblici. Vale a dire, in sostanza, una vasta gamma di modelli di cooperazione tra il settore pubblico e quello privato che può riguardare costruzione, rinnovamento o manutenzione di un’infrastruttura come forniture di servizi. Il ricorso al Ppp, attraverso le diverse metodologie attuative, può quindi essere previsto in tutti i casi in cui una pubblica amministrazione intenda affidare, a un operatore privato, l’attuazione di un progetto per la realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità e per la gestione dei relativi servizi nell’ambito di una cooperazione di lungo termine.

Il primo tassello normativo nella disciplina degli istituti di partenariato pubblico privato fu la cosiddetta Legge Merloni (L. 109/1994), la quale prevedeva la possibilità che un soggetto privato (il promotore) potesse promuovere la realizzazione di un’opera pubblica in regime di concessione, potendo esso stesso diventare aggiudicatario della concessione attraverso un procedimento che consta di tre fasi: presentazione della proposta del promotore; valutazione della stessa da parte della pubblica amministrazione; e indizione della gara.

Nel corso degli anni, tante sono state le disposizioni varate per incentivare il ricorso al partenariato pubblico privato: una di esse è la Legge Merloni quater (L. 166/2002), che ha riconosciuto il diritto di prelazione a favore del promotore, ma anche il cosiddetto Decreto Sviluppo (Dl 70/2011, convertito nella L. 106/2011), che ha invece introdotto un’altra innovazione: vale a dire il fatto che i soggetti privati possano presentare proposte per la realizzazione in concessione di lavori pubblici di opere non presenti negli strumenti di programmazione dell’amministrazione.

Proprio al fine di favorire la realizzazione di nuove infrastrutture, la Legge di stabilità 2012 ha previsto possibilità di sostituire parzialmente o integralmente il contributo pubblico con defiscalizzazione (IRES, IRAP e IVA). E, ancora, il d.l. 69 del 2013 “Decreto del fare” ha recepito la possibilità di indire una consultazione preliminare con gli offerenti in sede di procedura ristretta per verificare criticità rispetto alla finanziabilità del progetto, la possibilità di richiedere in sede di offerta una manifestazione di interesse a finanziare l’operazione da parte di enti finanziatori e la risoluzione del contratto di concessione in caso di mancato reperimento dei finanziamenti entro un congruo termine.

Al di là dell’impegno – più o meno costante – dei diversi governi che si sono susseguiti negli ultimi anni in materia di partenariato pubblico privato, il grande problema è che si assiste a continui ritardi nell’adozione della regolamentazione già prevista. Basti pensare al provvedimento afferente le procedure e schemi-tipo per la redazione e la pubblicazione del programma triennale dei lavori pubblici, di cui a distanza di oltre tre anni dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 50/2016 si attende ancora il Decreto.

Insomma, questo tipo di accordo potrebbe essere un efficace strumento per il miglioramento e il mantenimento delle infrastrutture e dei servizi sul nostro territorio. Il condizionale è d’obbligo però perché i numeri parlano fin troppo chiaro: nell’Isola i meccanismi che regolano il partenariato pubblico privato devono ancora essere ben rodati.

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